“La femminilità, una trappola” Simone De Beauvoir Lorma Editore

 

“Sartre desiderava già ardentemente essere un uomo libero; rifiutava tutto ciò che poteva appesantirgli l’esistenza e radicarlo nel mondo.”

Un ritratto che sa cogliere il carattere e il pensiero filosofico.

Un’analisi che ad una prima lettura appare distante, è invece l’appassionato scritto di una donna innamorata, capace di essere intransigente.

In “La femminilità, una trappola”, pubblicato da Lorma Editore, emerge in tutto il suo spessore il temperamento di Simone De Beauvoir.

Una raccolta di scritti inediti che si leggono con timore.

Se ne apprezza fin dalle prime righe il valore letterario e filosofico, la compattezza dei brani, la quantità della scrittura sintetica ed incisiva.

Si sente che scorre una linfa vitale, la vera essenza dell’essere umano.

Feroce la critica alla povertà di linguaggio, alla mancanza di motivazioni morali.

“Il romanzo francese non è morto.

E resterà in vita fino a che, in un mondo immaginario, personaggi immaginari ci saranno presentati nel loro momento di libertà.”

Parole che attraversano il tempo e giungono a noi come un invito.

“È ora che la donna cambi il volto dell’amore” ha una tessitura rivoluzionaria valida anche e soprattutto oggi.

Si parla di uguaglianza e non di sottomissione, si evidenzia la trasformazione che sta subendo la donna e si condanna la paura di fronte a questo cambiamento epocale.

“Per poter credere nell’importanza del mondo e del posto che occupiamo in esso, ciascuno di noi ha bisogno non solo di contribuire alla dimensione sociale, ma anche di realizzarsi come individuo: come una maiuscola, ma insostituibile, particella del genere umano.”

Il rischio di vivere una relazione amorosa in rapporto simbiotico ed esclusivo, l’errore di “cercare nella propria compagna un surrogato di esaltazione narcisistica”, l’invenzione di un futuro libero dai pregiudizi del passato: si impara tanto sul piano personale e su quello collettivo.

Le interviste lasciano senza parole perché trasmettono il coraggio di portare avanti le proprie idee.

A concludere questo gioiello un commento di Annie Ernaux che interpreta il pensiero di coloro che, come me, hanno sentito Simone De Beauvoir come amica e compagna nel cammino complicato e difficile verso l’emancipazione.

“Le inseparabili” Simone De Beauvoir Ponte alle Grazie

“Le inseparabili”, pubblicato da Ponte alle Grazie, è una storia autobiografica che fa intravedere il substrato culturale ed affettivo di Simone de Beauvoir.

Può essere considerato un romanzo di formazione perchè delinea l’infanzia e i suoi turbamenti con pennellate decise.

Ma nello sviluppo della trama si nota un graduale cambiamento di stile, l’accentuazione di elementi critici nei confronti della famiglia, monolite arroccato su posizioni rigide.

L’amicizia tra Sylvie e Andrée nasce tra i banchi di scuola in un ambiente bigotto e poco incline a favorire la creatività espressiva delle allieve.

Le diversità tra le due bambine cresciute in ambienti sociali differenti invece di essere causa di frattura cementa una relazione spontanea.

È lo spazio di libertà di entrambe, il confronto sincero tra personalità che si stanno avviando verso l’adolescenza.

Le chiacchiere, le risate, le impertinenze sono segni di un cambiamento emotivo.

Tra le righe si percepisce un’attrazione che non è fisica ma interiore.

È la paura della perdita di qualcosa di prezioso, la consapevolezza che tanti ostacoli complicheranno e travolgeranno le loro esistenze.

La descrizione delle due madri mostra un modo di essere artefatto, espressione di una fase storica.

La scrittrice con molta maestria mette in luce le crepe di un’affettività possessiva e non dialogica.

Tra i temi dominanti il rapporto tra fede e colpa, tra spiritualità e libertà.

C’è una costante ricerca di una Verità Superiore e al contempo la difficoltà ad abbandonarsi completamente ad un misticismo di facciata.

L’amore è un sogno di ragazzine e quando diventa realtà rischia di ferire.

La scrittura, a differenza delle altre prove narrative, è pacata e segue una traccia precisa.

La voce della coscienza è attutita, appena un sussurro e solo nel finale raggiunge un apice drammatico.

Nelle ultime scene c’è la consapevolezza di una discrasia tra realtà e immaginazione.

Si compie l’ultimo attimo mentre il silenzio entra a coprire il dolore e la certezza che niente sarà più come prima.

Ad arricchire il testo i documenti iconografici e la corrispondenza e nello sfogliare le foto si ha la sensazione di immergersi ancora una volta all’interno della trama.

Un invito a cogliere l’eternità degli istanti vissuti, a consacrarne la memoria.

 

 

Marina Girardi (marinagirardi5) recensisce “Una donna spezzata” Simone De Beauvoir

Marina Girardi (marinagirardi5) recensisce “Una donna spezzata” Simone De Beauvoir

Tre racconti, protagoniste tre donne diverse tra loro che ad un certo punto della vita, alle soglie della vecchiaia, si trovano ad affrontare dolori, amarezze, sconfitte, paure.
Dipendenza emotiva in Monique moglie borghese, perfetta nel suo ruolo finché non scoprirà che il marito ha un’amante.
Mania di controllo e perfezione: è la madre di Philippe, scrittrice, donna di successo che constata con amarezza il fallimento del suo rapporto col figlio.
Mancanza di autostima, rabbia in Murielle devastata dal dolore per il suicidio della figlia adolescente, per i legami sentimentali falliti, per la perdita della custodia del secondo figlio.
Simone De Beauvoir affronta con acume e chiarezza tre vite pervase dalla solitudine regalandoci la speranza che è sempre possibile ricominciare.