“Il coraggio delle donne” Dacia Maraini Chiara Valentini il Mulino

“Il coraggio delle donne”, pubblicato da il Mulino, permette di riflettere sul ruolo della figura femminile attraverso un viaggio nel tempo.

Dalle battaglie per i diritti civili, alla formazione di gruppi femministi al nostro presente.

Il dialogo tra Dacia Maraini e Chiara Valentini ha il pregio di mettere a confronto idee e percorsi differenti.

Il ricordo degli anni 70 è uno degli spartiacque e finalmente identifica un approccio collettivo e una visione politica.

Non concordo con la visione della Maraini quando afferma che “il femminismo viaggiava parallelo rispetto ai nuovi movimenti marxisti che chiedevano un rinnovamento totale della società italiana.”

Le donne hanno dovuto affermarsi e lottare anche in ambienti culturalmente e politicamente “rivoluzionari”.

Spero che in tanti avranno l’opportunità di leggere il saggio perché quella fase storica merita approfondimento.

Le conquiste femminili sono state lente, sofferte e non sempre accompagnate dallo sguardo benevolo di compagni e mariti.

Ancora oggi c’è una disparità incolmabile in famiglia, al lavoro, in società.

Le due autrici non si fermano ai dati statistici ma cercano di comprendere il perverso meccanismo che non prevede l’affermazione di una identità di genere.

È vero che “quella delle donne è stata l’unica rivoluzione non fallita del XX secolo”, come ha affermato lo storico Eric Hodsbawm?

“Ora siamo in un momento molto grave, con questo virus sbucato dal nulla con timidezza e quasi dal nulla, tanto da non essere preso troppo sul serio, è che poi, piano piano, si è insinuato nella vita di tutti noi, al punto che è diventato difficile parlare d’altro.”

Ed è proprio in questa fase che sono aumentate le violenze domestiche e purtroppo anche i femminicidi.

Ritornare a parlare di diritti negati ha un valore doppio in questo periodo buio.

Uscire dalle stratificazioni mediatiche, affermare le proprie specificità, rintracciare nella rilettura dei classici quella visione maschilista che continua a generare vittime e padroni.

La seconda parte del saggio è dedicata alle donne coraggiose.

Ipazia, Olympe de Gouges, “ghigliottinata il 3 novembre 1793, nel pieno del Terrore, per aver pubblicato la sua famosa Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, Vibia, vissuta tra il II e il III secolo d. Cr. che ha il coraggio di proclamare la propria fede.

Alcune delle icone poco conosciute sono esempi per le nuove generazioni.

Leggere le loro storie significa imparare a riprendere un cammino che forse avevamo interrotto.

 

 

“Il mestiere di leggere” Rogelio Guedea Graphe.it

“Leggere è dare alla memoria la possibilità di vivere due volte.”

“Il mestiere di leggere”, pubblicato da Graphe.it., è una biblioteca da visitare senza fretta.

Tanti i suggerimenti e le citazioni, le connessioni e le disgressioni.

Ci si appassiona alle curiosità e ai piccoli aneddoti.

Incontriamo Octavio Paz mentre, piccolissimo, nella biblioteca del nonno Ireneo, scopre i classici spagnoli e francesi.

Ernesto Sábato ci ricorda che anche noi siamo il libro che qualcuno legge.

Lichtenberg ci invita a proibire “Il catalogo dei libri proibiti.”

Carlos Fuentes regala un inno commovente al libro.

“Il libro ci dice che la nostra vita è un repertorio di possibilità che trasformano il desiderio in esperienza e l’esperienza in destino.

Il libro ci dice che esiste l’altro, che esistono gli altri, che la nostra personalità non si esaurisce in se stessa ma si esprime dell’obbligo morale di prestare attenzione al prossimo, che non è mai troppo vicino.

Il libro è l’educazione dei sensi attraverso il linguaggio.

Il libro è l’amicizia tangibile, olfattiva, tattile, visiva, che apre le porte della nostra casa all’amore che ci unisce al mondo, perchè possiamo condividere il verbo del mondo.

Cosa significa leggere?

Quali emozioni scatena?

Si può leggere per imposizione?

Rogelio Guedea, poeta, saggista, narratore e traduttore messicano,  compone un’elegia e al contempo ironizza sulla figura dello scrittore troppo preso da se.

Il saggio nasce come un viaggio nella memoria, è la miscellanea delle esperienze di un autore che ha speso la sua esistenza spinto dal desiderio di conoscere, confrontare, sottolineare un brano.

Testimonianza di un amore profondo e viscerale, offre un’interpretazione della lettura non più passiva ma attiva.

Ricerca dell’ambiguità, del senso e del non senso, del conflitto tra fantasia e realtà.

Non bisogna dimenticare mai che:

“Il fine ultimo della lettura è risvegliare.”

 

 

 

“Naviga le tue stelle” Jesmyn Ward NNEditore

“A mia nonna materna, Dorothy

La prima narratrice della mia vita.

Nata avvolta in una membrana consacrata

Ai sogni premonitori, vede al di là di noi

Senza smettere mai di guardarci.

Da sempre tiene unita la famiglia:

Per noi si è fatta strada nell’oceano più buio

E tra le montagne più selvagge.

La amerò sempre

In questo mondo e nel prossimo.”

La dedica di “Naviga le tue stelle”, pubblicato da NN e tradotto da Alessio Forgione, è preludio di una forte emozione che accompagnerà il lettore.

Un memoriale per chi non ha approdi sicuri.

Una guida per chi non crede più nei sogni.

Il racconto di un’esistenza che ha lottato, sudato, patito.

La storia di una comunità “povera, rurale e prevalentemente nera.”

In una famiglia che è stata costretta a sopravvivere accontentandosi di lavori umili Jesmyn Ward comprende che l’istruzione è la sua salvezza.

“Facevo il possibile per entrare in una buona università, la via di uscita dal futuro limitato che sentivo stringermi il collo, che minacciava di soffocarmi.”

È giovane e non sa che il salto sociale non è così automatico.

Non ci sono carte vincenti o santi in paradiso.

La strada è lunga, difficile con tratti scivolosi.

Il dolore può arrivare improvviso e recidere con una lama sottile gli affetti più cari.

Può scorticare la pelle, invadere il cuore.

Bisogna rialzarsi e fare piccoli passi.

“Lessi di più, per due anni e mezzo, lessi e, alla fine, scrissi e revisionai un racconto.”

La passione per la scrittura non basta.

Bisogna lavorare sodo, con passione e determinazione.

Basta leggere i romanzi della scrittrice per comprendere quanto la parola sia cercata, modellata, studiata.

Il testo breve, pronunciato alla cerimonia di consegna dei diplomi alla Tulane University, è un messaggio e un invito al coraggio.

“Persevera, lavora sodo, affronta il rifiuto, e supera gli ostacoli fino a che non incontri un guardiano che ti aprirà una porta.”

Le pagine colorate, i disegni di Gina Triplett e la dolcezza dell’autrice regalano una speranza che difficilmente si spegnerà.

È il fuoco interiore di una donna che ha creduto in se stessa e non è poco.

“Fuori dalle mappe” Alastair Bonnett Blackie Edizioni

Prima di avventurarsi in “Fuori dalle mappe” bisogna liberarsi dal modello di viaggio tradizionale.

Non sono necessari bagagli, basta avere il desiderio di conoscere.

Non una conoscenza didascalica ma la facoltà di percepire e di apprendere.

Pubblicato da Blackie Edizioni il testo è racconto fuori da ogni schema narrativo.

Procede per capitoli che possono essere esplorati seguendo una propria logica.

“In un mondo dov’è facile dare per scontato che tutto sia conosciuto e mappato, i luoghi che non compaiono sulle cartine assumono improvvisamente un aspetto intrigante e provocatorio.”

Dalle città segrete sovietiche alle case di roccia della Cappadocia alla Amsterdam Undergound: inaspettate scoperte accompagnate da precisi riferimenti storici e da simbolismi religiosi e antropologici.

“Nelle terre di nessuno i luoghi ordinari diventano straordinari.

Queste zone intermedie ci ricordano quanto dipendiamo dai confini e dal fatto che la nostra sensazione di ordine e di sicurezza si basa in buona parte sulla consapevolezza di trovarci in un territorio governato.”

Torna spesso il tema della frontiera offrendo una riflessione sul suo significato ambivalente.

La simbologia dei luoghi disabitati, la magia di un passato tutto da decifrare cercano di decifrare  l’abbandono.

Alastair Bonnett nel delineare un mondo che a volte sembra fantastico sa affascinare e al contempo offre una lettura critica della geopolitica internazionale.

Ci permette di comprendere il  legame con gli spazi che abitiamo, ci spinge a chiederci che valore diamo al confine, ci esorta a spostarci verso nuovi lidi anche restando comodamente seduti in poltrona.

Un libro che in questo tempo opaco riesce a restituire lo stupore e la meraviglia.

“Le scoperte e le avventure sono ancora possibili, sia dietro l’angolo che a migliaia di chilometri di distanza da casa nostra.”

 

 

 

“Gesù raccontato ai bambini capitalisti” Gérard Thomas Edizioni Clichy

“La tendenza dei bambini capitalisti, quando diventano adulti capitalisti, è quella di diventare o dei finti credenti o dei finti atei.

Credere per finta significa non dare nessun rilievo alla parola di Gesù, significa raccontare che si è cristiani, magari anche andando alla Messa per Pasqua e per Natale, perchè comunque non si sa mai e perchè così la gente non pensa male.

Essere atei per finta significa dire che Dio non esiste e nemmeno Gesù e con questo giustificare a se stessi e agli altri che il mondo è com’è e non ha molto senso fare qualcosa per renderlo migliore e quindi è molto meglio rendere migliore il proprio piccolo mondo.”

“Gesù raccontato ai bambini capitalisti”, pubblicato da Edizioni Clichy, smonta con intelligenza la visione di una religione passiva.

Scardina le credenze e le finzioni imposte nei secoli da chi ha voluto una Chiesa bigotta.

Parla al cuore dei lettori, offre una storia di amore.

Fa rivivere i personaggi del Vangelo mostrandone l’umanità.

Maria appare come una bambina “dalla pelle scura e le mani morbide come fiori di mandorlo”, una ragazzina normale che affronta la crescita come un percorso necessario.

“Sentiva che quel bambino che le cresceva dentro le trasmetteva una forza quieta e insieme potente.”

Inizia a conoscere il suo sposo e l’amore e la dedizione nascono spontanei.

Gérard Thomas ha la voce pacata di chi vuole restituire a tutti l’incanto dell’inaccessibile.

Invita a leggere nelle vite dei protagonisti i pensieri più intimi, la gestualità carica di tenerezza.

La figura di Gesù ci è vicina, sentiamo che è uno di noi.

“Giovanni scaglia parole che sono rabbia e minaccia di castigo”.

È fuoco che divampa, espressione di un viaggio di purificazione.

È colui che lotta contro il potere.

Cosa ha spinto dodici uomini a seguire Gesù?

La Potenza del Carisma, l’attrazione della Grazia.

L’autore, parlando delle donne presenti nei Vangeli, sottolinea “l’origine dell’idea di pensiero femminile”.

In tutta la narrazione c’è la ricerca dei perchè, il bisogno di capire l’Uomo.

I miracoli, le parabole hanno una spiegazione sociologica e arricchiscono il testo di riferimenti storici e mitologici.

La morte è l’atto estremo del perdono, è la riconciliazione del Sacro e del Profano.

Ed è questa la ricchezza del testo: darci l’occasione di vivere il Natale con la libertà di scelta, con la gioia di credere, con la meraviglia di sentire l’alito caldo di un abbraccio che ci unisce tutti.

Risuonano quelle parole che abbiamo dimenticato:

“Andate nel mondo, perdonate chi merita di essere perdonato e portate la mia parola di pace e d’amore agli uomini e alle donne che vorranno ascoltarla.”

 

“Bergamo e la marea” Davide Maria De Luca minimum fax

 

“Di Bergamo e di quello che hanno vissuto i suoi abitanti dovremo parlare ancora.

Dovremo ascoltare di nuovo la voce di chi ha vissuto quei giorni e fare tesoro delle loro esperienze e testimonianze.

La seconda ondata non sarà l’ultimo colpo che riceveremo dal coronavirus. E il coronavirus non sarà l’ultimo essere microscopico a fare il salto da un animale esotico alla specie umana.

Su questo non abbiamo alcun potere: è accaduto e accadrà di nuovo. Ma di una cosa possiamo invece assicurarci.

Possiamo fare sì che la marea che ha travolto Bergamo sia l’ultima a cui permetteremo di sommergere una comunità del tutto impreparata ad affrontarla.

Per farlo, però, dobbiamo continuare a raccontare quello che è accaduto a questa comunità in quelle quattro settimane di primavera.”

La premessa di “Bergamo e la marea”, pubblicato da minimum fax, è voglia di comprendere.

Imperativo morale a non far calare l’oblio su una strage.

Coraggio di ricomporre gli eventi come tasselli di un puzzle devastante.

Impegno a far luce su verità scomode.

Davide Maria De Luca fa una ricostruzione giornalistica impeccabile, riporta dati, testimonianze.

Individua il primo focolaio ad Alzano Lombardo quando con leggerezza i primi casi furono scambiati per influenza.

“Ufficialmente, i primi casi di coronavirus a Bergamo sono stati i pazienti trovati positivi domenica 23 febbraio.

Ma in realtà alla fine di febbraio l’ospedale di Alzano era stato sommerso dal virus.

Il coronavirus circolava nei pazienti del reparto di medicina generale.

Era sulle superfici, sui letti, sulle pareti, trasportato dai colpi di tosse dei malati.”

Ricostruisce la mappa geopolica della Lombardia e non fa sconti a nessuno.

Con un linguaggio chiaro e non aggressivo si fa voce di una città che ha avuto più di 4500 vittime.

Le gravi responsabilità del governo centrale, la inadeguatezza delle autorità politiche regionali e comunali emergono e lasciano sgomenti.

La debolezza della medicina territoriale, la carenza di medici e infermieri, l’affollamento nelle case di cura sono solo alcuni aspetti di una tragedia che si poteva evitare.

“Tutto quello che sappiamo lo dobbiamo alle interviste anonime di medici dirigenti e personale sanitario e alle memorie difensive che i dirigenti bergamaschi hanno consegnato alla magistratura che sta indagando sulla vicenda.

Quella che emerge è una situazione di incredibile caos, di panico generalizzato e disorganizzazione paralizzante.”

Il saggio non ha solo lo spessore di una denuncia, è l’accorato bisogno di dare risposte ai parenti di chi non ha superato la marea.

La mancanza di mascherine e guanti, l’incapacità di segnalare in tempo i positivi, l’assenza di tamponi non possono giustificare e assolvere.

Un libro che lascia un segno profondo invitando a riflettere su come rialzarsi e come guarire le ferite.

Un monito per tutti noi perché la battaglia non è ancora finita.

“La dea che è in te” Elizabeth Foley Beth Coates Sonzogno

“La dea che è in te”, pubblicato da Sonzogno, è un excursus nella mitologia femminile.

Nelle scelta c’è il desiderio di rivisitare con occhio critico, moderno e originale “stereotipi femminili che resistono dall’antichità fino ad oggi.”

Di Atena, “l’instancabile”, viene sottolineata l’intelligenza e la saggezza.

“In qualità di protettrice di Atene, nucleo originario della democrazia, la nostra dea è ancora vista come un simbolo di libertà politica e giustizia.”

Freia, protettrice dei viaggi, sa tenere a bada le forze della natura e ci insegna a infrangere le regole.

Oshun non si fa scrupoli nel volersi divertire e nel godersi la vita appieno.

In Africa è ancora venerata per il suo potere di guarire.

Inanna è sumera, ambiziosa, seduttrice, viene chiamata “Regina dei cieli.”

L’egiziana Bastet potrebbe guidare i nostri passi verso la solidarietà femminile.

“La Donna del Bisonte Bianco è una figura mitica, la cui storia è strettamente legata all’idea di rispetto su moltissimi livelli, da quello personale a quello comune, spirituale ed ecologico.”

Afrodite, Pachamana, Mazu, Rangda, Pele: ognuna ha una personalità forte, la capacità di imporre il proprio pensiero.

Elizabeth Foley e Beth Coates hanno fatto una ricerca accuratissima permettendoci di visitare antiche civiltà ed esplorare leggende sconosciute.

Il testo si può leggere con libertà passando da un capitolo all’altro, cercando caratterialità che ci rappresentano o provando ad imitare qualità che avevamo trascurato.

Un saggio colto, originale, ricco di informazioni.

Un invito a sentirci dee e ad esprimere le nostre potenzialità.

 

“Dizionario della dissoluzione” John Freeman BlackCoffee Editore

“Dobbiamo impadronirci di parole ricche di possibilità e cominciare a riutilizzarle da capo”.

Restituire ad ogni fonema la sua purezza originaria, uscendo dalle dinamiche digitali che spesso ci trasformano in apatici osservatori.

Trasformare l’informazione in azione liberandosi da un eccesso di immagini che arrivano scoordinate e senza senso.

Tornare ad avere una voce che non sia un like sui social, “riappropriarci del nostro corpo e ricordare a noi stessi quanto potere abbiamo.”

Ridere, ballare, esprimere la complessità soggettiva.

“Se vogliamo essere cittadini, cittadini veri, allora il nostro compito è vigilare sulla corruzione del potere.”

Riprenderci gli spazi vitali, ridefinire il concetto di ambiente, di equità, di giustizia.

“Dizionario della dissoluzione”, pubblicato da BlackCoffee Editore, è un vademecum che riorganizza il pensiero.

Suddiviso in brevi capitoli offre infiniti spunti di riflessione ponendo sempre al centro la collettività.

“Appena le parole sono sbriciolate e ridotte a un cumulo di sabbia, quando risultano così smussate da veicolare a malapena un accenno di significato, i potenti si permettono di usarle ancora.”

John Freeman ricorda che “il linguaggio è un costrutto sociale”, che la speranza è la nostra arma vincente.

Liberarsi dal condizionamento cognitivo che impone Internet, tornare a pronunciare “noi”.

“L’atto più radicale e di speranza che si possa fare in quanto cittadini è amare profondamente, liberamente e in abbondanza.”

Il testo ha un alto valore terapeutico, è come una seduta psicoanalitica dove con coraggio si coniuga essere e non essere.

Ogni pagina conforta e fa sentire meno soli.

Aiuta a collegare “donna”, “violenza”, “rabbia”.

Permette di fare associazioni mentali che aiutano a tenerci lucidi.

Fa immaginare non più una folla senza volto ma uomini e donne consapevoli che insieme vogliono costruire, senza delegare, un mondo migliore.

Invita a porsi domande che rappresentano il nostro apparato respiratorio.

Nella postfazione Valeria Luiselli afferma che il saggio è “un tentativo di costruire un lessico dell’impegno.

Non un vocabolario ma una costellazione ed ogni stella splende per noi se sappiano leggerne il messaggio.

“Costruire il nemico” Umberto Eco La Nave di Teseo

“Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro.

Pertanto, quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo.”

Leggendo “Costruire il nemico”, pubblicato da La Nave di Teseo, si sente la mancanza di Umberto Eco.

Quella sua voce intensa, a volte provocatoria, mai scontata.

Le parole sempre attuali e la capacità di connettere insieme l’universo culturale.

Andare alla radice del ragionamento confrontando il proprio pensiero con quello di filosofi, storici, sociologi.

Da Cicerone a Tacito a Marziale si tratteggia la fisionomia del diverso, si analizza il processo di produzione e demonizzazione del nemico.

“Nuova forma di nemico sarà poi, con lo svilupparsi dei contatti tra i popoli, non solo quello che sta fuori e che esibisce la sua stranezza da lontano, ma quello che sta dentro.”

Per prendere le distanze da colui che è altro da noi si deve obbligatoriamente definire l’inferiorità.

“Dal gigante monocolo Polifemo al nano Mime abbiamo immediatamente il modello di identificazione del nemico.”

I difetti si amplificano, i costumi vengono definiti immorali, il carattere scostante.

Le streghe, gli untori, gli ebrei e gli extracomunitari sono maschere del nostro io deformato?

Perchè amche nei processi di civilizzazione permane questa immagine da allontanare e da schernire?

Un testo breve che insegna a ritrovare l’istanza etica che permette di conoscere gli altri senza pregiudizi.

“Mettersi nei loro panni”, “distruggere i cliché, senza negarne o cancellarne l’alterità.”

“Mostri Favolosi” Alberto Manguel Vita e Pensiero

 

Leggendo “Mostri favolosi”, pubblicato da Vita e Pensiero, si torna bambini e si respira quel genuino stupore che le favole sapevano regalarci.

Riviviamo i sogni narrativi, quei sogni che ci hanno guidato permettendoci di costruire la nostra identità ed hanno definito la nostra cartografia mentale.

Gli amici letterari tornano a trovarci creando la misteriosa alchimia che trasforma l’immaginazione in realtà.

“Ogni personaggio immaginario è come Proteo, il dio del mare a cui Poseidone concesse la facoltà di assumere qualsiasi forma dell’universo.”

Nei momenti di sconforto o quando l’imprevisto ci travolgeva le avventure dei nostri amati libri erano una certezza, rappresentavano il porto sicuro.

Alberto Manguel ci concede il privilegio di riassaporare quei momenti di estasi.

Per ogni figura scelta compone una lettura critica che ci era sfuggita.

Cappuccetto Rosso è simbolo di disobbedienza civile, di ribellione alle parole della madre.

“Emblema della libertà individuale

Continua a vagare per i boschi, libera e per nulla intimorita da lupi ingannevoli.”

Alice nel paese delle Meraviglie ha costruito la vita come esperienza onirica, ci ha insegnato a credere nell’impossibile, ha aperto il varco dei labirinti ideativi.

Superman ci ha affascinato non solo per i suoi poteri magici.

In lui abbiamo apprezzato la sconfitta della vulnerabilità.

La bella addormentata racconta il tempo.

“Tempo perduto, tempo posticipato, tempo d’attesa, di sogno, di inesperienza.”

Il tiranno Banderas, Giobbe, Satana, l’ippogrifo, Giona: una giostra che gira vorticosamente e ci trascina.

Non opponiamiamo resistenza perché la scrittura di Manguel è pervasiva, complice, suadente.

In questo meraviglioso viaggio ci rendiamo conto che ogni uomo non è soltanto sé stesso ma nasconde infinite sfumature.

Basta cercarle e il nostro autore è il compagno ideale, il Maestro pronto non solo a narrare ma anche a svelarci i segreti di una trama.

Nelle riflessioni letterarie, negli accostamenti tra figure antitetiche, nelle osservazioni filosofiche è racchiuso un patrimonio interiore che nessuno potrà mai toglierci.

Ci attende paziente, basta scegliere nelle nostre librerie quella voce che saprà ancora una volta coccolarci, amarci, insegnarci.

E soprattutto educarci all’ascolto.