“Cattiva memoria” Marcello Flores il Mulino

“La presenza della memoria ha progressivamente preso il posto della storia come punto di riferimento immediato per il passato, soprattutto quello relativo al XX secolo.”

Quante e quali banalizzazioni, semplificazioni, manipolazioni e falsificazioni si sono costruite?

Si può creare una coscienza critica che orienti soprattutto le giovani generazioni?

“Cattiva memoria”, pubblicato da il Mulino, è una guida che affronta tematiche sociologiche e filosofiche.

Con la fine delle ideologie sono fiorite le memorie collettive insieme al “dovere di ricordare.”

Non c’è il rischio che ogni comunità sviluppi una identità del passato esclusiva, senza connessioni con il resto del mondo?

Il ruolo dello storico è quello di  “comprendere e non giudicare” senza lasciarsi attrarre da legittimazioni politiche o ideologiche.

“Anche la morale dovrebbe essere esclusa da ogni ricostruzione storica.”

Marcello Flores analizza la coscienza della Shoah, la rimozione e la demonizzazione del comunismo, il rapporto del fascismo con il passato e con il presente.

Mostra quanto sia pericoloso il negazionismo, ricorda eventi, mette in connessione teoria e prassi.

Molto interessante il capitolo dedicato alla nostra Italia dove tante memorie non sono solo “contrapposte ma anche confuse, incoerenti, imprecise e ambigue.”

Una scrittura diretta che pone interrogativi invitando ad essere liberi nelle ricerca delle fonti, nello studio degli eventi, nella valutazione di cause ed effetti.

 

 

“Insultare gli altri” Filippo Domaneschi Einaudi Editore

“Studiare il modo in cui parliamo, esaminare cioè quali espressioni usiamo, in quali corcostanze e perché, è il primo passo per capire qualcosa di più del modo in cui concepiamo e valutiamo ciò che ci accade e chi ci circonda.”

Come e perchè nasce l’insulto?

Filippo Domaneschi in “Insultare gli altri”, pubblicato da Einaudi, offre una risposta sociologica e linguistica.

Non approva e non giustifica ma spiega le motivazioni, legge le falle di una società che non prepara a dominare il conflitto.

Smonta con ironia il perbenismo vestito con i panni del pudore proprio perchè la scienza del linguaggio è studio che parte dall’osservazione.

Il neonato con il primo pianto si ribella esprimendo “frustrazione e insofferenza”.

Quella rabbia neonatale si palesa tutte le volte che non si riesce a frenare l’ostilità.

In tutte le civiltà il linguaggio ha una mappa di parole offensive.

“Persino dalle bocche di Catullo, Sallustio e Cicerone uscivano spesso e volentieri insulti rozzi e volgari.”

Possiamo definire il tempo attuale “l’epoca d’oro dell’ingiuria.”

La politica nel non trovare argomentazioni denigra con l’obiettivo di delegittimare l’avversario.

I social sempre più spesso sono teatri di feroci attacchi immotivati determinando sentimenti di vulnerabilità.

Assistiamo giornalmente alla rappresentazione teatrale dell’offesa e troppo spesso con il nostro silenzio diventiamo complici.

Grave è il meccanismo perverso che traccia una linea di confine tra individui considerati normali e minoranze.

“Nella società occidentale odierna il criterio di aderenza al modello di normalità coincide col prototipo del giovane maschio, bianco, forse anche cristiano, eterosessuale, attraente, sano, istruito, benestante.”

Il pettegolezzo, le insinuazioni, le fake – news sono larvate forme di diffamazione.

Esiste un cervello offensivo?

Che relazione c’è tra morale da sfidare e insulto?

Esistono tratti psicologici della persona insultante?

Un testo utile per imparare a disinnescare l’offesa e a cercare una dialettica di confronto civile e per ricordare che “l’insulto può avere una funzione catartica.”

Ma senza esagerare, mi raccomando!

 

“Ancora bigotti” Edoardo Lombardi Vallauri Einaudi Editore

 

“Poche cose come la vita sessuale, inestricabilmente avviluppata con quella sentimentale e affettiva, determinano la nostra felicità o infelicità.

Quindi non conviene darla per scontata.”

In che modo il sesso viene condannato?

Siamo davvero liberi come vogliamo far credere?

La nostra società è riuscita a liberarsi dal senso di peccato che ha pervaso i secoli passati?

Il linguista Edoardo Lombardi Vallauri con una dialettica chiara e scorrevole offre una lettura del nostro complicato rapporto con la sessualità.

Partiamo dal linguaggio che è sempre “grottesco e ridicolo”.

In questo atteggiamento  si nasconde il retaggio che già nell’infanzia castiga gli istinti.

“Le persone sono costrette a nascondere la propria vita sessuale perchè sanno che rischierebbero varie forme di attacco.”

Un perbenismo di facciata che non perdona  e isola.

L’idea di colpa, la discriminazione femminile, la repressione capitalistica, “l’insincero amore della coppia borghese”, vengono sviluppati seguendo un ragionamento analitico.

Molti gli esempi chiarificatori e i riferimenti letterari e sociologici.

Un saggio utilissimo perchè apre spiragli nuovi di dialogo tra partner, invita a non cedere alla menzogna e all’ipocrisia.

Interessanti i dati sui rapporti prematrimoniali, sulla prostituzione, sulla monogamia.

Un esercizio molto divertente permette di scoprire se siamo ascetici, edonisti, affettivi.

Interessante il capitolo dedicato ai genitori perchè aiuta a fare autocritica.

Scoprirete leggendo che dobbiamo farne di strada prima di superare tabù e preconcetti e a che siamo prigionieri di tante proibizioni” più o meno nascoste, obbedendo senza sapere perchè.”

 

 

 

Agenda Letteraria “Vendetta pubblica” Marcello Bortolato – Edoardo Vigna Editori Laterza

 

 

“Davvero c’è qualcuno che pensa che si possa stare bene dentro un carcere? E questo in generale, in qualsiasi carcere, non solo quelli descritti come incubi della peggiore natura dalla cinematografia hollywoodiana?

Anche in quelli in cui le condizioni di vita sono le migliori possibili?

C’è qualcuno che finge di non rendersi conto di quanto la privazione della libertà personale sia già di per sé una grave sofferenza per ogni essere umano?

Siamo onesti: la risposta non dipende dalle opinioni di ciascuno di noi. È oggettiva. “Il carcere l’ha inventato qualcuno che non c’era mai stato”, dice il protagonista del film Riso amaro del 1949.

Ogni prigione è in sé una sofferenza data intenzionalmente.

La funzione del carcere è di fatto quella di segregare e quindi di togliere dal mondo dei liberi una persona per sottoporla alla pena.

È un luogo in cui viene raccolto un numero di esseri umani spesso elevato, in molti casi troppo elevato, in cui si ammassano persone di diversa estrazione sociale, di diversa nazionalità, di diversa cultura, spesso analfabeti o con scarsi strumenti culturali, costrette a stare insieme, in spazi ristretti, per ogni ora di ogni giorno. Questo è il carcere.

Agenda Letteraria “Ancora bigotti” Edoardo Lombardi Vallauri Einaudi Editore

 

 

“Gli italiani sono uno dei popoli i cui maschi frequentano più assiduamente paesi in via di sviluppo per fare turismo sessuale con sfruttamento di minori.

E allora viene da domandarsi: che cosa, negli uomini italiani, e soprattutto intorno a loro, è tale da generare il bisogno di procurarsi sesso con persone senza difese?”

 

Agenda Letteraria “Della gentilezza e del coraggio” Gianrico Carofiglio Feltrinelli Editore

 

 

“La stragrande maggioranza delle persone non è capace di ascoltare.

Per essere più precisi: non è capace di ascoltare perché non ne ha il coraggio.

Ascoltare davvero è pericoloso: richiede di uscire dalla trappola dell’ego, che ci suggerisce di procedere in base a schemi prefabbricati piuttosto che ascoltare e comportarci in relazione a quello che abbiamo davvero ascoltato e capito.

“L’isola dei bambini” Fabrizia Ramondino Edizioni e/

La passione di una donna per la conoscenza, l’amore per la sua città, la gioia del volontariato, il desiderio di costruire un futuro diverso partendo dai ragazzini: “L’isola dei bambini”, pubblicato da Edizioni e/o nella Collana “Di Pensiero Radicale” è un omaggio a Fabrizia Ramondino.

Risentiamo la voce pacata, la grazia nel raccontare piccoli aneddoti, il calore di una scrittura che rende partecipe il lettore.

Amiamo il suo  sguardo libero e intransigente, la capacità di regalare “il lavoro di rinascita culturale a Napoli.”

Vediamo nascere un progetto educativo, un veliero che ritorna ad Itaca con un carico di emozioni e condivisioni.

Conosciamo i compagni di viaggio, attratti da un sogno che negli anni sessanta dilagò come una tempesta.

“Celebravo, ma non lo sapevo allora, dopo tremendi riti di iniziazione, il mio passaggio all’età adulta, che per una giovane donna una volta significava fare un bambino, per me invece fu saperlo portare in spalla.”

Quanto amore concentrato nell’arte di insegnare.

Una lettera nuova, una passeggiata nel bosco, l’ascolto senza arrendersi di fronte alla povertà, alle disuguaglianze, alle difficoltà linguistiche.

Bellisimi sono i racconti degli alunni scritte in dialetto e tradotte in italiano.

Si leggono come piccole favole spontanee.

Le attese, le speranze, le paure, le delusioni e quel mondo degli adulti così difficile da interpretare.

La scrittrice ci aiuta a confrontarci con il nostro tempo, a chiederci se esiste ancora la terra dell’Utopia, se si può ancora pensare ad una scuola inclusiva.

La prefazione di Marco Rossi Doria è un’attenta analisi del testo e un invito a rileggerlo più volte perché “il mestiere di educare è salvo.”

” Ricominciare a pensare, cercando e trovando lo stimolo necessario a difenderci dalle idee correnti e manipolate, e perfino, come massima aspirazione, lo stimolo ad agire. A non accettare quel che il potere quotidianamente ci impone trovando complici – servi volontari – a milioni.”

Un messaggio da non disperdere, da far fiorire invitando a conoscere un testo prezioso, un testamento spirituale, una guida nel difficile viaggio in un tempo depauperato dagli ideali.

 

 

“Questa strana e incontenibile stagione” Zadie Smith SUR

 

“La scrittura è controllo. Il dipartimento universitario dove insegno dovrebbero piuttosto chiamarlo Dipartimento di Controllo dell’Esperienza.

Nel flusso dell’esperienza – sconcertante, travolgente, conscia, inconscia – siamo immersi tutti.

Cerchiamo di adattarci, di imparare, di fare spazio, a volte di resistere, altre volte di sottometterci, a ciò che di volta in volta ci troviamo davanti.

Ma gli scrittori vanno oltre: prendono questo sbigottimento perlopiù informe e lo versano in uno stampo progettato da loro.

La scrittura è tutta resistenza.”

La pandemia fa saltare la prevedibilità, inverte le priorità.

Rende fragili, indifesi.

Acuisce le distanze tra razionalità e  paura.

Zadie Smith in “Questa strana e incontenibile stagione” si interroga sul ruolo della parola scritta.

Ora che tutto è mutato, scrivere significherà “nuotare in un mare di ipocrisie.”

Lo spazio è diventato soffocante perchè non scelto ma imposto.

Il tempo si trasforma in una distesa infinita da riempire.

Trovare “cosa fare” significa ridare senso alle nostre quotidianità, provare a mettere ordine nel subbuglio dei sentimenti.

I saggi che compongono la raccolta sono intensi, provocatori.

Sono una sfida a quell’America che si è trincerata nel privilegio, distratta da un benessere che non intaccava certezze.

“Neppure l’estinzione globale di massa – sotto forma di collasso ambientale – avrebbe toccato l’America, o al limite l’avrebbe toccata solo alla fine, all’ultimo minuto. In relativa sicurezza, al riparo delle sue alte mura, l’America avrebbe banchettato con ciò che restava delle sue risorse, ancora un grande paese in confronto alla sofferenza di quelli là fuori, oltre i suoi confini.”

Il virus non conosce differenze tra ricchi e poveri, bianchi e neri, felici e infelici.

Penetra abbattendo le distanze sociale e soprattutto mostra il volto tumefatto della morte, quella morte che “c’era da sempre, anche se coperta e negata.”

Come attraversare questa tragica esperienza collettiva?

Quante coppie non sopporteranno la forzata convivenza, quanti anziani saranno schiacciati dalla solitudine che non è più liquida.

È una massa incandescente che diventa compagna di tutti.

È il silenzio interiore che nessuna voce riuscirà a riempire, è il terremoto che fa perdere di vista “lo scopo della vita.”

Ci si accorge che “la sofferenza non è relativa; è assoluta.”

Non si può schermare, mediare, accompagnare.

È un deserto tragicamente privato.

La scrittrice ha il coraggio di smascherare il re nudo con lucidità e coerenza intellettuale.

Che sia americano o inglese poco importa, è la stupidità di sentirsi invivibili anche di fronte alla catastrofe.

C’è tanta umanità verso gli ultimi, i dissociati, le vittime di un potere che conosce solo la violenza.

Un capitolo è dedicato agli “Spunti”, piccole occasioni di riflessione, pensieri sparsi che invitano a provare compassione,

“ad amare.

A donare.

A crescere.”

 

 

 

“L’Italia è un sentiero” Natalino Russo Laterza

Perché camminare può essere un atto rivoluzionario?

“Crea consapevolezza”, permette di osservare luoghi e persone, “tornare ad occuparsi di se stessi”.

Natalino Russo in “L’italia è un sentiero”, pubblicato da Laterza, propone itinerari interessanti, poco noti e non citati nelle guide turistiche.

Invita a fare nostro il motto “ambulo ergo sum”, a ritornare a guardarci intorno con occhi curiosi.

La tecnologia ci ha disabituati ad ascoltare il nostro monologo interiore, disgregando pensiero e azione.

Spostarsi a piedi rimette in moto la voglia della scoperta, invita a leggere il paese come una mappa storica e geografica.

L’Appia Antica con il suo “silenzio magico e ristoratore”, la via Francigena che affonda radici in un passato antichissimo, la passeggiata sull’Aspomonte, regno incontrastato di briganti e malfattori: un viaggio che si snoda tra i ricordi dell’autore e le ricerche letterarie.

Dai Sabini ai più recenti camminatori il libro riesce a mantenere spirito critico nel raccontare.

Non mancano gli aneddoti, le battute ironiche che alleggeriscono un testo colto, ricco di citazioni. Come diceva Ippocrate: “Se sei triste fai una passeggiata” e se vuoi cambiare uno stile di vita sedentario questo è il libro per te. Buona camminata.

“La matematica è politica” Chiara Valerio Einaudi Editore

“Non è la matematica a scoraggiare, ma il modo in cui essa è scritta e presentata.”

Tutti coloro che hanno provato un pungente senso di colpa nel non essere attratti da questa scienza, leggendo “La matematica è politica”, pubblicato da Einaudi Editore, si sentiranno assolti e sollevati.

“Negli anni mi sono convinta che esiste un terzo motivo per cui la matematica risulta ostica. E riguarda la superstizione. L’aritmetica, la prima matematica che incontriamo da bambini (Guarda come conta fino a 11!), è un modello del tempo (il due viene prima del tre e dopo l’uno), con i numeri riusciamo a stabilire un prima e un dopo. Senza aritmetica, base dei conteggi, non potremmo costruire gli elenchi. E negli elenchi il tempo non passa. Dunque l’elenco – l’innocua lista della spesa – è il contrario della vita. Il prima e il dopo non sono importanti solo quando siamo nell’eternità. Cioè morti.”

La scrittura di Chiara Valerio è rivoluzionaria, permette di riflettere sul nostro approccio all’esistenza.

Invita a guardare le cose da una prospettiva nuova, ampia, libera da pregiudizi.

Parla di scienza con un linguaggio accessibile a tutti.

Offre esempi che non si limitano ad osservare gli argomenti trattati, ma spaziano in un ambito culturale senza recinti.

Ci commuove quando ci fa comprendere l’essenza dei termini, la potenza delle parole.

“L’assoluto è una scelta, una responsabilità emotiva, sentimentale, culturale, giuridica, politica.”

Ci fa battere il cuore quando si racconta con semplicità regalandoci grandi verità.

“La rivoluzione non è un evento, ma un processo.

Non esistono certezze perenni.

Le certezze camminano sulle gambe degli uomini e delle donne.”

L’importanza dello studio come capacità di “rendere confrontabili i punti di vista e a capire”, il dono della conoscenza “accessibile a tutti, non il privilegio di una casta”.

La chiusura delle scuole ci ha fatto comprendere che non esistono diritti di serie A e diritti di serie B.

“La democrazia non si sceglie una volta per tutte, va esercitata, rinnovata e verificata.”

Frasi da copiare e proporre e ripetere come un mantra.

“La fiducia è l’unica resistenza al presente, la fiducia è creativa.”

Essere cittadini, ripensare al valore della Costituzione, “ragionare con il corpo, ciascuno col proprio e come corpo collettivo.”

Un saggio da tenere sul comodino come rassicurante compagno in un momento storico in cui non esistono più certezze.

Restano intellettuali come Chiara Valerio pronti ad incoraggiarci, stimolarci, spingerci a valorizzare lo studio, l’approfondimento, la ricerca.