“Le stelle si spengono all’alba” Richard Wagamese La Nuova Frontiera

 

Le parole sono fulmini che incendiano il cuore.

Lasciano una scia di sofferenza e di rimpianto.

Cedono la dolcezza di un messaggio, l’ultimo.

Provano a intrecciare catene di perdono.

Offrono la bellezza di una Natura che si mostra incontaminata, aspra, tragica nella sua purezza.

Compongono una tela di ricordi, belli, brutti, spinosi, taglienti.

Elaborano una sinfonia di sentimenti spontanei non filtrati dalla ragione.

“Le stelle si spengono all’alba”, pubblicato da La Nuova Frontiera, è incontro di due anime.

Un ragazzo, Franklin, “grande per la sua età, ossuto e spigoloso, con un’espressione seria, quasi arcigna”.

Parsimonioso nel parlare, abituato alla solitudine, amante del silenzio nelle notti stellate, educato al lavoro.

Eldon, roso dall’alcool, stremato da un’esistenza inconsistente.

Due estranei anche se sono figlio e padre.

Quando il giovane viene convocato per esaudire l’ultimo desiderio di colui  che è stato il grande assente, accetta forse con la celata necessità di comprendere l’abbandono.

Essere sepolto da guerriero nella terra dei padri: la riconciliazione con sè stesso e con le proprie origini.

Inizia il viaggio e noi lettori siamo rapiti dalla scrittura che sa essere realista ed estremamente poetica.

Il romanzo, pubblicato postumo, tradotto con cura e rispetto da Nazzareno Mataldi, è un capolavoro della letteratura mondiale.

L’armonia linguistica si accompagna al pathos di un testo che esplora con delicatezza la paternità.

Il lavorio mentale dei due personaggi, così diversi, è filo conduttore di una trama che gioca molto sulle immagini.

È come se nel conflitto evidente ci fosse un’unica ancora di salvezza.

I luoghi sono appartenenza, legame di sangue, storia di un popolo al quale è stato strappato il sogno.

Credo che l’autore tra le righe trasmetta la ricerca di uno spazio identitario.

Ci intuisce la fatica del conoscersi, il bisogno di giustificarsi e forse di chiedere perdono.

“Ci sono cose che a volte si rompono.

Quando succede nel mondo, il più delle volte si possono aggiustare.

Ma quando succede dentro una persona, è più difficile ripararle.

Eldon è conciato piuttosto male dentro.”

In quel rudere di uomo ci rivediamo, è specchio delle nostre mancanze, voce di una coscienza che scalpita.

Ci chiediamo chi siamo e quanto siamo riusciti nel nostro cammino ad essere esempio.

Vorremmo che quel giovane, figlio di tutti noi, riuscisse ad accettare le ferite, a guardare al futuro con fiducia, a credere che esiste un nuovo inizio.

Un libro che ci pone di fronte alle nostre responsabilità di educatori, che riempie il cuore di quella tenerezza perduta.

Magistrale esempio di una genitorialità che va edificata giorno dopo giorno.