“L’educazione sentimentale di Eugenio Licitra” Francesco Recami Sellerio Editore

 

“Alle 10 di sera il treno sul quale viaggiava Eugenio Licitra arrivò alla stazione di Santa Maria Novella con sei ore di ritardo, proveniente da Villa San Giovanni.

Finalmente era a Firenze!

Si portava dietro due borse pesantissime, una piena di generi alimentari, l’altra contenente almeno una quindicina di libri, quasi tutti dello stesso autore.

In più trascinava una grossa valigia verde e nera.”

Ecco il nostro protagonista, ha diciannove anni, viene dalla Sicilia e sta per iniziare a frequentare la facoltà di Filosofia di Firenze.

La città, tempio della Cultura, lo accoglie facendogli pesare il ruolo di fuorisede.

I coinquilini fanno parte di un universo giovanile che non gli appartiene ma che lo costringerà ad adeguarsi.

Francesco Recami in “L’educazione sentimentale di Eugenio Licitra”, pubblicato da Sellerio Editore gioca molto sulla capacità di trovare un proprio spazio anche nelle condizioni più sfavorevoli.

Essere disponibile al cambiamento è faticoso ma il giovane imperterrito non si lascia intimorire.

Un eroe postmoderno o un ingenuo fanciullo?

Nelle infinite traversie la dicotomia tra le due personalità si fa più evidente.

Siamo negli anni 70, i movimenti studenteschi si fanno sentire ma nella narrazione si ha la sensazione che il presente sia sfilacciato.

Nell’aria si percepisce una disillusione che si manifesta nelle lunghe assemblee di facoltà, dell’incapacità di costruire un progetto.

Se l’autore voleva leggere quel tempo attraversandone le contraddizioni ci è riuscito brillantemente.

Un colpo basso per chi in quella fase storica ha creduto ma si prova a perdonare l’ironia cercando di cogliere nel testo un bisogno di dissacrazione dei miti.

Divertenti i dialoghi telefonici  con la madre siciliana e le avventure amorose non sempre fortunate.

Ad attraversare la trama una seconda protagonista è la filosofia e ci si chiede se anche questa sia una trovata letteraria o rientri in un quadro complessivo dove il dibattito era metodo di studio.

Non aspettatevi un finale classico, una piccola sorpresa costringerà il lettore a scegliere come concludere la storia.

A me piace sperare che si torni sempre a casa, feriti, ammaccati ma certamente cresciuti.

“L’universo in un granello di sabbia” Mia Couto Sellerio Editore

 

“Per dare più verità al mio nuovo libro, avevo bisogno di sentire il posto, di rivisitare i ricordi, di ascoltare le voci della strada.

Avevo bisogno di vedere la città.”

Una scrittura viscerale, empatica attraversa le pagine di “L’universo in un granello di sabbia”, pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Vincenzo Barca.

Quella “Seconda anima” si percepisce con una forza straordinaria.

Mia Couto non si sottrae alla memoria e attraverso questa operazione dolorosa ma necessaria fa rivivere il dramma del suo popolo.

Tornare significa raccontare “i territori infiniti” che circoscrivono la nostra identità.

“In nome della sicurezza mondiale sono stati imposti e mantenuti al potere alcuni dei dittatori più sanguinari di cui si abbia memoria.”

L’analisi politica internazionale è lucidissima, illustra i fatti, trova le cause, individua i rimedi.

Dalla fame nel mondo alle disuguaglianze sociali, alla perenne emergenza che crea uno stato di incertezza, alla pesante xenofobia dei paesi sudafricani, ai muri che “separano chi ha paura da chi non ha paura: ogni riflessione costringe il lettore ad interrogarsi.

Un autismo nei confronti dell’altro sta minando le basi della convivenza civile.

Importante è il ruolo della parola, libera, intransigente, obiettiva.

“Una delle strade che ci può aiutare a recuperare questa morale perduta può essere la letteratura.

Mi riferisco alla letteratura come arte di raccontare e ascoltare storie.”

Parole commoventi che invitano tutti noi ad essere costruttori di pace identificando un linguaggio comune fatto di fonemi, gestualità e azioni.

Recuperare le piccole storie, dare voce agli eroi sconosciuti, ricordare “tutti i passati”, quelli delle minoranze e dei vinti.”

L’autore riesce a far vivere la sua Africa, a evidenziare gli errori e le marginalità ma se ci concentriamo sul suo messaggio ci accorgiamo che i suoi pensieri sono rivolti anche all’Occidente.

Non dobbiamo mai dimenticare che “le costruzioni della fantasia sono nate per vincere la paura della nostra ignoranza e quella, ancora più grande, di saperci fragili e finiti.”

 

 

“La piccola conformista” Ingrid Seyman Sellerio Editore

 

Ester fin da piccola percepisce che il mondo dei genitori non le appartiene.

Si trova in una famiglia di sinistra che le impone uno stile e un modello falsamente libertario.

“La piccola conformista”, pubblicato da Sellerio e tradotto da Marina Di Leo, non è il solito libro di formazione.

È testimonianza di un disagio profondo e al contempo splendido affresco degli anni settanta.

È convincente perché non mostra forzature nel delineare un periodo storico ed ha l’originalità di trasformare il nucleo familiare nello specchio di un certo modo di essere.

“Per quanto entrambi consacrassero i primi tre anni della mia vita al tentativo di convertirmi alla loro visione del mondo, rimasi un’incorreggibile reazionaria.”

Il padre, “ebreo solo a intermittenza”, la madre, ex sessantottina, il fratello, meteora senza consistenza.

La piccola dovrà inventarsi un personaggio per farsi accettare dai compagni e in questa lotta quotidiana c’è un’ammirevole determinazione.

Ingrid Seyman scrive un romanzo divertente e molto amaro.

Contrappone la borghesia bigotta francese al tentativo di ribellione naufragato nella quotidianità.

Sa estrapolare dai personaggi i tratti ridicoli lasciando solo alla protagonista il compito di scegliere da che parte stare.

I dialoghi appaiono come incidentali che alleggeriscono l’atmosfera.

Un testo finalmente dalla parte dei figli, fragili oggetti spesso manipolati.

Ma dove sta la verità, quale strada imboccare?

Odiare il padre o cercare di comprenderne i segreti?

Scegliere la madre ed accettarne le debolezze?

Non ci sono risposte ma tanti interrogativi che arrivano come valanghe.

Nello scioglimento finale si nascondono pensieri inconfessabili e forse solo allora si ritorna ad essere semplicemente frutti della carne.

 

“Io non ci volevo venire” Roberto Alajmo Sellerio Editore

 

Roberto Alajmo riesce a scrivere un noir dove tutti gli elementi fondanti del genere sono ribaltati.

In “Io non ci volevo venire”, pubblicato da Sellerio Editore, non manca la suspense ma è orientata sulla relazione tra uomini.

Giovà incapace di prendere decisioni, cresciuto in una famiglia dove regna il matriarcato, è costretto ad ubbidire agli ordini di Zzu, personaggio ambiguo che conta nel quartiere.

Bisogna scoprire cosa è successo ad Agostina Giordano, picciotta perbene, scomparsa nel nulla.

Protagonista la borgata palermitana di Partanna, divisa dalle ricche ville della spiaggia di Mondello da quella strana e tutta siciliana alchimia che separa censi differenti.

Una città nella città con regole sempre al confine tra legalità e illegalità.

Il pregio dell’autore è quello di raccontare una mafia minore, prevaricatrice e onnipresente.

Di coglierne con sguardo acuto uno status comportamentale che continua ad affliggere con la sua gestualità arrogante la bella Sicilia.

La trama si dipana tra pettegolezzi di quartiere e mezze verità, lettere anonime e interpretazioni giornalistiche.

Quando viene trovato il corpo della giovane il povero Giovà si trova ad indagare ed è divertente osservare le sue mosse ingenue, infantili.

“Giovà è abituato a considerare la famiglia come un unico corpo dalle molte teste che – quando non litigano tra loro, ma forse anche quando litigano – collaborano al conseguimento del bene comune.”

Una originale dissacrazione del giallo classico abitato da eroi.

Misurato l’uso delle forme dialettali, come punteggiature a colorare il testo, a dargli una collocazione geografica.

Divertentissimi i dialoghi scadenzati da lunghe pause molto significative.

Graffiante il ritratto di una comunità che pensa di cercare la verità ma in realtà la rifiuta.

Un viaggio nelle viscere di una mentalità troppo spesso forviata dall’obbedienza ai più forti.

Commedia dove niente e nessuno è come appare.

Complimenti all’autore che ci regala il volto meno noto di una Sicilia che si dibatte tra leggi non scritte e incapacità di reagire.

 

“La donna pittora” Maria Attanasio Sellerio Editore

 

L’incanto di una scrittura vibrante di suoni, un susseguirsi di piccole, impercettibili tonalità.

La gioia di sentire scorrere la parola, rigenerata, accostata al colore o all’immagine.

Il piacere di conoscere un personaggio dimenticato dalla Storia ufficiale.

In ogni opera Maria Attanasio compie un’alchimia.

“La donna pittora” è uno dei racconti pubblicati nella raccolta “Lo splendore del niente e altre storie”.

La protagonista Annarcangela ha il dono della pittura, fin da piccola ha disegnato con un pezzo di carbone.

Pochi tratti per delinearne l’esistenza di “nubile ed epilettica” in compagnia del fratello e “dell’autoritaria cognata.”

“La pittura, e soprattutto i colori, continuavano ad essere per lei gli obliosi compagni di una vita ormai senza speranza di eventi.”

È il 31 dicembre del 1707 in una Sicilia stanca di essere dominata e schiacciata, oppressa e umiliata da spagnoli, francesi, austriaci.

Il ritrovamento di frammenti di un Cristo hanno il sapore del miracolo e sarà proprio colei che vive ai margini a ricomporre l’immagine.

“Tra le sbiadite tracce di giallo, di nero, di celeste, a poco a poco si ricompone il corpo del Cristo morente mentre lame l’azzurro s’aprono vivide nel cielo del Golgota.

Sente gli sparsi accadimenti del suo precario esistere gioiosamente risalire dall’infinito delle generazioni confluendo nitidi e necessari nella perenne simmetria dell’Evento. “

Sacro e profano si uniscono in un canto di lode e l’ombra diventa luce.

Il lettore ancora una volta ammaliato dalla scrittrice sente che tutto è possibile, che il riscatto è vicino per chi crede ed ama fermamente ciò che fa.

Risuonano in lontananza le voci delle donne siciliane, nonne, madri che hanno tramandato racconti e favole.

 

“Alfonsina e la strada” Simona Baldelli Sellerio Editore

“Da piccola le piaceva guardare la luna.

Era nata alle tre di notte del 16 marzo 1891 con la primavera già nell’aria e il cielo luminoso.

 

Nella notte in cui era venuta al mondo, la luna stava a metà speccata.”

Un presagio per Alfonsa, Maria Rosa che conoscerà salite e discese.

“Alfonsina e la strada”, pubblicato da Sellerio Editore, è storia di una donna che ha saputo ribellarsi al suo tempo.

Alfonsina Strada ha inseguito un sogno con un ardore e una passione ammirevole.

Nata in una famiglia poverissima ha avuto come modello la madre, stremata dalle gravidanza, il padre, incapace di accettare l’esuberanza della figlia.

Vederla, bambina, imparare ad andare in bicicletta approfittando delle ore notturne per non essere scoperta dalla famiglia, immaginare quell’infantile bisogno di libertà è emozionante.

I risparmi guadagnati in una sartoria di Bologna per comprare una Bianchi di seconda mano, le esercitazioni alla Montagnola, l’indifferenza di fronte a coloro che la osteggiavano.

Considerata Matta perchè si permetteva di voler gareggiare con gli uomini, la nostra eroina non si è mai arresa.

“Pio X l’aveva affermato chiaramente nell’ultima enciclica:

Le donne erano state fatte per i lavori domestici, i quali grandemente proteggono l’onestà del debole sesso.”

Una ricostruzione storica e sociale impeccabile, l’affresco di un secolo delineato con quella grazia narrativa che contraddistingue Simona Baldelli.

La scrittrice ci regala l’effigie indimenticabile di un personaggio che ci permette di “guardare oltre l’orizzonte.”

Con una competenza letteraria ammirevole attraversa i pensieri della giovane, li trascrive rendendo ogni frase luminosa.

C’è la luce sfolgorante di una personalità forte, che ha saputo vincere la mancanza d’amore.

“I genitori e i fratelli si vergognavano della strada di casa e non perdevano occasione per prenderla in giro e marcare la differenza fra lei e loro.

Era matta, una mela marcia di cui ridere tra le mura di casa e provare imbarazzo in pubblico.

E Alfonsina non ne poteva più.”

L’autrice sa comunicare ai lettori anche gli sconforti e i fallimenti, le stanchezza, il peso di un passato arido di attenzioni.

L’amore per Luigi, le due guerre Mondiali che falcidiano vite, il Giro d’Italia, l’incontro con i miti del ciclismo italiano: un film dove ogni scena è curata nei dettagli, è scritta con il cuore.

Mentre la voce scura e dolente di Fred Buscaglione squarcia il silenzio ci pare di vedere una donna sorridente che ci incita a correre per la nostra strada.

Forse non saremo vincenti ma ci abbiamo provato.

Un’esortazione a credere sempre che “l’essere umano è senza limiti.”

 

“Alabama” Alessandro Barbero Sellerio Editore

La scrittura di Alessandro Barbero in “Alabama” è una calamita, una montagna di emozioni, un fiume in piena.

Il romanzo, pubblicato da Sellerio Editore, racconta una delle pagine più buie dell’America.

La Guerra di Secessione non è più evento studiato a scuola, è materia viva, è sangue e morte, è partecipazione, attesa, dolore.

A raccontare un vecchio reduce sudista.

Lo ascoltiamo con rispetto e nel linguaggio colloquiale, nei ricordi spezzati, nei piccoli aneddoti la testimonianza si fa struggente.

E quella giovane studentessa che prende appunti diventa simbolo di un presente che deve imparare ad avere spirito critico.

In questa asincronia temporale si sviluppa il senso della letteratura.

Portare alla luce il passato per comprendere l’oggi.

Non incontriamo eroi ma uomini che forse non hanno nulla da perdere.

Scarpe rotte, abiti sbrindellati e una fame atavica.

Si ha la sensazione che non abbiano consapevolezza di essere in Guerra, si sono trovati coinvolti per sfuggire alla povertà.

Le loro chiacchiere sono come il vocio di una umanità legata alla sua terra da un sentimento ereditato, da un bisogno di possesso inconscio.

L’odore delle stoppie che bruciano, la pulitura del cotone, il lavoro pesante affidato ai “negri”: riflessioni disordinate che si accumulano mostrando l’altra faccia di una Terra dove i diritti vengono scanditi dal colore della pelle.

“E poi non abbiamo più visto niente per via del fumo, e noialtri continuavamo a sparare lo stesso lì in mezzo, che non era certo il momento di risparmiare le munizioni.”

Il silenzio teso del campo dopo la battaglia, i lamenti dei feriti, l’aria ferma: un film in bianco e nero mentre la tensione narrativa cresce.

L’ eccidio di neri è una folata di vento gelido, è la follia che non può ripetersi.

Il messaggio è forte e non concede dubbi.

Si è grati allo storico Alessandro Barbero per averci consegnato un testo palpitante, una memoria che deve essere scritta nelle coscienze di tutti.

“Lanny” Max Porter Sellerio Editore

 

“Arrivò il suono di un canto,

Caldo di fiato creaturale,

E lui si è accoccolato contro di me,

Mi si è appollaiato in grembo,

Mi si è stretto al collo.”

Ballata, poesia, testo teatrale, favola: difficile stabilire un genere.

“Lanny”, pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Marco Rossari, è sperimentazione di più stili.

Un gioco letterario e artistico che conduce il lettore negli spazi sconfinati della creatività.

Un bambino che “assimila tutto quello che ascolta, assorbe i suoni di questo mondo e tira fuori i coriandoli di un altro mondo ancora.”

Nella purezza che disorienta si intravede ciò che dovrebbe essere l’infanzia.

Tempo in cui tutto è possibile, Paradiso delle scoperte, spazio senza confini.

Gli adulti sono solo spettatori incapaci di salire sul palco della vita, manovrati da frenetici orologi, incatenati a schemi che non prevedono l’imponderabile.

“Siamo piccole scintille arroganti in uno schema grandioso.”

Max Porter scrive un testo provocatorio, libero nella forma, sghembo nella narrazione.

Introduce un personaggio, Fanghiglio Frondoso, che spezza a tratti la struttura, un folletto forse e la coscienza di tutti noi.

Malizioso, irriverente, cuce e distrugge il linguaggio, inverte la traiettoria della normalità, propone visioni, allude al “grandioso trucchetto della specie.”

“La memoria ondeggia come un timone difficoltoso, poi si solleva di schianto e prende il vento.”

Frasi che arrivano come turbolenze, stralci di pensieri che ondeggiano creando un senso di spaesamento.

Anche la scomparsa del piccolo protagonista sembra un film che stona con il contesto.

E la ricerca diventa evento vissuto con quella difficoltà ad entrare nelle storie altrui.

Il ritmo non accelera, mantiene una cadenza costante mentre appaiono immagini che sembrano diluizioni annacquate di emozioni.

Nella frammentazione del linguaggio, nella Natura che si illumina assumendo contorni sfilacciati, nei sensi di colpa dei genitori si cerca un finale.

La capacità dello scrittore è proprio quella di stimolare la curiosità, invitare a non fermarsi alle apparenze.

Una cosa è certa, vorremmo anche per poche ore vivere con gli occhi innocenti di un ragazzino che ascolta gli alberi e crede nella forza delle idee.

 

 

“Il lusso della giovinezza” Gaetano Savatteri Sellerio Editore

“Sotto la pioggia la Sicilia non è romantica, né malinconica, ha solo un colore sporco, un tono livido che stinge umidità sui muri delle case abusive, sulla costa devastata da pontili dismessi, sulle stazioni ferroviarie abbandonate, sui capannoni costruiti a metà per rubare soldi alla Cassa del Mezzogiorno, sui cumuli di immondizia ai bordi delle strade.”

Gaetano Savatteri sa cogliere le sfumature cromatiche della Sicilia.

Le sue storie danno voce ad una terra che non si sottrae alle contraddizioni.

Sono autentiche insieme a personaggi che le animano.

Pur avendo tutte le caratteristiche del noir d’autore hanno il pregio di osservare il reale con un’attenzione sociologico.

“Scrivo quello che vivo. Sembra semplice, ma è impegnativo.”

Basta studiare la personalità di Saverio Lamanna per individuare le capacità dello scrittore.

Figura con una ironia sottile, osservatore attento, onesto con sè stesso.

Non si sottrae ad una feroce autocritica ma veste i panni di un ricercatore di istinti.

Quando svolge un’indagine segue un percorso antropologico, studia il presunto colpevole, ne individua i punti deboli.

“Il lusso della giovinezza”, pubblicato da Sellerio, è ambientato a Castelbuono, nel cuore delle Madonie.

Pochi tratti magistrali bastano per descrivere alla perfezione non solo il luogo ma soprattutto il contesto sociale.

La morte del manager milionario Steve Parker è stata causata da un incidente?

La trama scorre  con un ritmo arricchito da dialoghi veloci e incidentali che mettono a fuoco una gioventù che crede nel cambiamento di un isola da sempre troppo lenta.

L’autore invita a riflettere sullo scarto generazionale e sulla corsa del tempo.

“Il tempo non ci lascia indenni e che ad ogni lustro si aggiungono disillusioni, cinismo, irascibilità.”

Il rapporto complesso tra padri e figli, i traumi infantili, la percezione di aver superato l’età delle illusioni, la difficoltà a cedere all’amore, la forza dell’amicizia fanno da corollario ad un impianto narrativo che sfida il genere letterario.

C’è tanta poesia che affiora tra le pagine e nel finale si pensa che per fortuna Saverio Lamanna tornerà.

Una speranza che accettiamo come un augurio:

“La Sicilia cambia, e forse migliora, ma ha tempi diversi dal resto del mondo.

O troppo lenti o troppo veloci.”

“Il lusso della giovinezza” Gaetano Savatteri Sellerio Editore

“Sotto la pioggia la Sicilia non è romantica, né malinconica, ha solo un colore sporco, un tono livido che stinge umidità sui muri delle case abusive, sulla costa devastata da pontili dismessi, sulle stazioni ferroviarie abbandonate, sui capannoni costruiti a metà per rubare soldi alla Cassa del Mezzogiorno, sui cumuli di immondizia ai bordi delle strade.”

Gaetano Savatteri sa cogliere le sfumature cromatiche della Sicilia.

Le sue storie danno voce ad una terra che non si sottrae alle contraddizioni.

Sono autentiche insieme a personaggi che le animano.

Pur avendo tutte le caratteristiche del noir d’autore hanno il pregio di osservare il reale con un’attenzione sociologico.

“Scrivo quello che vivo. Sembra semplice, ma è impegnativo.”

Basta studiare la personalità di Saverio Lamanna per individuare le capacità dello scrittore.

Figura con una ironia sottile, osservatore attento, onesto con sè stesso.

Non si sottrae ad una feroce autocritica ma veste i panni di un ricercatore di istinti.

Quando svolge un’indagine segue un percorso antropologico, studia il presunto colpevole, ne individua i punti deboli.

“Il lusso della giovinezza”, pubblicato da Sellerio, è ambientato a Castelbuono, nel cuore delle Madonie.

Pochi tratti magistrali bastano per descrivere alla perfezione non solo il luogo ma soprattutto il contesto sociale.

La morte del manager milionario Steve Parker è stata causata da un incidente?

La trama scorre  con un ritmo arricchito da dialoghi veloci e incidentali che mettono a fuoco una gioventù che crede nel cambiamento di un isola da sempre troppo lenta.

L’autore invita a riflettere sullo scarto generazionale e sulla corsa del tempo.

“Il tempo non ci lascia indenni e che ad ogni lustro si aggiungono disillusioni, cinismo, irascibilità.”

Il rapporto complesso tra padri e figli, i traumi infantili, la percezione di aver superato l’età delle illusioni, la difficoltà a cedere all’amore, la forza dell’amicizia fanno da corollario ad un impianto narrativo che sfida il genere letterario.

C’è tanta poesia che affiora tra le pagine e nel finale si pensa che per fortuna Saverio Lamanna tornerà.

Una speranza che accettiamo come un augurio:

“La Sicilia cambia, e forse migliora, ma ha tempi diversi dal resto del mondo.

O troppo lenti o troppo veloci.”