“Ritmi di veglia” Raffaella D’Elia Exòrma

 

“La vita pratica la circonda come gli ovali dei ricordi, concentrati di niente allo stato puro che lei sfiora e non vede, sfiora e non vede”.

Sentire l’impalpabile presenza del nulla, tornare ad essere grumo di percezioni, rallentare il ritmo impetuoso dei giorni.

Essere e non essere in un alterno girone di suggestioni.

La scrittura di Raffaella D’Elia in “Ritmi di veglia”, pubblicato da Exórma, è un magma incorporeo, una nudità assoluta.

È la parola nei suoi ghirigori poetici, ricerca di quella perfezione stilistica che sa limare, togliere e aggiungere.

Visiva, olfattiva, tattile si estende in un manto protettivo, quel nucleo originario dove tutto è ancora possibile.

“Quando si sveste dei panni di danzatrice Ida si cala nel mondo della vita pratica, e sembra arrivare da un posto remoto.”

Ida, figura che sa esaltare ogni battito del cuore, che osserva smarrita la banalità che la circonda.

Ida, che scendendo nelle profondità del dolore, ne ha assaporato il retrogusto dolce.

Da quel tormento che si fa poetico esce un canto lontano che accomuna in un abbraccio tutti noi.

“Da questo spazio del niente è sempre risalita. Ogni risalita più eccitante, ogni discesa che pare quella ultima.”

Chi ha conosciuto la “distruzione della propria identità”, chi si è confrontato con la perdita del se, chi ha sentito una frattura con l’alterità in questo meraviglioso libro si sentirà finalmente in pace.

Saprà che esistono vie di uscita, proverà l’ebbrezza di una condivisione, imparerà ad accettare il mondo parallelo come spazio di libertà.