“Racconti del Giappone” curato da Antonietta Pastore Einaudi Editore

 

“A posare sul Giappone uno sguardo privo di preconcetti, per poi offrirci il racconto della loro esperienza personale, sono stati gli scrittori occidentali che nell’arcipelago hanno vissuto, o anche soltanto viaggiato.

Ognuno di loro ha conosciuto il paese in circostanze e per motivi diversi, ma la mia impressione è che si sia sempre trattato di incontri autentici, motivati da quel desiderio di osservare e comprendere che è proprio del viaggiatore – non dalla fretta di vedere e consumare che appartiene al turista.”

L’introduzione di Antonietta Pastore, che ha scelto i testi raccolti in “Racconti del Giappone”, pubblicato da Einaudi Editore, è un saggio meraviglioso che ci guiderà con competenza e passione sulle tracce di una cultura millenaria.

Una lettura critica dell’Oriente sempre più occidentalizzato, la descrizione poetica delle due anime di una terra affascinante e misteriosa, la geografia e la storia, le tradizioni e la bellezza effimera: difficile concentrare in poche parole le pagine di un’autrice e traduttrice alla quale va la nostra gratitudine.

La scelta dei brani è molto articolata e permette al lettore di seguire un proprio itinerario.

Nel giardino delle poenie in compagnia di Nagai Kafū a godere la brezza della sera, pervasi dalla malinconica certezza della caducità dell’esistenza.

Il senso di precarietà  “in un paese in pericolo e in allarme continuo”, è tema ricorrente e mostra una caratterialità resistente e coraggiosa.

La visita in una casa da tè con Ercole Patti e la divertente smitizzazione del ruolo delle geishe, l’esperienza dolorosa di Fosco Maraini, il ricordo della fame patita da Dacia Maraini, i turbamenti di Angela Carter, la magia dei suoni evocati da Goffredo Parise, la cronaca puntuale di Italo Calvino, la poetica del viaggio in Cees Nooteboom: gioielli letterari di inestimabile valore.

La curiose superstizioni, le feste, i rituali, i colori della Natura, le periferie e le città, i fantasmi e gli spiriti, i monumenti storici e le case fatiscenti, i paesaggi evanescenti e la certezza di aver vissuto dentro un sogno grandioso, “imperdonabili eppure innocenti, noi che siamo vivi.”

Abbiamo percepito le “imperscrutabili zone d’ombra”, “il lato segreto delle cose” e degli uomini.

Siamo stati rapiti da uno strano senso di impermanenza, suggestionati e commossi, testimoni attivi di una letteratura che abbraccia ogni branca del sapere.