“Taddeo in rivolta” Stefano Amato Marcos y Marcos Editore

 

 

“Lui non doveva più essere  risacca.

Doveva essere mareggiata, un’onda violenta capace di modificare l’orografia del paesaggio.”

“Taddeo in rivolta”, pubblicato da Marcos y Marcos, è attraversato da una simbologia fortissima.

Una scrittura lineare dove si celano infiniti messaggi in codice.

A lanciarli è Taddeo, sovrappeso, con un occhio storto, senza amici.

Un’esistenza che si crogiola nel male di vivere, incapace di insegnare a ragazzini butterati ed ignoranti.

Da sempre solo i libri a fargli compagnia, a svelargli la bellezza intrinseca della letteratura.

Un paese nella provincia siciliana, arretrato e sonnolento.

“La Sicilia è maledetta, irredimibile.”

Genitori separati e la difficoltà a gestire un proprio spazio.

Approda a casa della madre, poliziotta a fine carriera, portandosi dietro la sua infinita tristezza.

Nella stasi di una notte disperata succede qualcosa.

La violenza di un prepotente contro una coppia gay.

Una spia si accende nella mente del protagonista.

La polvere dell’inedia sparisce e scopriamo un uomo nuovo.

È il vendicatore, colui che farà giustizia in questo mondo abbrutito dal male.

Una metamorfosi che disorienta il lettore perchè lo pone di fronte ad uno sdoppiamento di personalità.

Mostra l’altra faccia della passività, l’odio che si tramuta in rabbia.

Si può realizzare il delitto perfetto?

E soprattutto si può fingere che non sia successo nulla?

Colori noir per un romanzo intrigante che sa descrivere con brevi pennellate la società attuale.

La noia dei ragazzi, la carenza di istruzione, il vuoto di ideali.

Dall’altro lato la diversità di chi ha vissuto tra i libri, ha conosciuto il pensiero di grandi Maestri, ha scelto la solitudine alla subcultura di massa.

Quando la paura di essere scoperti diventa feroce si supera il bivio.

Non servono più le parole tratte dai libri, bisogna scegliere in fretta, immolare ogni amore all’altare della salvezza.

Tragico e bellissimo, attuale e sconvolgente.

Stefano Amato sa scrivere coniugando la commedia dell’esistenza con la tentazione di essere onnipotenti.

L’onestà di una madre e il coraggio di recidere il cordone ombelicale.

Sullo sfondo la profonda saggezza di Camus che ancora oggi vorrebbe farci riflettere su noi stessi.

Ma la letteratura resta muta di fronte alla follia dell’umanità.

“Stupidistan” Stefano Amato Marcos y Marcos

 

“Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sicuri di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.”

L’esergo di “Stupidistan”, pubblicato da Marcos y Marcos, è un invito a cogliere il sarcasmo di Stefano Amato.

Siracusano appassionato di letteratura costruisce una commedia aspra, tagliente, provocatoria.

Conosce bene i peccati e i buchi neri della sua terra e può permettersi il lusso di narrarli esasperando i contorni.

Una tecnica narrativa interessante, pensata nei minimi dettagli.

Deformando la realtà, dilatando e dissacrando, compie un atto coraggioso.

Si libera dal sentimentalismo, dai panorami idilliaci, dai profumi e dai colori.

Quando Patty Carnemolla, dopo una serie di incredibili peripezie, arriva sull’isola osserva e registra sbigottita.

La terra natia è un non luogo dove ogni regola di convivenza civile è stata cancellata.

Sono state abolite le scuole, si è tornati ad un linguaggio primordiale.

Nei volti della gente è stampata la maschera tragica dell’abbrutimento in un totale livellamento.

Un unico modello sguaiato, indisciplinato e indifferente.

Strade invase da cumuli di immondizia, gioco d’azzardo come unico passatempo, case abusive che deturpano il concetto di bellezza.

C’è ancora una speranza?

Si può tornare a vivere nella legalità?

È questo l’urlo soffocato dello scrittore, una rabbia travestita da ironia.

Leggendo ci si accorge che bisogna cogliere la metafora che pervade il romanzo.

Stupidistan è dovunque, è il morbo che contagia e infetta.

È l’abbandono della ragione, il trionfo dell’animalità.

Potrà una ragazzina fare il miracolo, edificare un nuovo scenario?

Quali strategie e quali compagni di avventura?

“È che non sappiamo mai di cosa siamo capaci di fare fino a quando non lo facciamo.”

Una scrittura molto modulata e tracce sparse di un bagaglio culturale che si rifà alla visione pirandelliana dell’esistenza.