“Questo mondo non ci appartiene” Natalia García Freire SUR

 

“La nostra casa mi aspetta come una serie di sogni in cui non smetto mai di cadere.

Sono tornato perché ero attratto da lei, da questa casa, con i suoi muri gialli e la sua terra incrostata.”

Torna Lucas alla casa d’infanzia e in un lungo, commovente monologo prova a confidarsi con il padre.

Figura amata e odiata, incomprensibile ed enigmatica.

I ricordi del bambino sono lucidi, tragici e scheggiati da un profondo dolore.

Riemerge ogni dettaglio che ha travolto l’esistenza della madre.

Lei, meravigliosa creatura, metafora della Natura in rigoglio, costretta a vivere reclusa,  ad abbandonare la cura del giardino, fonte di infinita pace.

Cosa è successo?

Chi sono i due loschi personaggi che da ospiti diventano padroni?

Sono il Male che si insinua travestito da una falsa religione, la violenza dell’istinto che mortifica la ragione.

“Questo mondo non ci appartiene”, pubblicato da SUR e tradotto da Lara Dalla Vecchia, è  trascendenza del Creato, urlo sommesso di chi vuole ripristinare l’equilibrio tra l’uomo e il mondo animale.

Lotta ad una spiritualità che affossa il progresso e distrugge la coscienza critica, invito a guardarsi intorno con spirito rinnovato.

Bestialità da sconfiggere attraverso la parola che è luce e saggezza.

Redenzione dal buio secolare dell’ignoranza, ricerca del colore e del suono, armonia che nasce dalla consapevolezza.

Nelle infinite simbologie che fioriscono nel testo ognuno può trovare i sogni e le illusioni, il coraggio e la determinazione di cambiare il corso della Storia.

L’esordio narrativo di Natalia García Freire è sorprendente sia nell’intreccio che sa modulare passato e presente sia nella scrittura che sembra una favola antica.

“Io mi riempio il cervello con un’infinità di parole al secondo, fino a schiantarmi contro tutte le masse dell’universo.”

L’Io ritrova i luoghi dell’anima, si libera della rabbia che lo ha fatto crescere in fretta, compone il suo canto d’amore.

Non c’è spazio per le ombre che ostacolano il cammino, è tempo di riprendersi le speranze.

Il vento di rivolta del popolo equadoregno si percepisce come una delle tante tracce interpretative.

La casa “cella, torre, barca, tunnel” è la propria terra, è origine dalla quale devono nascere nuove forme di condivisione.

Un mondo che offre spazio al fiore e all’insetto,  all’albero e all’acqua.

Forte è la valenza libertaria che finalmente vede le donne libere di esistere.

Una speranza?

Molto di più, nella denuncia al patriarcato maschile c’è la ribellione di chi attraverso il romanzo ha saputo raccontare un’ipotesi di cambiamento.

Da leggere distesi su un prato mentre il sole gioca a nascondino ricordando che la luce è da raggiungere anche a costo di perdere quella parte di noi che vuole rallentarci.

Complimenti all’autrice,  fiduciosi attendiamo la prossima prova letteraria.