“Un amore” Sara Mesa La Nuova Frontiera

 

L’originalità di “Un amore”, pubblicato da “La Nuova Frontiera” e tradotto da Elisa Tramontin, si ravvisa fin dalle prime pagine, che risucchiano il lettore in una spirale indefinita, pericolosa e tragicamente intrigante.

Non si riesce a smettere di leggere perchè la scrittura è come una calamita.

Continui sobbalzi nello sviluppo di una trama costruita sull’equivoco catalizzano l’attenzione.

Sono proprio le parole e il loro significato ambivalente a rendere il libro un capolavoro nel panorama internazionale.

Nat non è solo protagonista, sa essere elemento di rottura nell’immaginario di un certo tipo di femminile.

Nella decisione di trasferirsi a La Escapa, paese della Spagna Rurale, c’è il bisogno di ricongiungersi a qualcosa che le manca.

La sua è una ricerca ancestrale, la necessità di vivere l’istinto, liberandosi di sovrastrutture intellettuali e personali.

Il passato è come una scheggia che ogni tanto sanguina e non serve provare ad ignorarlo.

È causa di ogni scelta che non la libererà dai troppi sensi di colpa.

Traduce per mestiere e questa continua dicotomia tra il senso e l’improvvisazione è un altro elemento caratteriale.

“I confini di La Escapa sono vaghi, e anche se c’è un nucleo di casette più o meno compatto – proprio dove si trova lei – più in là sono disseminate altre costruzioni, alcune abitate e altre no.”

Le descrizioni precise fanno da contrappeso all’atmosfera sempre sospesa.

Anche gli incontri sono disseminati di inquieti presagi.

I comportamenti degli altri sfuggono alla comprensione, sono primordiali, duri, affilati.

Nat prova ad inventarsi una forma di resistenza, cede al desiderio.

Diventa corpo che si offre anche se sa di essere perdente.

La passione deve essere scandagliata, vissuta, esasperata.

Ma nel mondo degli uomini che la circondano non c’è spazio per la pietas.

Predatori si aggirano sulla carcassa di un’anima in fuga da sè stessa.

La relazione con Andreas è “ardore e desiderio, ansia e vertigine”.

Un sentimento che si sfilaccia perchè sbilanciato, incapace di dare sicurezza.

La tensione cresce, si trasforma in ossessione e il romanzo si tinge dei colori della consapevolezza.

Pochissimi i dialoghi, mentre molto curato è l’apparato scenico, il monologo interiore, le sfumature linguistiche.

Una prova letteraria raffinata che ha il coraggio di non cedere al ricatto del silenzio.

“Il tempo è il castigo” o è espiazione di presunte colpe?

A voi la risposta.

Una cosa è certa.

“Non si arriva al bersaglio puntandolo, ma disordinatamente, tramite avvallamenti e giri a vuoto, quasi per caso.”

Una prova letteraria che con abilità mette a nudo la bestialità dell’essere umano e la purezza del bisogno d’amore.