“Ombra mai più” Stefano Redaelli Neo Editore

 

“Mi chiamo Angelantonio Poloni, sono un impaziente psichiatrico.

Ho fretta di tornare a casa, nel mondo, di vedere cosa é cambiato, se sono cambiato io.”

Il dentro e il fuori, due pianeti che sembrano non toccarsi.

I malati e i sani sono così distanti?

“Ombra mai più”, pubblicato da Neo. Editore, ribalta questa nostra visione limitata.

Lo fa attraverso un personaggio che per tre anni ha vissuto alla “Casa delle farfalle” ed ha sperimentato sulla pelle il disagio della mente.

É pronto a ritornare alla normalità e nella sua fiducia a riabbracciare il prima c’è tutta la tenerezza del bambino che è stato.

Silenzioso, attratto dalle radici del platano perché é quella l’origine.

E forse questa ricerca lo ha fatto deragliare.

È il primo interrogativo che ci poniamo nell’approccio ad una scrittura che é un continuo e incessante lavorio.

Con una prosa semplice, poetica, lineare Stefano Redealli torna a regalarci una gemma preziosa.

Dopo “Beati gli inquieti” questa prova letteraria conferma le doti letterarie e umane dello scrittore.

Scava senza inutili virtuosismi all’interno delle fragilità sia fisiche che mentali.

Ci porta al confine tra noi che ci crediamo invincibili e i nostri infiniti lati in ombra.

Mostra il presente come una ruota che artiglia tutti, colpisce e fugge, lasciandoci in balia di una cronica incertezza.

Il suo protagonista ambisce a diventare uno scrittore e in questa necessità credo sia contenuta la sua ipotetica rinascita.

La parola che unisce ciò che è sano, che esplora la metafisica dei sentimenti.

Lo vediamo muoversi con leggerezza cercando di riassemblare le parti.

Ma quello che ha lasciato si è sbriciolato, ha assunto nuove forme.

Madre, padre, due anziani provati e stanchi.

La città una palude dove ognuno cerca di non scivolare.

Cosa significa questo cambiamento sociale?

Tra le righe troveremo le risposte ma non è questa la strategia narrativa del romanzo.

Importante é conoscere e ascoltare, provare “l’apparire e lo scomparire”, sentire il linguaggio della semplicità,

“L’unica cura é prendersi cura: di sé, di chi ci sta vicino.

Non si può fare altro per guarire.”

“Beati gli inquieti” Stefano Redaelli Neo Edizioni

“Le parole senza voce non esistono, non sono vere.

Esistono prima le voci e poi le parole, le poesie, le canzoni.”

Stefano Redaelli in “Beati gli inquieti”, pubblicato da Neo Edizioni, sa ascoltare e interpretare le voci dei pazienti psichiatrici ricoverati alla “Casa delle farfalle”.

Il suo personaggio, Antonio, è un ricercatore universitario che sceglie di vivere nella struttura per approfondire i suoi studi sulla follia.

Angelo, Simone, Marta, Carlo sono compagni di un viaggio che non prevede soste.

Bisogna toccare l’abisso del pensiero, attraversare il deserto dell’indicibile, conoscere la tristezza, “come un fiume divino.”

Accostarsi a Dio e sentire la dicotomia tra punizione e salvezza.

Comprendere e definire la malattia mentale.

“I matti non mentono.

I matti ci vedono.

I matti sono nudi.

I matti dicono sempre la verità.

Anche quando parlano di persone e cose che noi non vediamo, non sentiamo, che non esistono, proprio allora stanno dicendo la verità.

I matti leggono l’anima.

Quando ci guardano, non ci si può nascondere.”

Nel romanzo è forte il bisogno dello svelamento, quello che appare fuori dagli schemi della normalità.

Invito a chiederci perché abbiamo paura di chi vive nel pianeta della follia, quanto ci terrorizza la loro libertà ideativa.

Denuncia della solitudine che subiscono, della prigione mentale.

“Perché ogni invito fuori, ogni gesto d’affetto è un’illusione, una promessa impossibile da mantenere?”

Quando il lettore si è adattato alla narrazione viene disorientato da un finale che ricorda molto le novelle di Pirandello.

Gli scenari cambiano, bisogna calare la maschera, mostrarsi.

La scrittura sa trasmettere forti emozioni, può essere paragonata ad una rivisitazione psicologica delle fragilità.

È compatta ma non uniforme.

Cambia tono perchè ogni personaggio ha la sua parte.

Nella recita di un’esistenza dimezzata si coglie la tenerezza di immagini irreali, di ricordi spezzati.

“La mia vita non sta in un angolo

La mia vita sta in tanti angoli”

Basta cercarli sapendo che “sotto ogni cratere

c’è un fiore che nasce e rivive ogni giorno

Sotto ogni sottrazione nasce l’amore

Perchè la vita è così

È uguale per tutti.”