“Quello che non c’è” Mariusz Szczygieł Nottetempo Editore

 

“Tra un istante uscirò dall’ombra degli ippocastani

E del canto degli uccelli

M’incamminerò

Giù fino alla curva

Da dove mi scorgerò

All’ombra degli ippocastani guardare

Me stessa che avanza con un cappello in testa

Lungo l’asfalto nero da dove

Appena girata la curva

Mi vedo scomparire per sempre

Alla vista”

Proiettare l’assenza di qualcosa o qualcuno sul telo bianco e creare dei segni indelebili.

Fermare l’attimo in cui la scomparsa non è più oggettiva ma soggettiva.

Ci appartiene e ci dilania.

In questo processo di riappropriazione anche dolorosa si ha una catarsi che avviene attraverso la memoria.

Credo sia questo il senso profondo di “Quello che non c’è”, pubblicato da Nottetempo Edizioni e tradotto da Marzena Borejczuk.

Il sottotitolo “Quindici storie vere” è provocatorio ed invita il lettore a discernere tra ciò che è reale e ciò che è artefatto.

Fluido, discorsivo il testo rappresenta tempi differenti quasi a voler ricordare che la scansione degli orologi può essere alterata.

Non un’invenzione letteraria ma la necessità di raccontare il presente nella sua esasperante follia.

La mancanza di libertà in paesi a regime comunista viene registrata con lucida implacabilità e con altrettanta leggerezza.

“Ciò che appartiene al passato non è accessibile che attraverso una rielaborazione doppia, quella in cui la nostra mente l’aveva sottoposto all’epoca e quella di adesso.”

Il passato non esiste che sotto questa forma.”

Mariusz Szczygieł mostra “la trasformazione che la mente opera sulla realtà.”

Attraverso aneddoti, simbologie, ipotetici voli pindarici scrive un testo filosofico che si apre alla modernità senza ambigui giri di parole.

Se alcune scene possono sembrare surreali è perché non siamo educati a guardare la purezza del sogno e dell’immaginario, che sono in noi.

“La nostra attività fissa preferita – che, a ben pensarci – riguarda il fondamento stesso dell’esistenza umana -, quella di scacciare il pensiero del non c’è.”

Una teoria interessante che mette in discussione la nostra idea di possesso.

Divertente, fantasioso viaggio fisico e metafisico dove i luoghi non circoscrivono solo cartografie esistenti.