“I vivi al prezzo dei morti” René Frègni Jimenez Editore

“Poco importa la scelta delle parole, tutte possono andare, tutte non chiedono altro che vivere, esplodere sulla pagina, scintillare per un istante.

A vent’anni cercavo la verità sotto le parole.

Doveva esserci una verità da scoprire, da ricomporre.

Manipolavo ogni parola, la scuotevo, provavo ad incastrarla dentro a un’altra.”

“I vivi al prezzo dei morti”, pubblicato da Jimenez Editore e tradotto da Chiara Rea, incastra due esistenze, per un gioco del destino le fa interagire.

René è uno scrittore innamorato dalla sua Isabelle.

Nel quaderno rosso segna i pensieri, le disgressioni sulla bellezza della natura, i guizzi dell’anima.

Giorni uguali in campagna dove arriva il profumo della primavera, segno di rinascita.

Una telefonata sconvolge tanta quiete.

Un detenuto incontrato durante le lezioni di lettura in uno dei tanti penitenziari che ha visitato è evaso e cerca aiuto.

È l’inizio della fine.

Una trama rocambolesca che si sviluppa al limite tra Bene e Male in una corsa che non da il tempo di riflettere.

È più facile di quanto si creda restare intrappolati nella condivisione della colpa, essere trascinati nel mondo della malavita.

“Ci avevo messo tanti anni a costruire pazientemente le mie città di parole interiori.

Queste parole che trovo sulle colline e la sera nello sguardo calmo e verde di Isabelle.”

René Frègni parla dell’uomo qualunque che per eventi contrari alla sua volontà conosce il peccato.

Utilizzando la formula del diario offre al lettore una angolazione personale, intima.

Illumina la figura del fuggitivo, lo rende umano, capace di provare sentimenti.

Devastato da troppi anni di carcere, tra pareti che escludono dal mondo.

Il romanzo ha una forte voce di denuncia sulle differenze sociali che impediscono a tanti giovani di non avere futuro.

Racconta l’amicizia sincera e la pietà per chi ti urla il suo bisogno di aiuto.

Mostra quanto la scrittura sia terapeutica per scacciare i fantasmi.

Le frasi poetiche si alternano alle immagini bagnate di sangue a dimostrare che non tutto è bianco o nero.

Esistono le sfumature e l’autore le conosce bene.

Sullo sfondo Marsiglia, “città chiara costruita sulle rocce bianche”, il mare che “imbarca tutto, le parole e i volti”, i piccoli paesi come sogni da esplorare.

Nel dramma del protagonista si vive la metafora di una società che si trova in mare aperto e deve cercare di non affondare.