“Soldi bruciati” Ricardo Piglia SUR

Una rapina organizzata nei minimi dettagli diventa il pretesto per la narrazione della condizione umana.

Ricardo Piglia racconta l’Argentina dai colori netti, dove il Male è una scheggia impazzita.

È la follia di sparatorie senza senso, l’odore della violenza che striscia subdola ed esplode azzerando la ragione.

“Soldi bruciati”, pubblicato da SUR, è una tavolozza inzuppata di sangue.

È il bisogno di sentirsi vivi nelle oscure strade di una città che sa emarginare.

I personaggi sono descritti con tratti decisi a voler sottolineare un marchio.

Abbrutiti da esperienze in carcere, dove niente è più normale, assediati da desideri irrealizzati, imbottiti di droghe ed alcol.

Nelle gestualità accelerate, nel fare branco cercano di essere comunità.

Una comunità deviata metafora di ben altre storture travestite da ritualità accettate.

Si scontrano due modi di essere: i malfattori e i difensori dell’ordine.

Le differenze? Su questo interrogativo l’autore scrive un’opera suggestiva.

Un urlo di rabbia che accende gli occhi e il cuore.

La protesta e il dissenso, l’adrenalina che scorre, le scene che accelerano.

“Vivi nella tua testa, ti ci infili dentro, ti crei un’altra vita, tutta nella cocuzza, vai, vieni, la mente come uno schermo, un televisore personale, ti sintonizzi sul tuo canale e ti proietti la vita che vorresti vivere.”

La capacità di registrare questa necessità  rende la scrittura un affresco che esce dai confini dell’America Latina.

È universale perchè parla di chi è con le spalle al muro e non ha piu niente da perdere.

Ma c’è sempre un treno, forse l’ultimo, che può portare lontano, può permettere di ricominciare.