“Distanza di sicurezza” Samanta Schweblin SUR

In “Distanza di sicurezza” l’inverosimile ha caratteri netti, invasivi, taglienti.

Palesa un universo alternativo dove credenze popolari e fantasticherie riescono a confondersi.

Due madri, due ragazzini e una trasmigrazione di anime è occasione per perforare i pilastri del realismo.

Il lettore viene investito da una trama che costruisce una serie di labirinti.

Ognuno fa accedere ad una prospettiva diversa, una fantasia, un guizzo visionario.

“Osservare aiuta a ricordare.”

È come se nel gioco di specchi tra immaginazione e realtà sia necessario fare i conti con la memoria.

Una memoria recente fatta di gesti normali, chiusa all’interno di luoghi ben precisi.

Un costume, una tazza, una piscina, un’auto sono segni tangibili di figure che fanno parte dell’esistente.

Sono loro a dipanare il mistero, a trasformare la maternità in un incastro non sempre facile da gestire.

“Siamo vicinissimi a tutto, al centro di tutto.”

Sprofondiamo in questa incandescenza che cresce senza dare tregua.

È la follia travestita da normalità?

È la paura di perdere il contatto con i figli?

È il desiderio di abbandonarsi al sogno mentre il tempo scorre troppo veloce?

Samanta Schweblin, finalista al Man Booker International Prize mostra i fantasmi del nostro tempo, li deforma, li modella usando una prosa che si sbriciola in tanti frammenti.

Ci concede il piacere di ascoltare e toccare il proibito.

Il nemico si accosta ma non ne abbiamo timore.

Sappiamo che la vera letteratura svela gli enigmi e toglie ogni maschera, anche la più temuta.