“La vasca del Führer” Serena Dandini Einaudi Editore Stile Libero

Serena Dandini regala una storia che resta nella mente del lettore come un manifesto di libertà.

Nel ricostruire l’esistenza di Lee Miller attraversa i fermenti letterari e culturali del Novecento.

“La vasca del Führer”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, nasce da una accurata ricerca bibliografica.

C’è la passione della scrittrice che vive nel romanzo, segue i percorsi geografici e interiori della protagonista.

Confronta con lucidità la nostra epoca con quel passato vibrante di creatività.

“Oggi siamo bombardati da una miriade di immagini.

Ci piovono addosso da ogni mezzo di comunicazione, siamo assuefatti a qualsiasi novità o stranezza che vorrebbe accalappiare la nostra pigra attenzione: provano ad attirarci con filtri, fotomontaggi e trucchetti vari, ma è sempre più difficile che qualcosa ci colpisca davvero o addirittura ci faccia pensare.”

Mostra quanto la sperimentazione di tecniche artistiche abbia rimodulato schemi rigidi, realizzando un approccio rivoluzionario dei saperi.

Il testo viene costruito su paralleli temporari e in questa comunione di tempi ogni dettaglio viene illuminato e svelato.

Chi è veramente Lee?

Cosa si nasconde dietro la bellezza conturbante?

“Sembravo un angelo, fuori.

Mi vedevano così.

Ero un demonio, invece, dentro.

Ho conosciuto tutto il dolore del mondo fin da bambina.”

Uno stupro in giovanissima età è ferita lacerante e certamente causa scatenante di tante scelte.

Donna che trasgredisce ogni imposizione difendendo con forza la propria personalità.

Il rapporto fortissimo col padre, la complicità con Man Ray, la “convulsa vita amorosa tempestata da cuori spezzati e gelosie feroci”, l’esperienza di modella per Vogue: ogni pagina apre scenari inaspettati.

Si esplora il meraviglioso mondo della fotografia e del movimento surrealista.

Si incontrano Picasso, Breton, Ernst e sembra di vivere nei salotti parigini, di assistere alle animate conversazioni.

Ci si commuove leggendo le poesie di Paul Éluard, osservando le fotografie che “tracciano una mappa amorosa delle complicate trame sentimentali e delle ardite geometrie del desiderio che hanno animato i protagonisti di quegli anni.”

Si assiste sbigottiti alle follie del nazismo che incenerisce le libertà individuali.

Insieme alla fotografa si entra nel campo di Dachau e si subisce una metamorfosi.

“Il cimitero di Dachau le ha inghiottito tutte le forze.

Una parte consistente della sua anima è rimasta sepolta laggiù, e quel che resta è imprigionato in una bolla vuota priva di senso.”

Tutto il male arriva come una grandine che non dà tregua e gli occhi si riempiono di lacrime.

Succede una strana alchimia e quella donna coraggiosa, spavalda, intransigente con se stesso diventa il nostro modello.

Vorremmo dirle grazie per aver fatto la sua grande rivoluzione.

Abbracciarla e condividere il suo tormento interiore.

Stringere quelle mani che hanno immortalato l’inferno.

Dirle che sapremo imitarla nel cercare sempre di interpretare l’attimo presente.

Vorremmo che arrivasse a Serena Dandini la nostra infinita gratitudine per averci dimostrato che esiste una purezza interiore resistente all’oblio

 

 

 

 

 

 

Incipit tratto da “La vasca del Führer” Serena Dandini Einaudi Editore Stile Libero

 

 

 

“Le mattonelle del bagno sono lisce e ghiacciate. Tutto è pulito alla perfezione, come in una camera d’albergo pronta a ricevere l’ennesimo cliente.

Gli asciugamani rigorosamente bianchi, disposti secondo misura negli appositi sostegni, aspettano un nuovo ospite da accudire.

Sono gli stessi che hanno avvolto e protetto il corpo di quell’uomo mostruoso che Lee non riesce nemmeno a nominare.

Solo il monogramma «A. H.» sull’argenteria svela l’identità del proprietario.

Mentre si addentra in quegli interni anonimi, insignificanti, una domanda continua a risuonarle nella testa.

Piú che un interrogativo, un urlo soffocato: perché non c’è nessuna presenza del male che ha abitato quelle stanze?

Una sobria dignità borghese trasuda da ogni dettaglio. Com’è possibile che i mobili decorosi, le tende in damasco blu e i tavolini in legno scuro non raccontino nulla dell’essere diabolico che per tanto tempo ha vissuto indisturbato fra quelle mura?”