“Queste montagne bruciano” David Joy Jimenez Editore

 

“Chiudendo gli occhi, fece un lungo respiro finché il petto non potè più ricevere aria, e cercò di immaginare dove potesse essere il ragazzo.

Il rumore della pioggia morì sul tetto e quel silenzio gli svuotò la mente.

Ne era caduta appena a sufficienza per lavare via la polvere del mondo.

Non riusciva a ricordare l’ultima volta che una preghiera era stata esaudita.”

Raymond Mathis ha la sua morale e conosce le regole della sua terra.

Sa quali confini bisogna evitare per non avere guai.

I suoi principi traballano quando deve proteggere il figlio, vittima della droga.

“Nel cuore del ragazzo non c’era la ricerca di un perdono.

Nella sua mente non c’era spazio per un cambiamento.”

Una scrittura tagliente che non assottiglia gli angoli.

Mostra la realtà in tutta la sua tragica espressione.

Il volto deformato di una gioventù che ha perso l’orientamento e vaga nei territori dello stordimento e dell’obnumilamento.

“Queste montagne bruciano”, pubblicato da Jimenez Editore e tradotto da Gianluca Testani, racconta un’America dai colori aspri, accesi, incandescenti.

È la terra dove divampano gli incendi, dove non c’è pace.

In questo territorio di tutti e di nessuno accanto a Raymond due personaggi animano la trama.

Impareremo a conoscerli mentre si raccontano capitolo dopo capitolo.

Tre anime che non hanno più niente da perdere e forse per questo accettano la sfida.

Danny e la ricerca spasmodica di una dose per riempire un vuoto che lo distrugge lentamente.

Ron, uomo di legge, pronto a giocarsi ogni carta per ripulire la sua comunità da una banda di spacciatori.

Intrigante come un western, emozionante come un’avventura senza tempo, commovente e umana, la storia, scarna di fronzoli, gioca molto sulla psicologia dei personaggi.

Pensieri lineari che uniti costruiscono una rete di condivisione.

Si muovono come “esausti marinai intenti a farsi strada nel buio tra le stelle.”

“Lo stupore nasce dell’incapacità di comprendere ciò che i sensi percepiscono.”

Non sempre le strade che percorriamo sono comprensibili, ci sono traiettorie che ci sfuggono.

Importante è capire i meccanismi del Male, dare volti e nomi e a contempo cogliere “i frammenti di ciò che eravamo, di ciò che siamo e di ciò che sempre saremo.”

E non è poco.

Un invito a ricominciare da zero quando è impossibile costruire sulla sabbia.