La recensione di Sara Galletti Manfroni (@ladivoratricelibri) “Le confessioni di Frannie Langton” di Sara Collins – Einaudi Editore

La recensione di Sara Galletti Manfroni (@ladivoratricelibri) “Le confessioni di Frannie Langton”, Sara Collins – Einaudi Editore

 

Dentro a questo ardente esordio di Sara Collins, non c’è solo una storia, ma una persona, la Mulatta assassina, la prostituta, la schiava, la domestica traditrice che spietata ha massacrato chi le dava il pane per vivere, il Signor e la Signora Benham, coppia di aristocratici ben in vista nella società Londinese di inizio Ottocento.

La negra, l’assassina, l’ingrata, una creatura che ricerche scientifiche di quegli anni cercano addirittura di provarne l’estraneità alla specie umana, è ora alla sbarra dell’Old Baley, il più importante e antico tribunale dove si celebrano i processi per omicidio, e su di lei imperversa uno scrosciare continuo di insulti, insinuazioni, oscenità, pregiudizi e l’ostilità ignorante della folla che le si scaglia addosso per il solo gusto di avere qualcuno da odiare.

Frances Langton è un enigma, lo dice lei stessa, chissà chi si aspettavano di trovarsi di fronte gli uomini di legge in quell’aula, forse una disgraziata analfabeta piegata dalla sorte avversa, mentre lei, Frannie, oltre a ad essere esponente di una selvaggia bellezza mulatta, è anche una donna istruita alla cultura scientifica e letteraria, in grado di scrivere e leggere con abilità e competenza. L’avvocato che la difende le chiede di annotare su dei fogli ogni ricordo che possa scagionarla da un’accusa infamante di cui lei stessa non ha memoria, a cui lei stessa non crede, perché, come avrebbe potuto uccidere Miss Benham, dal momento che la amava?

Sara Collins gioca da maestra, spostando il fulcro narrativo su più livelli, mantenendo una corrente principale, quella della storia gotica, che affonda le radici nel passato della sua protagonista e che sfocia in un fervido processo che si affaccia sulla pagina con poche, incisive, rese testimoniali dei personaggi che fanno da corolla allo stimma che è sempre il medesimo, Frannie.

Per poi centrare la macchina da presa sulla donna imprendibile, sconvolgentemente bella, appassionata, amata e amante senza scampo, seduttrice per natura, in modo da innalzare l’ordito narrativo ad uno stadio più impervio, dove risiedono gli ingranaggi di mente e viscere, quello più intimo e cerebrale, che dà il colpo di grazia al lettore.

La vicenda omicidiaria è ben orchestrata ed il ricamo si dirige tra i fori di uno schema imprevedibile e raffinatissimo, il teschio e la rosa, la dannazione e l’amore, gli esperimenti e le droghe, ma la schiava bellissima che sbugiarda l’inconsistenza e la depravazione di una classe sociale intera, quella che la tiene ammanettata ad un banco, quella del perbenismo e della civiltà, senza neppure doversi liberare delle manette è il punto più alto di tutta l’opera della Collins e su di esso io mi sento di affondare senza voler soccorso alcuno.

“Che ne sapeva Shakespeare? L’amore deve mutare, altrimenti non può sopravvivere.

E di questa vicenda affamata, insanguinata, stracciata, lapidata e fustigata, che brucia al fuoco del dolore e della passione, i due estremi a cui si tende l’intero filo dell’esistenza umana, Frannie racconta, elegante e appuntita:

“La mia storia. L’unica cosa che sono in grado di lasciare a qualcuno. Ho avuto due amori: tutti i libri che ho letto e tutte le persone che li hanno scritti. Perché nonostante il gran polverone che solleviamo, la vita si riduce a ben poco, eppure i romanzi ci permettono di illuderci che abbia un senso, in fin dei conti”

Intervista alla blogger Sara Galletti Manfroni @Ladivoralibri

 

@Casalettori dialoga con la blogger Sara Galletti Manfroni, su twitter @Ladivoralibri

 

Come nasce la passione per la lettura?

“La passione per la lettura nasce per lo stesso motivo per cui nascono i grandi amori: il divieto di farlo. Ai miei genitori non piaceva che leggessi i best-seller che arrivavano a casa per corrispondenza, perché molti erano dell’orrore. Uno su tutti mi era proibito toccare, e fu proprio da quello che iniziai. Rintanata sotto il letto alto di mia madre, coperta dalla lunga trapunta, leggevo. Poco per volta allenavo la mia velocità di lettura per paura che i miei mi scoprissero prima che potessi arrivare alla fine della storia e perché volevo leggere più libri che potevo. Provavo delle sensazioni talmente esclusive, l’atto della lettura mi apparteneva come un segreto, che non misi mai più giù un libro.”

 

 

Leggere perché?

“Ci sono diversi motivi per cui si legge, per riconoscersi nelle parole di qualcun altro e abbattere la percezione di un’intima solitudine, per spostare i propri orizzonti abbracciando tempi e luoghi mai conosciuti, ma soprattutto per vivere delle storie. La possibilità che si ha leggendo è straordinaria, il tempo ha una valenza diversa quando viene messo nero su bianco e trasferito alla pagina, sfidiamo la mortalità. Scrivendo e, per motivi altrettanto necessari, leggendo la percezione è quella di lasciare una traccia significativa su questa terra. Penso a quell’ unicum che sono i frammenti di Saffo. Mentre li leggo la distanza, anche temporale, si azzera. Per questo motivo scrittura e lettura sono intimamente legate tra loro, perché senza l’una non esisterebbe l’altra.”

 

 

Con tre aggettivi come definirebbe il suo sito?

“Informale, preciso e appassionato.”

 

Come concilia la sua vita privata con la scrittura?

“Ci pensavo proprio l’altro giorno. La scrittura la vivo come pulsione. È una necessità, un bisogno che sento prepotentemente e in continuazione. Scrivo e leggo in qualsiasi momento io riesca a farlo. Per riuscirci, con due figlie piccole, mi capita di estraniarmi mentre giocano o di restare più del dovuto in macchina anziché salire subito in casa con la spesa oppure, quando il fisico ancora regge, scrivo mentre dormono e spesso mi detesto perché mi rendo conto di sottrarre quel tempo alla mia famiglia, ma è come se non potessi comandare l’istinto, diventa un automatismo, una specie di infermità mentale, una monopolizzazione che fa concorrenza al più fervido degli amanti.”

 

 

Nella scelta del libro da recensire quali le priorità?

“La priorità nel recensire un libro è la trasmissione della sua, mi si passi il termine inflazionato, bellezza. Quando finisco un libro ed è un buon libro o, meglio ancora, un ottimo libro, l’urgenza è quella di dirlo a tutti, a chi non l’ha letto e a chi l’ha già letto per avere un confronto. L’arte ha la capacità di stupire e di unire.”

 

 

A chi legge poco quale titolo consiglierebbe?

“Uno dei libri che mi porterei su quella famosa, e mai vista, isola deserta: I tre moschettieri di Dumas.”

 

 

Il classico nel quale si identifica?

“Madame Bovary. Flaubert era un genio.”

 

 

Leggendo le sue recensioni traspare una grande competenza linguistica, quanto è importante la parola oggi?

“La parola è importante perché sta alla base del pensiero umano. È uno strumento di cui l’uomo ha l’esclusiva, che lo definisce in quanto tale e che permette la circolazione delle idee. Penso che sia fondamentale anche se oggi si utilizzano molti altri codici di comunicazione, soprattutto visivi, lo vedo sulle mie figlie.”

 

 

Gli errori e i pregi dell’editoria italiana?

“Molti dicono, pubblicare meno, pubblicare meglio. Io trovo che in Italia ci siano molte realtà editoriali, anche piccole, che producono libri di qualità. Tutto sta nell’avventurarsi – accettando anche il rischio della sòla – in un regno che al giorno d’oggi offre molta più scelta rispetto a cinquant’anni fa. Nelle questioni di carattere economico non mi addentro, non ne ho le competenze. Certo che da lettrice appassionata quale sono mi piacerebbe potermi permettere molti più libri di quanti già non compri.”

 

 

Quanto sono importanti i blogger nella promozione di un testo?

“Dipende dal pubblico a cui si rivolgono. Penso che in molti, soprattutto giovanissimi, parlino un linguaggio, anche estetico – quelle tanto vituperate fotografie che accostano i libri al cibo, i libri ai fiori, i libri ai fiocchetti e ai pizzi, per intenderci – diverso da quello che spesso si propone con la critica letteraria da cui difficilmente vengono toccati. Credo che la competenza in materia sia fondamentale e che altrettanto lo sia la capacità di divulgazione. La trasmissione della cultura se elitaria serve a poco, perciò apprezzo anche quei blogger che vicino al libro ci piazzano lucine colorate e merletti. I contenuti però devono esserci. Altrimenti si parla del nulla.”

 

 

 

Se fosse ministro della Cultura quali le priorità?

“Ho una formazione classica ed una specializzazione in archeologia, perciò agevolerei la fruizione della cultura sotto ogni sua forma – l’insegnamento di qualità negli istituti scolastici sta alla base di questo concetto – e promuoverei la conservazione e la valorizzazione di tutto quello che ha interesse storico e artistico, permettendo ai tanti, ottimi professionisti che si sono formati nel settore dei beni culturali di mantenersi svolgendo una professione che venga loro riconosciuta come tale.”

 

 

Oltre a Twitter quali altri social frequenta?

“Utilizzo anche Facebook e Instagram, più in là non mi spingo, mi servirebbero giornate di 48 ore.”

 

 

Un sogno nel cassetto?

“Ne avevo due, il primo l’ho realizzato e ce l’ho accanto ogni giorno della mia vita, il secondo ha incontrato molte difficoltà a decollare nel panorama lavorativo attuale, ma mi ha portata ad essere quella che sono e ad incontrare la persona con cui ho realizzato il primo, tra i due decisamente il più grande.”