Riflessione di Adele Stancati @adelestancati)

Riflessione di Adele Stancati @adelestancati)

“Il tempo, indifferente, passa e scorre.
Non si ferma, non lenisce, non consola…
Guarda da lontano, non partecipa al grande dolore,
non sente i lamenti, non ascolta, non vede…
Cambia abito: indossa “l’ora legale” e va…
E noi a corrergli dietro
“Non ho tempo ” diciamo
Ma è il tempo ad avere noi. ci possiede. ci consuma.
Ci scorre sopra.”

Le riflessioni di Filippo Levi (Phip_di_Fer) su Palermo

Le riflessioni di Filippo Levi (Phip_di_Fer) su Palermo

“La Tarantella dell’indigenza”

Non posso realmente comprendere senza affidarmi alla notte”

Pensieri prima, consapevolezze poi. O forse, con un po’ di presunzione, certezze.

E prima ancora voglia di raccontare una realtà troppo spesso occultata da spregevoli luoghi comuni e giudizi approssimativi.
La realtà di un labile, quasi inesistente confine che attraversa ogni luogo delle nostre città: come un alito subdolo e nascosto che soffia e si insinua all’interno di gradevoli realtà sotto gli occhi di tutti.

E’ l’indigenza, qualcosa che il mercato dell’indifferenza nasconde ma che scava sempre più, corrode la vita di tante, troppe famiglie fino a spingerle nello spregevole ghetto dell’emarginazione.

E anche qui, a Palermo, si scrivono interminabili capitoli di storie ai margini.

Palermo, una città dal fiorire di un’invidiabile cultura generata anche dalla convivenza di più anime, di diversa estrazione socio-culturale, negli stessi spazi. Stili, modi e culture diversi che si attraggono e copulano come amanti inseparabili e illuminano come solo un amore incondizionato sa fare.

Una magia che rischiara le bellezze architettoniche di questa perla del Sud troppo sottovalutata e troppo spesso collegata a storie di mafia e omertà, dimenticando il fermento mediterraneo che fa rinascere. Contrastanti accostamenti socio-culturali, voglia di gridare la bellezza del sublime.

Arte e rabbia.

E poesia che diventa un’oasi di vita anche tra quei rifiuti buttati in angoli percossi da una luce troppo tenue di vecchi lampioni nelle strette vie dietro la Cattedrale della Santa Vergine Maria Assunta, un capolavoro in stile romanico-normanno deliziosamente decorato da toni di gotico, di neoclassico e dall’immancabile barocco. Oasi nel deserto che disseta e stilla la voglia sfrenata di togliersi di dosso la dolorosa e ingombrante veste di nobile decaduta.

Tutto questo incorniciato dalla notte calda ma ventilata di inizio estate. La notte che sorvola i tetti e le cupole e si fonde con lo spirito della ritrovata movida cittadina, come un lungo fiume che unisce la Vucciria, la Champagneria, i tanti borghi, fino ad arrivare al rione dei Chiavettieri, vicino a Piazza Marina, dove le botteghe che un tempo ospitavano maestranze artigiane ora accolgono maree di persone nel sapore del loro buon vino dolce e pungente come quello degli agrumi.

Palermo viva e allegra, in questa ed in tante altre notti. Palermo popolare che può permettersi di occupare i tanti palazzi nobiliari che da muri si trasformano in porte.