“Rancore” Gianrico Carofiglio Einaudi Editore Stile Libero

 

“Il problema è che tutti noi troviamo difficile ascoltare in modo attivo, cioè senza intervenire ma lasciando percepire che stiamo ascoltando.

Immagino dipenda dall’insicurezza, e dalla prepotenza dell’ego.”

In poche righe Gianrico Carofiglio traccia la poetica filosofica dell’esistere.

Lineare come sempre ha una profondità interpretativa della realtà sottile e carica di sfumature che sublimano, mostrandola, la materia.

È il pensiero nella sua complessità che viene dipanato ed espresso con quella chiarezza che lo contraddistingue.

Nei suoi libri c’è la radiografia del nostro tempo, scomposto in minuziose  introspezioni.

Nessuna retorica o fuorviante teoria ma la rappresentazione delle discrepanze tra etica e ragione.

Sarà il lettore a dover scegliere quale strade intraprendere per ritrovare la propria integrità morale.

“Rancore”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, non rientra in nessuna categoria letteraria ma le comprende tutte.

È atto di denuncia dei poteri massonici, noir sfumato, storia di costume.

È viaggio nella coscienza, ricerca di una Verità, riorganizzazione dei propri fantasmi.

Ancora una volta i personaggi si mostrano nella loro interezza e nello sforzo di intercettare la parte più intima del sè si offrono con le loro fragilità.

Fragilità che diventano punti di forza perché portano ad una catarsi.

Penelope, investigatrice per necessità dopo aver dovuto rinunciare alla professione di pubblico ministero.

Primo dei tanti misteri che ci accompagnerà per tutto lo sviluppo narrativo.

Figura interessante, sa individuare i suoi limiti affettivi, il distacco dall’emotività.

Contattata da Marina, convinta che il padre, noto e affermato chirurgo, non sia morto d’infarto.

L’ipotesi è che ad ucciderlo sia stata la seconda moglie, Lisa, molto più giovane, che beneficia dell’eredità.

Tre donne sul palcoscenico di una storia che alterna presente e passato.

Stupisce l’intreccio di una trama fitta ma sempre illuminata da scorci intellettuali.

Già il titolo può essere una traccia ma non bisogna lasciarsi tentare da facili e scontati finali.

Lo scrittore ha guizzi creativi e sa far virare il testo verso territori che difficilmente riusciremo ad individuare.

Fino all’ultima pagina la tensione è forte mentre vengono esplorate le relazioni, i comportamenti, le falle di un sistema che non sa più scegliere tra Bene e Male.

“Se provo a guardarmi dentro mi pare di non vedere nulla.”

Parole forti che suonano come un sottotesto e forse lo sono.

Non il male di vivere, ma qualcosa di più nascosto.

Una condizione che ognuno di noi conosce e siamo grati a Carofiglio perché ci permette di comprenderne il senso.

Una cosa è certa.

Ci sentiremo libere e invincibili.

Succede quando la letteratura sa insegnare ad esplorarsi.