“Il segno rosso del coraggio” Stephen Crane Einaudi Editore

 

“Il segno rosso del coraggio”, pubblicato da Einaudi Editore, contiene già nel titolo un elemento evocativo.

Il colore è distintivo di una scrittura che si sviluppa attraverso immagini ma contiene anche una simbologia precisa.

Fuoco, sangue, paura ed ecco che si profila all’orizzonte la dinamica narrativa.

Il protagonista si arruola con un obiettivo preciso: trasformarsi in eroe.

Nella mente la mitologia della guerra fa parte di un bagaglio culturale difficile da estirpare.

Quando si trova davanti la dura realtà della decisione presa, viene assalito dai dubbi.

“Gli crebbe dentro un leggero panico.

Immaginando i combattimenti che lo attendevano intravedeva eventualità spaventose.

Contemplava le insidie minacciose del futuro, e non riusciva a vedersi fermo e baldanzoso davanti ad esse.

Si appigliò alle proprie visioni di gloria e lame spezzate, ma all’ombra dello scontro imminente gli sembravano scene impossibili.”

Il tempo sembra fermo e l’immobilità dei generali nel dare ordini acuisce la tensione.

Il dialogo interiore è incessante, conflittuale, devastante.

Una domanda spiazzante percorre le pagine: sarò all’altezza della prova?

Saprò reggere l’impatto emotivo?

A momenti di entusiasmo cieco seguono attimi di perdizione dove l’unico desiderio è quello di fuggire.

Stephen Crane è riuscito a scrivere un testo di un’attualità travolgente.

Si chiede e ci chiede si è possibile rimanere fedeli alle proprie scelte e se si è capaci di vincere le insidie del pensiero.

Smonta con arguzia l’idea classica di eroismo e mostra l’uomo con le sue imperfezioni.

Individua il lato oscuro delle passioni, quelle che accendono la fantasia e fanno immaginare di essere invincibili.

Le descrizioni sono realistiche, belle nella crudezza del paesaggio.

Gli altri uomini, amici e nemici, sono la controparte nella lotta solitaria dell’essere con sè stesso.

Una storia appassionante sempre in bilico tra la visione di una realtà deformata dal terrore e il sogno di distinguersi.

Esserci per testimoniare la Storia, per raccontare le gesta gloriose e al contempo prendere coscienza dell’orrore di essere partecipi di una sconfitta.

La sconfitta della ragione per inseguire futili illusioni.

Il libro è arricchito dalla prefazione di Joseph Conrad che delinea un magnifico ritratto dell’autore.

Nella postfazione Michele Mari propone un’antologia critica che apre scenari interessanti sull’opera di Crane.

Il finale è l’assoluzione che arriva come una benedizione.

“Aveva sfiorato la grande morte, scoprendo che, dopotutto, era solo la grande morte.

Era un uomo.”

Da leggere per imparare a confrontarsi con i propri dubbi.