Recensione di @CasaLettori: “La terra d’ombra” Ron Rash La Nuova Frontiera

 

“La terra d’ombra” Ron Rash La Nuova Frontiera

 

 

“Il nostro mondo ha abbondanti scorte di realtà.”

Le parole di Ron Rash nella nota di revisione di “La terra d’ombra” ci faranno compagnia durante la lettura.

Sentiamo che l’autore vuole lanciare un messaggio ma non riusciamo a decodificarlo.

Siamo troppo presi dalla trama che non lascia spazio ai nostri pensieri.

Già il titolo ci induce a seguire un percorso accidentato e non sappiamo quanta luce troveremo.

Sbalordiscono i paesaggi, i dirupi, le conche, i contrasti cromatici.

In una terra che si nutre di pregiudizi vive Laurel, una ragazza che ha accettato un destino amaro.

La macchia sulla pelle è motivo di forte discriminazione, causata dell’ignoranza.

Viene considerata una strega e a questo appellativo non reagisce, è come se il destino le impedisca di essere felice.

Solo a scuola, finché ha potuto frequentarla, ha provato gioia.

La morte della madre, la malattia del padre, la partenza per la guerra dell’amato fratello Hank: eventi che l’hanno segnata ma non piegata.

Quando, attratta dal suono del flauto, incontra un uomo lacero e malmesso, non ha un attimo di esitazione.

Lo porta a casa e lo accudisce.

Lo scrittore costruisce una tensione forte sulla figura dello sconosciuto.

Lancia alcuni indizi sulle sue origini senza svelarne i segreti.

Tra Laurel e l’ospite nasce un sentimento tenero che darà una svolta all’esistenza di entrambi.

Siamo ammaliati dalla scrittura molto simbolica, dalla semplicità del quotidiano, dalle immagini di un luogo che sembra uscire da una favola antica.

A turbare l’equilibrio la guerra arriva come un mostro che costringe i giovani ad andare al fronte.

Pur non entrando nelle dinamiche degli scontri lo scrittore ha la capacità di farci riflettere.

Una piccola comunità si trova a fare i conti con i morti, i feriti, i reduci.

Ma, cosa più grave, deve identificare i nemici nelle sembianze dei tedeschi.

Il testo analizza con arguzia questa conflittualità voluta da altri, dimostra quanto sia pericoloso un conflitto.

Mette al centro l’essere umano e non mostra vincitori e vinti.

Solo vittime di un sistema che manipola le scelte annullando il senso della fratellanza.

Il finale è spiazzante e bellissimo.

Il rosso domina mentre si festeggia la pace.

E chi non ci sarà continuerà ad esistere nella mente di coloro che hanno amato.

La preziosa traduzione di Tommaso Pincio regala pagine di una bellezza struggente.

Resta la musica come sottofondo e la certezza che esistono per tutti attimi di estasi.

 

Catalogo LaNuovaFrontiera

Ron Rash, due volte vincitore del O. Henry Prize attualmente insegna alla Western Carolina University e vive a Clemson, nella Carolina del Sud.

“Un piede in paradiso” Ron Rash La Nuova Frontiera

 

 

Sud Carolina in una estate torrida anticipa il climax di “Un piede in paradiso”, pubblicato da La Nuova Frontiera e tradotto brillantemente da Tommaso Pincio.

La scomparsa di Holland Winchester, reduce di guerra, induce lo sceriffo Will Alexander ad indagare.

I tratti del poliziesco ci sono tutti, emerge una strategia investigativa molto interessante.

“Ho iniziato una conversazione con me stesso, perché a volte, nel passato, mi era stato d’aiuto nella risoluzione di un caso.”

Il sospettato ha un movente molto credibile ma non si trova il cadavere.

Mentre le ricerche continuano Ron Rash allarga la narrazione e riesce a denunciare la dura vita nei campi.

“Il peggio era sapere che per quanto sodo lavorassi, potevi non cavarne niente comunque.

Anche se le intemperie avessero risparmiato il campo, ed era un se grosso come una casa, restavano comunque i nematodi  galligeni e la muffa blu a tenermi in ansia, per non parlare delle sfingi e altri parassiti.”

È commovente sentire quanto sia importante per uomini che non hanno altro la terra degli avi.

L’autore dà voce ai diversi protagonisti e ad ognuno offre uno spazio per raccontare la propria versione dei fatti.

Un romanzo che mette in luce la difficoltà di scegliere e il bisogno di costruire una famiglia.

Pagine delicate incastonate in paesaggi molto suggestivi.

La poetica dell’amore si stempera grazie ad una analisi molto profonda delle passioni che spingono a compiere atti giusti o sbagliati.

Un libro dedicato a tutti gli scomparsi del mondo nella speranza che il seme della Verità attecchisca anche nei terreni più aridi.

Un atto d’accusa alle multinazionali che ieri come oggi vogliono appropriarsi dei luoghi, dei ricordi, delle speranze.