“Nagori” Ryoko Sekiguchi Einaudi Editore

 

“La sensibilità nasce dalle parole: non potremmo percepire ciò che non ha nome.”

Sono proprio le parole composte come fossero vive ad emozionarci mentre leggiamo “Nagori”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Giampiero Massano.

C’è una profondità spirituale che stordisce.

L’attenzione al dettaglio, al cambiamento di forma e colore, la linearità del pensiero ci permettono di assaporare la poetica del tempo.

Un tempo diverso da quello che conosciamo, fatto di attese, pause, lievi smottamenti.

“In nagori, attaccamento, nostalgia e temporalità si mescolano.”

Il concetto non rientra nei canoni interpretativi occidentali, ci stupisce e ci disorienta.

Avere nostalgia della stagione che ci ha appena lasciato significa non fare sfumare l’esperienza nel nulla, ma preservarla, proteggerla, custodirla.

Diventare testimoni della temporalità, uscire dalla linea della nostra esistenza, provare cosa significa attraversare la circolarità.

Ryoko Sekiguchi parte dalle stagioni e dimostra che queste fanno parte del nostro patrimonio culturale limitato.

Dobbiamo immaginarle immerse in uno spazio che può variare.

Basta spostarsi di latitudine ma non è questo il nucleo centrale del saggio.

Obiettivo riuscito è quello di farci uscire da una visione antropocentrica dell’universo, farci apprezzare il cambiamento delle fasi della nostra vita, farci sentire parte della fioritura, della prima neve che cade, del sole che sorge.

Non è casuale il riferimento all’haiku, che “fa della stagione un dispositivo letterario pratico.”

Si torna sempre al potere del fonema, all’equilibrio tra Natura e linguaggio.

Si possono trovare agganci filosofici che mettono in connessione il processo creativo con l’Origine del Tutto.

Altrettanto interessante è lo spunto letterario che ci permette di viaggiare all’interno della prosa di Sade, O.Henry e Oscar Wilde.

“Se la nostra epoca tende a sopravvalutare la giovinezza a discapito della maturità, nel mondo di nagori la fine di una stagione non può essere sottovalutata.”

Una brezza di eternità che fa bene al cuore mentre visitiamo il Giappone, gustiamo cibi, conosciamo l’etimologia dei termini, leggiamo splendidi versi, sentiamo il profumo inebriante dei fiori d’arancio a Roma.

Un viaggio di conoscenza interiore, la bella metafora dell’inizio e della fine di ogni cosa.

Bellissimo saggio che trasuda Cultura e Saggezza.