“Dizionario del bibliomane” Antonio Castronuovo Sellerio Editore

 

Vi propongo un gioco.

Leggendo “Dizionario del bibliomane”, pubblicato da Sellerio Editore, segnate su un quaderno i personaggi nei quali vi riconoscete.

Ne scoprirete delle belle e la cosa interessante che emergerà sarà una conoscenza del vostro Io più nascosto.

Dalla relazione che intrattenete con il libro riuscirete a far luce sui lati oscuri del vostro carattere.

Ma andiamo per gradi, vi anticipo che tentare una recensione di codesta meraviglia non è una passeggiata.

Tanto ci sarebbe da dire e infiniti i percorsi culturali da attraversare.

È un saggio intelligente, di quelli che vi faranno compagnia a lungo.

Che consulterete con la gioia di sapere che altri vivono il vostro stesso ardore.

In questo tempo in cui la parola scritta è diventata arrogante e prevaricatrice, accusatoria e violenta, trovare un’opera che fa intravedere un mondo articolato e critico è una grande conquista.

Troverete brani di autori noti e meno noti, aneddoti divertenti, riflessioni colte.

Un concentrato intenso della storia della letteratura mondiale ed ogni capitolo è già uno scrigno prezioso.

Conoscerete il notaio Antoine Marie Henri Boulard, vissuto a cavallo tra Sette e Ottocento, che accumulò dai seicentomila agli ottocentomila volumi.

Vi chiederete perchè Jacques Turgot “fece decorare il suo studio con scaffali finti e libri finti.”

Strana l’abitudine della fotografa americana Viviane Thérèse Maier che collocava i libri con il dorso rivolto verso il muro, impedendo ai visitatori di leggerne i titoli.

Stranezze, tic, manie in un viaggio curioso e divertente.

Antonio Castronuovo è geniale e adotta un metodo intrigante.

Suddivide le pagine in capitoli seguendo l’ordine alfabetico ed ogni lettera ha un titolo originale.

Librai, editori, antiquari, semplici appassionati: ci sono tutti ad arricchire questa passeggiata.

Sentirete l’odore meraviglioso della carta, apprezzerete edizioni rare e certamente vorrete trovare i testi che cita l’autore.

Da regalare anche e soprattutto a chi non ama leggere.

Vedrete che scatterà la scintilla.

Statene certi, è un esperimento che ho verificato.

Buon viaggio, amici.

 

“Chi ha ucciso Sarah? Andrej Longo Sellerio Editore

 

Pronti a partire?

Vi avviso: sarà un viaggio ricco di sorprese e non servono bagagli.

Basta trovare posto nel treno di un noir costruito con intelligenza e acume.

Ad accompagnarci e a farci da Cicerone Andrej Longo, un maestro nella realizzazione di una trama fitta di colpi di scena.

Andiamo a Napoli, amici.

Scopriremo l’anima oscura di una città bellissima e complessa.

Ne apprezzeremo gli scorci paesaggistici, entreremo dei palazzi dei ricchi, sentiremo il brivido del Male.

Una giovane di buona famiglia, Sarah Lo Russo, “tranquilla, educata, sempre gentile con chi incontrava”, trovata morta nello stabile di un androne.

Inizia così l’avventura di “Chi ha ucciso Sarah?”, pubblicato da Sellerio Editore.

Un gioco perfetto nell’incastro di ogni dettaglio in un crescendo di tensione.

Le indagini vengono svolte da una squadra che vi piacerà.

A dirigere il caso il commissario Santagata, sempre vestito di nero, uomo complesso e preciso nel mettere insieme gli indizi.

Delizioso nella sua innocenza l’agente Acanfora, un cuore sensibile, verace napoletano.

Non può mancare il bresciano Cipriani, che mal si adatta alle abitudini e ai vizietti del sud.

“Il mare era una tavola.

Dal finestrino guardavo i riflessi del sole sopra all’acqua.

Pareva tale e quale a quando si rompe il termometro per la febbre, che esce il mercurio e fa tante palline argentate.

E le palline saltellavano sull’acqua.”

Una scrittura visiva e allusiva, arricchita dal suono meraviglioso del dialetto.

Un controcanto, quello di un popolo antico.

Posillipo e la Sanità, due quartieri, due storie differenti.

Lo scrittore riesce ad inquadrare entrambe le facce di uno stesso luogo, mostrando le contraddizioni e i disagi delle periferie, riuscendo a raccontare la diversità inconciliabile tra ricchezza e povertà.

“Dentro a questi profumi di sugo e bucato che fanno stare tranquilli, si trovano commerci che uno manco se li può sognare.

Basta infilarsi in qualche vicolo lì attorno, in un portone buio che odora di umido, e là ci stanno mani che in un secondo si scambiano denari, bustine di hashish o roba da buttarsi dentro alle vene.”

La sintesi perfetta di una realtà, lo sguardo attento di chi vuole comprendere e certamente essere motore di un cambiamento.

Lasciatemelo dire, il romanzo è istruttivo, bello, intenso, esplosivo in un finale che non ipotizzavamo.

Quando arriviamo al capolinea ci dispiace lasciare i personaggi ma sia certi di riincontrarli e questa consapevolezza ci rende felici.

 

“Macchie gialle” Esmahan Aykol Sellerio Editore

 

“Macchie gialle”, pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Şemsa Gezgin e Walter Bergero, è una divertentissima commedia ambientata in Turchia.

La visita dell’anziana madre costringe la protagonista ad osservare con occhi nuovi la città dove vive.

“La città più bella del mondo ci è stata portata via: adesso viviamo in una metropoli di cemento armato.

Pure il clima è cambiato.

Sapete qual è la percentuale degli spazi verdi?

L’uno virgola cinque per cento. Inconcepibile.

È diventata la città con meno spazi verdi al mondo.

Hanno rovinato Istanbul in modo irrimediabile».

«In verità io non sono così pessimista» ha obiettato Pelin. «

Secondo me Istanbul si salva da sé. È sempre stato così.

È una delle città più vecchie al mondo.

La sua fondazione risale al 667 a.C.

Da allora quante distruzioni e catastrofi naturali si sono viste, quanti assedi e massacri! Tutto ha avuto una fine, e la città è sopravvissuta».”

Esmahan Aykol sbalordisce, in un racconto breve riesce a concentrare una trama intrigante, una visita culturale della città e un attacco alla situazione politica.

La figura del presidente viene smitizzata e ridicolizzata e questa destrutturazione del potere è punto di forza della storia.

Interessante l’atteggiamento del popolo che forma una massa informe e indistinta.

Incapace di reagire mentre le guardie del corpo mostrano il volto deforme della mancanza di libertà.

L’evoluzione del rapporto con la mamma è segno che dietro ad ogni storia si celano sentimenti che lentamente vengono alla luce.

Il finale? Geniale e ironico.

Anche le piccole insubbordinazioni sono utili a dimostrare che si può continuare ad essere critici, a non piegarsi alla dilagante omologazione.

“Mastro Geppetto” Fabio Stassi Sellerio Editore

 

È una grande emozione leggere “Mastro Geppetto”, pubblicato da Sellerio Editore.

La rivisitazione compiuta da Fabio Stassi trasforma la favola amata in un percorso poetico.

Curata ogni parola, ogni verbo e grande attenzione è riservata alla punteggiatura.

Si ha la sensazione di essere immersi in una bolla che allontana ogni distrazione.

Tutto succede secondo un ritmo lento, una scansione che avvicina la parola scritta alla narrazione orale.

“Il suo era un paese di fango.

Se ne stava tutto raccolto sul dorso di un bricco, un pugno di case sghembe e pericolanti, l’una premuta contro l’altra, sul ciglio del dirupo, come chi si allaccia ai piedi del vicino o a quel pò di terra che ha davanti.”

Scorrono le immagini, vivide e reali e sembra di essere davanti ad un Presepe e la nascita del burattino diventa simbolo della congiunzione tra sacro e profano.

Nel vecchio falegname che va a registrare in Comune il suo figlio c’è la tenerezza di chi alla paternità si aggrappa per sopravvivere.

In un paese “senza madonne, e senza resurrezioni”, si può credere ai miracoli?

Quando la forza di volontà può spezzare il legame pericoloso con la Signora Morte?

Mentre il respiro dei fiumi placa la stanchezza ci si può abbandonare ai sogni.

Durano il tempo di un sospiro, la ricerca del burattino continua.

È tempo della trasformazione della materia.

Partecipiamo al grande teatro di un artista che inverte i ruoli, regala al padre un pò di celebrità, ricorda che in un mondo ostile si possono inseguire i desideri.

Chimere?

La letteratura si nutre e si sviluppa proprio attraverso la lente di una creatività che sa spaziare tra essere e non essere.

Che sa sublimare un pezzo di legno o farlo scomparire per poi riapparire con altre vesti.

È la magia che lo scrittore ci permette di vivere: “la favola di Geppetto, l’unico orfano”, ma forse no.

A lui somigliamo tutti, pronti a stringere tra le braccia anche solo un’idea, sperando che accenda la fiaccola della speranza.

E come diceva Giorgio Manganelli:

“Nessun libro finisce

I libri non sono lunghi

Sono larghi.”

“L’educazione sentimentale di Eugenio Licitra” Francesco Recami Sellerio Editore

 

“Alle 10 di sera il treno sul quale viaggiava Eugenio Licitra arrivò alla stazione di Santa Maria Novella con sei ore di ritardo, proveniente da Villa San Giovanni.

Finalmente era a Firenze!

Si portava dietro due borse pesantissime, una piena di generi alimentari, l’altra contenente almeno una quindicina di libri, quasi tutti dello stesso autore.

In più trascinava una grossa valigia verde e nera.”

Ecco il nostro protagonista, ha diciannove anni, viene dalla Sicilia e sta per iniziare a frequentare la facoltà di Filosofia di Firenze.

La città, tempio della Cultura, lo accoglie facendogli pesare il ruolo di fuorisede.

I coinquilini fanno parte di un universo giovanile che non gli appartiene ma che lo costringerà ad adeguarsi.

Francesco Recami in “L’educazione sentimentale di Eugenio Licitra”, pubblicato da Sellerio Editore gioca molto sulla capacità di trovare un proprio spazio anche nelle condizioni più sfavorevoli.

Essere disponibile al cambiamento è faticoso ma il giovane imperterrito non si lascia intimorire.

Un eroe postmoderno o un ingenuo fanciullo?

Nelle infinite traversie la dicotomia tra le due personalità si fa più evidente.

Siamo negli anni 70, i movimenti studenteschi si fanno sentire ma nella narrazione si ha la sensazione che il presente sia sfilacciato.

Nell’aria si percepisce una disillusione che si manifesta nelle lunghe assemblee di facoltà, dell’incapacità di costruire un progetto.

Se l’autore voleva leggere quel tempo attraversandone le contraddizioni ci è riuscito brillantemente.

Un colpo basso per chi in quella fase storica ha creduto ma si prova a perdonare l’ironia cercando di cogliere nel testo un bisogno di dissacrazione dei miti.

Divertenti i dialoghi telefonici  con la madre siciliana e le avventure amorose non sempre fortunate.

Ad attraversare la trama una seconda protagonista è la filosofia e ci si chiede se anche questa sia una trovata letteraria o rientri in un quadro complessivo dove il dibattito era metodo di studio.

Non aspettatevi un finale classico, una piccola sorpresa costringerà il lettore a scegliere come concludere la storia.

A me piace sperare che si torni sempre a casa, feriti, ammaccati ma certamente cresciuti.

“L’universo in un granello di sabbia” Mia Couto Sellerio Editore

 

“Per dare più verità al mio nuovo libro, avevo bisogno di sentire il posto, di rivisitare i ricordi, di ascoltare le voci della strada.

Avevo bisogno di vedere la città.”

Una scrittura viscerale, empatica attraversa le pagine di “L’universo in un granello di sabbia”, pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Vincenzo Barca.

Quella “Seconda anima” si percepisce con una forza straordinaria.

Mia Couto non si sottrae alla memoria e attraverso questa operazione dolorosa ma necessaria fa rivivere il dramma del suo popolo.

Tornare significa raccontare “i territori infiniti” che circoscrivono la nostra identità.

“In nome della sicurezza mondiale sono stati imposti e mantenuti al potere alcuni dei dittatori più sanguinari di cui si abbia memoria.”

L’analisi politica internazionale è lucidissima, illustra i fatti, trova le cause, individua i rimedi.

Dalla fame nel mondo alle disuguaglianze sociali, alla perenne emergenza che crea uno stato di incertezza, alla pesante xenofobia dei paesi sudafricani, ai muri che “separano chi ha paura da chi non ha paura: ogni riflessione costringe il lettore ad interrogarsi.

Un autismo nei confronti dell’altro sta minando le basi della convivenza civile.

Importante è il ruolo della parola, libera, intransigente, obiettiva.

“Una delle strade che ci può aiutare a recuperare questa morale perduta può essere la letteratura.

Mi riferisco alla letteratura come arte di raccontare e ascoltare storie.”

Parole commoventi che invitano tutti noi ad essere costruttori di pace identificando un linguaggio comune fatto di fonemi, gestualità e azioni.

Recuperare le piccole storie, dare voce agli eroi sconosciuti, ricordare “tutti i passati”, quelli delle minoranze e dei vinti.”

L’autore riesce a far vivere la sua Africa, a evidenziare gli errori e le marginalità ma se ci concentriamo sul suo messaggio ci accorgiamo che i suoi pensieri sono rivolti anche all’Occidente.

Non dobbiamo mai dimenticare che “le costruzioni della fantasia sono nate per vincere la paura della nostra ignoranza e quella, ancora più grande, di saperci fragili e finiti.”

 

 

“La piccola conformista” Ingrid Seyman Sellerio Editore

 

Ester fin da piccola percepisce che il mondo dei genitori non le appartiene.

Si trova in una famiglia di sinistra che le impone uno stile e un modello falsamente libertario.

“La piccola conformista”, pubblicato da Sellerio e tradotto da Marina Di Leo, non è il solito libro di formazione.

È testimonianza di un disagio profondo e al contempo splendido affresco degli anni settanta.

È convincente perché non mostra forzature nel delineare un periodo storico ed ha l’originalità di trasformare il nucleo familiare nello specchio di un certo modo di essere.

“Per quanto entrambi consacrassero i primi tre anni della mia vita al tentativo di convertirmi alla loro visione del mondo, rimasi un’incorreggibile reazionaria.”

Il padre, “ebreo solo a intermittenza”, la madre, ex sessantottina, il fratello, meteora senza consistenza.

La piccola dovrà inventarsi un personaggio per farsi accettare dai compagni e in questa lotta quotidiana c’è un’ammirevole determinazione.

Ingrid Seyman scrive un romanzo divertente e molto amaro.

Contrappone la borghesia bigotta francese al tentativo di ribellione naufragato nella quotidianità.

Sa estrapolare dai personaggi i tratti ridicoli lasciando solo alla protagonista il compito di scegliere da che parte stare.

I dialoghi appaiono come incidentali che alleggeriscono l’atmosfera.

Un testo finalmente dalla parte dei figli, fragili oggetti spesso manipolati.

Ma dove sta la verità, quale strada imboccare?

Odiare il padre o cercare di comprenderne i segreti?

Scegliere la madre ed accettarne le debolezze?

Non ci sono risposte ma tanti interrogativi che arrivano come valanghe.

Nello scioglimento finale si nascondono pensieri inconfessabili e forse solo allora si ritorna ad essere semplicemente frutti della carne.

 

“Io non ci volevo venire” Roberto Alajmo Sellerio Editore

 

Roberto Alajmo riesce a scrivere un noir dove tutti gli elementi fondanti del genere sono ribaltati.

In “Io non ci volevo venire”, pubblicato da Sellerio Editore, non manca la suspense ma è orientata sulla relazione tra uomini.

Giovà incapace di prendere decisioni, cresciuto in una famiglia dove regna il matriarcato, è costretto ad ubbidire agli ordini di Zzu, personaggio ambiguo che conta nel quartiere.

Bisogna scoprire cosa è successo ad Agostina Giordano, picciotta perbene, scomparsa nel nulla.

Protagonista la borgata palermitana di Partanna, divisa dalle ricche ville della spiaggia di Mondello da quella strana e tutta siciliana alchimia che separa censi differenti.

Una città nella città con regole sempre al confine tra legalità e illegalità.

Il pregio dell’autore è quello di raccontare una mafia minore, prevaricatrice e onnipresente.

Di coglierne con sguardo acuto uno status comportamentale che continua ad affliggere con la sua gestualità arrogante la bella Sicilia.

La trama si dipana tra pettegolezzi di quartiere e mezze verità, lettere anonime e interpretazioni giornalistiche.

Quando viene trovato il corpo della giovane il povero Giovà si trova ad indagare ed è divertente osservare le sue mosse ingenue, infantili.

“Giovà è abituato a considerare la famiglia come un unico corpo dalle molte teste che – quando non litigano tra loro, ma forse anche quando litigano – collaborano al conseguimento del bene comune.”

Una originale dissacrazione del giallo classico abitato da eroi.

Misurato l’uso delle forme dialettali, come punteggiature a colorare il testo, a dargli una collocazione geografica.

Divertentissimi i dialoghi scadenzati da lunghe pause molto significative.

Graffiante il ritratto di una comunità che pensa di cercare la verità ma in realtà la rifiuta.

Un viaggio nelle viscere di una mentalità troppo spesso forviata dall’obbedienza ai più forti.

Commedia dove niente e nessuno è come appare.

Complimenti all’autore che ci regala il volto meno noto di una Sicilia che si dibatte tra leggi non scritte e incapacità di reagire.

 

“La donna pittora” Maria Attanasio Sellerio Editore

 

L’incanto di una scrittura vibrante di suoni, un susseguirsi di piccole, impercettibili tonalità.

La gioia di sentire scorrere la parola, rigenerata, accostata al colore o all’immagine.

Il piacere di conoscere un personaggio dimenticato dalla Storia ufficiale.

In ogni opera Maria Attanasio compie un’alchimia.

“La donna pittora” è uno dei racconti pubblicati nella raccolta “Lo splendore del niente e altre storie”.

La protagonista Annarcangela ha il dono della pittura, fin da piccola ha disegnato con un pezzo di carbone.

Pochi tratti per delinearne l’esistenza di “nubile ed epilettica” in compagnia del fratello e “dell’autoritaria cognata.”

“La pittura, e soprattutto i colori, continuavano ad essere per lei gli obliosi compagni di una vita ormai senza speranza di eventi.”

È il 31 dicembre del 1707 in una Sicilia stanca di essere dominata e schiacciata, oppressa e umiliata da spagnoli, francesi, austriaci.

Il ritrovamento di frammenti di un Cristo hanno il sapore del miracolo e sarà proprio colei che vive ai margini a ricomporre l’immagine.

“Tra le sbiadite tracce di giallo, di nero, di celeste, a poco a poco si ricompone il corpo del Cristo morente mentre lame l’azzurro s’aprono vivide nel cielo del Golgota.

Sente gli sparsi accadimenti del suo precario esistere gioiosamente risalire dall’infinito delle generazioni confluendo nitidi e necessari nella perenne simmetria dell’Evento. “

Sacro e profano si uniscono in un canto di lode e l’ombra diventa luce.

Il lettore ancora una volta ammaliato dalla scrittrice sente che tutto è possibile, che il riscatto è vicino per chi crede ed ama fermamente ciò che fa.

Risuonano in lontananza le voci delle donne siciliane, nonne, madri che hanno tramandato racconti e favole.

 

“Alfonsina e la strada” Simona Baldelli Sellerio Editore

“Da piccola le piaceva guardare la luna.

Era nata alle tre di notte del 16 marzo 1891 con la primavera già nell’aria e il cielo luminoso.

 

Nella notte in cui era venuta al mondo, la luna stava a metà speccata.”

Un presagio per Alfonsa, Maria Rosa che conoscerà salite e discese.

“Alfonsina e la strada”, pubblicato da Sellerio Editore, è storia di una donna che ha saputo ribellarsi al suo tempo.

Alfonsina Strada ha inseguito un sogno con un ardore e una passione ammirevole.

Nata in una famiglia poverissima ha avuto come modello la madre, stremata dalle gravidanza, il padre, incapace di accettare l’esuberanza della figlia.

Vederla, bambina, imparare ad andare in bicicletta approfittando delle ore notturne per non essere scoperta dalla famiglia, immaginare quell’infantile bisogno di libertà è emozionante.

I risparmi guadagnati in una sartoria di Bologna per comprare una Bianchi di seconda mano, le esercitazioni alla Montagnola, l’indifferenza di fronte a coloro che la osteggiavano.

Considerata Matta perchè si permetteva di voler gareggiare con gli uomini, la nostra eroina non si è mai arresa.

“Pio X l’aveva affermato chiaramente nell’ultima enciclica:

Le donne erano state fatte per i lavori domestici, i quali grandemente proteggono l’onestà del debole sesso.”

Una ricostruzione storica e sociale impeccabile, l’affresco di un secolo delineato con quella grazia narrativa che contraddistingue Simona Baldelli.

La scrittrice ci regala l’effigie indimenticabile di un personaggio che ci permette di “guardare oltre l’orizzonte.”

Con una competenza letteraria ammirevole attraversa i pensieri della giovane, li trascrive rendendo ogni frase luminosa.

C’è la luce sfolgorante di una personalità forte, che ha saputo vincere la mancanza d’amore.

“I genitori e i fratelli si vergognavano della strada di casa e non perdevano occasione per prenderla in giro e marcare la differenza fra lei e loro.

Era matta, una mela marcia di cui ridere tra le mura di casa e provare imbarazzo in pubblico.

E Alfonsina non ne poteva più.”

L’autrice sa comunicare ai lettori anche gli sconforti e i fallimenti, le stanchezza, il peso di un passato arido di attenzioni.

L’amore per Luigi, le due guerre Mondiali che falcidiano vite, il Giro d’Italia, l’incontro con i miti del ciclismo italiano: un film dove ogni scena è curata nei dettagli, è scritta con il cuore.

Mentre la voce scura e dolente di Fred Buscaglione squarcia il silenzio ci pare di vedere una donna sorridente che ci incita a correre per la nostra strada.

Forse non saremo vincenti ma ci abbiamo provato.

Un’esortazione a credere sempre che “l’essere umano è senza limiti.”