“L’eredità dei padri” Rebecca Wait Edizioni e/o

 

Una piccola isola con pochi abitanti.

Una comunità tranquilla che cerca di sopravvivere senza grandi pretese.

Poi un lampo improvviso e inaspettato.

Una disgrazia inspiegabile.

John Baird uccide moglie e due figli e poi si suicida.

Un gesto traumatico che colpisce la comunità, nessuno ha colto i segnali di quel profondo disagio.

A distanza di anni, Tom, unico sopravvissuto torna, pronto a fare i conti con il passato.

Va a vivere dal fratello del padre, Malcolm, scatenando tensione.

La sua è una presenza scomoda, ricorda quel buio che ognuno vuole dimenticare.

“L’eredità dei padri”, pubblicato da Edizioni e/o e tradotto da Claudia Lionetti, è un gioiello letterario imperdibile.

Eccellente la forma e lo stile, implacabile il ritmo, modulata la voce dei personaggi.

Ha la struttura del noir grazie alla tensione che percorre il testo dall’inizio alla fine.

Sa ricostruire i fatti con lentezza dando al lettore la possibilità di entrare nel vivo della narrazione.

Cosa è scattato nella mente dell’assassino?

In un viaggio a ritroso lo rivediamo adolescente e poi marito e padre.

Tante le crepe che si allargano mostrando una caratterialità disturbata, incapace di confronto, pronto a sottomettere gli altri.

All’apparenza altra è la sua faccia e tutti con superficialità si sono adattati ad accettare questa maschera poco credibile.

Rebecca Wait insiste molto su questo nostro distratto modo di relazionarci con il prossimo.

Mostra quanto sia difficile conoscere veramente l’altro e svela i tanti segreti che sono rimasti sepolti.

Delineata con estrema delicatezza la figura del figlio, tormentato dai rimorsi.

Era solo un bambino e i frammenti di immagini devastanti si sono amplificati creando un trauma difficile da estirpare.

Ritornare significa voler capire, imparare ad accettare se stesso.

Provare a perdonarsi.

Un romanzo forte dove sono in gioco il rimorso e il senso di colpa.

Attingendo alla tragedia greca viene rimodulato il ruolo di vittima, riletto in chiave psicoanalitica.

La scrittura è incisiva e dura, scandita da lunghi silenzi dove ognuno si confronta con la propria coscienza.

Belli e suggestivi i paesaggi e nei contorni sfumati, nel ruggito del mare, nel sibilare del vento si percepisce una ulteriore chiave di lettura.

Più intima e struggente che avvolge come una rete troppo stretta tutti coloro che non accettano verità di comodo.

Da leggere cercando non di giudicare.

Provando ad ascoltare con cuore libero e desiderio di lasciarsi penetrare dalla storia.