“Sotto la cenere” Camilla Grebe Einaudi Stile Libero

“Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,

L’abisso mi ha avvolto,

L’alga si è avvinta al mio capo.

Sono sceso alle radici dei monti,

La terra ha chiuso le sue spranghe

Dietro a me per sempre.”

Le parole del profeta Giona sono il controcanto che in ogni capitolo offrono una lettura simbolica ed iconica di “Sotto la cenere”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Gabriella Diverio.

Voce profonda che modula con toni intensi la relazione tra Dio e l’uomo.

Un poliziesco insolito ambientato in Scandinavia nella trama articolata sa dosare azione e pensiero.

Le tinte cupe sono alleggerite da una costante e vigile osservazione dei dettagli.

Un’organizzazione criminale muove i suoi artigli come un felino che attende per attaccare le sue prede.

Alla violenza si contrappone il bisogno di capire le radici del Male, senza perdere di vista la pietas per le vittime.

Vincitrice del Glass Key Award 2020, Camilla Grebe sa studiare i suoi personaggi.

Manfred, Pernilla, Samuel si alternano diventando di volta in volta narratori.

Storie ed età differenti che intrecciandosi fanno affiorare tanta umanità.

Entrambi hanno un passato che grava influenzando il presente ed è interessante assistere al percorso che dovranno affrontare per trovare la luce.

Le figure secondarie rafforzano la struttura narrativa e mostrano la capacità di reagire, di trovare forza e coraggio.

Non tutto è come appare e nelle evoluzioni del racconto l’autrice sa comporre nuovi e inaspettati sviluppi.

La vita è una scala impervia e non offre scorciatoie.

Un messaggio forte che arriva come un invito ad essere determinati, a coniugare ragione e sentimento.

Commuove l’amore delle madri e come un fuoco rischiara le tenebre di un tempo senza valori.

Da leggere come una favola contemporanea che sa regalare sincere emozioni.

 

“Il gioco della notte” Camilla Läckberg Einaudi Stile Libero

Una scrittura folgorante, adrenalinica.

Scenografia perfetta dove ogni particolare, gesto, frase aumenta il climax.

Dialoghi essenziali dove non conta ciò che si dice ma quanto è intenso e tragico l’intervallo tra una parola e l’altra.

Riflessioni silenziose che arrivano come grandine.

“Il gioco della notte”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Catia De Marco, ha suggestioni teatrali accompagnate da un linguaggio libero da schemi fonetici.

I suoni, le luci, i tratti somatici dei personaggi costruiscono una struttura che modifica continuamente i toni musicali.

Bisogna solo ascoltare ed osservare mentre la trama ci porta dove difficilmente entriamo.

Per timore, paura, ritrosia preferiamo non addentrarci nell’universo labirintico dei giovani.

Camilla Läckberg ci concede il privilegio di varcare la soglia di pensieri intimi, taglienti, dolorosi.

Quattro ragazzi e la notte di Capodanno che deve essere riempita da rituali anancastici.

Non c’è innocenza perchè è stata frantumata da eventi che bisogna celare anche agli amici più cari.

L’attrazione fisica è pericoloso salto nell’ignoto, rischio di perdere l’integrità dell’anima.

Max, Liv, Anton e Martina hanno il terrore di somigliare ai genitori.

Ne conoscono i vizi, i segreti, il perbenismo vuoto di valori.

“Non fanno altro che usare gli altri come specchi in cui rimirarsi.

Parlano dei loro successi ma in realtà non dicono niente.

Raccontano delle loro aziende, delle loro macchine, dei viaggi che hanno fatto e di un sacco di cose senza senso.”

Il realismo della descrizione smaschera una società cinica e spregiudicata.

Continuare a subire o reagire?

Prima di scegliere uno dei due percorsi bisogna liberarsi da troppi pesi.

La scrittrice cambia registro e affida ai ragazzi un compito difficile.

Una sfida che ha come parametro di riferimento il coraggio di giudicare.

E nella notte delle notti mentre il cielo si illumina di lampi festosi si gretolano le menzogne, si piange, si ride, ci si abbraccia.

È tempo di abbandonare l’adolescenza e lo strappo deve essere totale.

Tragico e bellissimo, malinconico e tenero, spericolato ed esplosivo, il testo è occasione di un esperimento.

Leggerlo nelle scuole superiori, invitare gli studenti a commentare, discutere, mettersi in gioco.

Aprire una finestra di dialogo e provare a non chiuderla più.

 

 

“Il valore affettivo” Nicoletta Verna Einaudi Stile Libero

La perdita della sorella Stella è un trauma che si dilata assumendo i contorni di una macchia gigantesca.

È ipotesi di una colpa mai commessa a divorare l’esistenza trasformandola in ricerca ossessiva di oblio.

Dimenticare, spegnere lentamente ogni sentimento.

Chiudere in una boccia spessa ricordi e giorni e risate.

Ma il passato è una fitta che ritorna.

È una madre lacerata, senza pace.

È la casa ingrigita dal peso insopportabile del rimorso.

È un padre che nella rassegnazione stanca cerca altre mete e altre vite.

È Carlo, compagno pronto a non fare domande scomode.

È ventre vuoto e desiderio di maternità come riscatto.

È  bisogno di scartare oggetti ed eminarli con la necessità di cancellare tracce ingombranti di affettività impossibili.

“Il valore affettivo”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, corrode con una lingua che si muove sinuosa, attraente e al tempo stesso pericolosa.

Seguendo Bianca intuiamo che ci farà affacciare da un rupe perigliosa.

Conosceremo la purezza e la Menzogna, incontreremo il tranello e la vergogna.

Sentiremo sulla pelle il vortice della perdizione.

Ci chiederemo come e perchè la famiglia non sa essere involucro protettivo.

Cercheremo tra le pagine una risposta che arriverà soltanto nel finale.

Nella protagonista percepiremo con chiarezza cosa significhi azzerare il tempo.

Vivremo la metamorfosi di una bambina che restituisce gli scampoli di bellezza che le erano stati concessi.

Nicoletta Verna con il suo esordio narrativo ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria alla XXXIII  edizione del Premio Italo Calvino.

Un riconoscimento meritato perché non si ferma alla trama molto articolata ma sfida tutti noi.

La sua scrittura incisiva, scarna di aggettivi, apre un varco ad interpretazioni psicoanalitiche della sofferenza.

Sa modulare il ruolo dei personaggi in un gioco di apparizioni molto misurato.

Introduce voci che non fanno solo da corollario, sono petali a volte appassiti di un unico fiore.

Possono produrre suoni stonati come Rodolfo o armonie dimenticate come Serena.

Condurre verso spazi opprimenti come Liliana o verso la luce di un sorriso come Sofia.

Da leggere per imparare a verbalizzare le emozioni, accettare le fragilità, accogliere la solitudine.

“Fleishman a pezzi” Taffy Brodesser – Akner Einaudi Stile Libero

“Toby e Rachel si erano separati proprio all’inizio di giugno, subito dopo la fine delle scuole, al culmine di un processo cominciato quasi un anno prima o forse quattordici, subito dopo il loro matrimonio, a seconda della persona a cui si domandava o della maniera in cui la si vedeva.”

Quando finisce un matrimonio? C’è sempre una causa scatenante? Come si riprende a vivere da single?

“Chi può sapere in anticipo se una cosa che oggi ci diverte o ci affascina non ci sembrerà intollerabile, a un certo punto?

Come possiamo sapere in anticipo di che cosa avremo bisogno?”

Taffy Brodesser – Akner va oltre le banali motivazioni e in “Fleishman a pezzi” , pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Gianni Pannofino, racconta non solo la frattura.

Evidenzia con mano sicura la psicologia dei personaggi, ne confronta le diversità e con intelligenza scava nei silenzi.

Costruisce una trama su diversi piani interpretativi e lo fa con una verve ironica eccezionale.

Nella prima parte del romanzo, finalista al National Book Award, introduce un elemento che volutamente distrae il lettore dal tema principale.

Rachel scompare lasciando al marito i due figli e infinite domande.

Quanto si conosce il proprio partner? Quali aspettative vengono deluse dalla quotidianità?

Accanto alla storia principale si incastrano altri mini racconti che mostrano gli incontri improvvisati al tempo di Internet.

La solitudine e il senso di inadeguatezza di relazioni vissute tra messaggi, chat e fantasie erotiche.

L’erotismo spinto è sempre accompagnato da una buona dose di sarcasmo che rischiara le tante ombre di chi cerca nella sensualità risposte alla propria inadeguatezza.

Il ragionamento dello scrittore è molto sottile quando riesce ad evidenziare le crepe di un modo di vivere che non asseconda più il desiderio.

Lo comprime, lo uccide in nome del quieto vivere.

Resta solo l’amarezza e la paura di fronte all’incedere del tempo.

Si apre nella narrazione una finestra sulla difficoltà di essere padri a tempo pieno e sulle responsabilità che piovono come grandine.

475 pagine che si leggono senza riuscire a staccarsi dal libro, attratti da una scrittura visiva piena di sorprese e colpi di scena.

Un finale aperto come è la vita quando si ha il coraggio di uscire dagli schemi per comprendere chi siamo.

 

“Vivida mon amour” Andrea Vitali Einaudi Stile Libero

“La incontrai una sera d’estate – correva il mese di luglio – durante una festa di laurea, ai tempi in cui il minaccioso 《palloncino》 era ancora di là da venire.

Il cielo era blu cobalto, l’aria mite profumava di erba appena tagliata.

Il privilegio di essere giovani dominava l’atmosfera.”

“Vivida mon amour”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, ha una comicità dirompente.

Un medico da poco laureato ha il classico colpo di fulmine per una giovane mai vista prima.

Il tentativo di corteggiamento è scandito da una lunga e divertente catena di fallimenti.

Il poveretto si inventa di tutto per conquistare il cuore dell’amata ma tra i due il linguaggio affettivo è completamente diverso.

Durante la narrazione conosciamo i punti di forza della signorina e le debolezze del maschietto.

Due mondi diametralmente opposti, priorità e substrati culturali differenti.

“Senza peccare di vanità, ritenevo di poter contare su un certo charme che facevo derivare da qualche lettura colta, certe raffinate ambizioni, un accettabile aspetto esteriore.

Solo che letture e raffinatezze avevo dovuto archiviarle, avendomi lei fatto comprendere che nella vita contava di più lo stato solido di quello gassoso.”

Andrea Vitali propone una commedia intelligente capace, tra una risata e l’altra, di farci riflettere.

Spinge a chiederci quanto si siano invertiti i ruoli nelle storie d’amore e come il maschile accetti un simile cambiamento.

Colpisce il costrutto nei monologhi del nostro protagonista che appare spaesato, incapace di abbandonarsi, convinto che il ragionamento possa aiutarlo.

Improvvisa strategie, scrive lettere, sceglie itinerari romantici.

Basterà a far innamorare la sua bella?

Ma soprattutto cosa è l’amore, lo specchio dove riflettiamo il nostro immaginario o un sentimento profondo e spontaneo?

“Quando, avverbio.

Oppure congiunzione se introduce proposizioni temporali.

Le proposizioni temporali possono andare da qui all’eternità.

Non mi aveva nemmeno sfiorato il pensiero che il suo 《quando》 le fosse necessario per capire se, alla data che avrei sparato, lei sarebbe stata libera oppure se era già impegnata.”

Lo scrittore sa giocare col senso e il non senso, con i mille significati della parola.

Da leggere per scoprire come andrà a finire e per godersi la leggerezza di una scrittura che attraverso la risata racconta il nostro presente.

 

“La società senza dolore” Byung – Chul Han Einaudi Stile Libero

 

“La società senza dolore Perchè abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Simone Aglan – Buttazzi, ci costringerà a pensare!

Una lucidissima analisi politica mostra come e perché la società neoliberista abbia privato “il dolore di qualsiasi possibilità di espressione.”

La negazione della sofferenza porta alla passività, all’incapacità di reagire.

Automi in una “democrazia palliativa”, impariamo a nascondere il malessere.

Crediamo che il disagio sia un evento privato e questa visione distorta genera una drammatica mancanza di reattività.

“Il dolore viene interpretato come un segno di debolezza, qualcosa da nascondere o da eliminare in nome dell’ottimizzazione.”

L’abuso di psicofarmaci è segno di una privatizzazione delle sensazioni creando l’azzeramento dello spirito critico.

Isolarsi significa escludere l’Altro, confinarsi all’interno del proprio Io che si ingigantisce.

“La stanchezza dell’Io è sintomo del soggetto di prestazione narcisistico e sfibrato.

Essa isola gli esseri umani invece di riunirli in un Noi.”

Nel disimparare “l’arte di patire il dolore” perdiamo il contatto con la parte profonda del sè e la capacità di narrarla.

La Cultura si appiattisce in una rappresentazione astratta e asettica, incapace di interpretare il volto della contemporaneità.

Byung – Chul Han percorre le teorie filosofiche e psicologiche, ne spiega le connessioni e le diversità.

Invita a riflettere sulla differenza tra azione e sopravvivenza, sulla mancanza di comunione e di fantasia figlie da uno spietato neoliberismo.

“Il baccano comunicativo perpetua l’inferno dell’Uguale.

Impedisce che avvenga qualcosa di veramente Altro, del tutto incomparabile, mai visto prima.

L’inferno dell’Uguale è una zona di benessere palliativo.”

Ogni capitolo ha un titolo e scandisce un percorso ontologico ed etico: pagine ricche di riferimenti e di occasioni di riflessione.

Interessante l’interpretazione sociologica della pandemia vissuta come isteria della sopravvivenza.

Da leggere per imparare ad accettare le nostre fragilità e urlarle al mondo.

“Daddy” Emma Cline Einaudi Stile Libero

I racconti di Emma Cline aprono una finestra su una realtà dilatata.

L’atmosfera inizialmente pacata fa intravedere le nebbie di una società al bivio.

Ogni storia ha un’accelerazione nel finale e descrive brillantemente l’imprevedibilità dell’esistenza.

La verve narrativa vivace riesce a rendere unico ogni evento, ad ingigantirlo e ad evidenziarne l’essenza.

“Daddy”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Giovanna Granato, è stato definito da The Guardian “splendido e selvaggio”.

Spietato nel raccontare il non senso di tante scelte, provocatorio nell’indicare il tassello difettoso.

I personaggi cercano di uscire dalla piattezza del loro tempo inventando stratagemmi che risultano fallimentari.

Il momento della verità arriva come imprevisto e crea sospensione.

L’originalità dell’autrice sta nel non cedere alla tentazione di dare giudizi.

Il suo compito è fotografare la gestualità attraverso un fermo immagine.

“All’improvviso gli venne in mente che qualcosa non andava.

Rimase seduto, immobile, il bicchiere tra le mani.

Era una sensazione che risaliva alla sua infanzia, alle notti in cui restava pietrificato nel lettino a castello, senza quasi respirare per la paura, convinto che qualcosa di malvagio si accumulasse in silenzio, scivolando senza fare rumore verso di lui.”

Si ha la percezione che non si arrivi alla completa consapevolezza dello stato d’animo.

È come se altri avessero scelto le carte da giocare e questa intuizione regala il volto dell’America contemporanea.

Si assiste alla disgregazione affettiva, all’incapacità di comprendere un figlio, una moglie, un amico.

“Un minuto prima la sua vita era una cosa unitaria, e quello dopo era estranea, inspiegabile, ancora riconoscibile ma cambiata in maniera fondamentale.”

Non ci sono certezze, si naviga a vista nello sconfinato mare delle conflittualità irrisolte.

Da leggere con il piacere di vivere la provocazione e la rottura di sistemi perfetti ma assolutamente falsi.

Una scrittura non edulcorata nè manipolata arricchita da un linguaggio genuino, fluido, divertente.

 

“Bianco è il colore del danno” Francesca Mannocchi Einaudi Editore Stile Libero

Ci sono libri che arrivano quando non sai trovare le risposte e il mondo ti sembra una ruota che gira vorticosamente.

E senti che quella storia ti appartiene, ti lacera e ti carezza.

Penetra nella carne, si fa voce che non hai saputo o voluto trovare.

Scorri le pagine con timore e rispetto.

Ti fermi su una frase, la ricopii e con quel gesto ingenuo sai che l’anima della scrittrice e la tua stanno entrando in comunione.

Senti il brivido e l’emozione dell’incontro con la Letteratura, quella che ha il potere di aprire le vie della conoscenza.

Si è aperto un varco che non si conclude con l’esperienza della lettura.

Va oltre, ti possiede, costringe ad interrogarti.

Scrivere di “Bianco è il colore del danno”, pubblicato da Einaudi Stile Libero è come scalare una montagna sapendo che nessun commento potrà rendere la bellezza del testo.

E quel bianco che già nel titolo è dominante si dilata all’infinito, è allegoria di stati d’animo.

È il limite tra materia e spirito.

Fiore che germoglia nel dolore purificandolo.

Francesca Mannocchi interpreta la malattia, la spoglia dalla tragedia e la rende visibile.

Trasforma la sua esperienza in indagine sociale regalando al malato quella dignità che spesso gli si nega.

Estrapola la maternità dai luoghi comuni, da obblighi che non rappresentano l’amore ma lo intrappolano in reti di possesso.

Offre un’interpretazione politica del corpo non più oggetto ma soggetto.

Ricorda che il tempo non è infinito, che il ricordo va preservato e difeso.

Insegna a resistere, a continuare a sperare anche quando  venti tempestosi tentano di spezzare i sogni.

“Il solo modo per dirsi addio” Simon Stranger Einaudi Editore Stile Libero

“Il passato si sedimenta in strati di oblio sempre più spessi, ricoprendo tutto ciò che non c’è più.”

Simon Stranger in “Il solo modo per dirsi addio”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Alessandro Storti, riesce ad offrire alle vittime dell’Olocausto una seconda vita.

“Nella tradizione ebraica, si dice che l’uomo muore due volte: la prima quando il cuore cessa di battere e si spengono le sinapsi del cervello, come in una città in cui manchi la corrente, e la seconda quando il nome del defunto viene pronunciato, letto o pensato per l’ultima volta, cinquanta, cento o quattrocento anni dopo.

Solo allora si è davvero scomparsi, cancellati dell’esistenza terrena.”

La letteratura diventa il tramite che garantisce l’immortalità, la pietra della memoria.

Attraverso la ricostruzione di ogni dettaglio con una precisione chirurgica e ricca di pathos il lettore entra nella Storia.

L’autore utilizza una tecnica narrativa innovativa scegliendo di seguire un percorso originale.

Vengono utilizzate le lettere dell’alfabeto e il costrutto procede attraverso le parole e il loro significato.

“A come alt, 《tutto》, tutto ciò che deve sparire e scivolare nell’oblio.

Tutti i ricordi e le emozioni.

Tutti gli oggetti e gli effetti personali.

Tutto ciò che ha costituito la cornice di una vita.”

L’annullamento dell’essere, la perdita di ogni collocazione affettiva.

Ogni fonema crea un disegno armonioso e senza dispersioni si ricompone una saga familiare.

La prigionia e le immagini poetiche di una betulla dal tronco bianco – sporco e le foglie dorate, “d come duene, 《 le colombe》 che sorvolano Falstad, e che ogni tanto si possono vedere in formazione sopra i campi, in una danza ondeggiante nel cielo.”

Sprazzi di luce che alleggeriscono la drammaticità degli eventi senza alterarne i contorni.

Il pregio del romanzo è quello di intersecare  diverse generazioni mantenendo un perfetto equilibrio dei tempi storici.

La figura di Henry Oliver Rinner, collaboratore della Gestapo e responsabile di atti atroci emerge come un gigantesco e simbolico segno del Male.

L’infanzia infelice, l’adolescenza in ombra non sono giustificazioni al suo operato.

Servono a riflettere sull’origine della follia.

Indagano gli aspetti sociologici e psicologici, si spingono là dove il buio è più fitto.

Lo scrittore ci pone di fronte a diversi bivi.

Chiede non solo ascolto ma anche complicità.

Sa che tanto si è scritto sui campi di sterminio, sulle violenze e devastazioni e vuole differenziarsi.

Introduce un elemento che spiazza e spinge ad inoltrarsi nella complessità delle vittime.

“Quel che è stato è stato, e non si può cancellare, né minimizzare, né reprimere, né dimenticare.

Se c’è una cosa che si può cambiare è la strada ancora da percorrere.”

Da leggere per non dimenticare e per tenere acceso il lume della speranza.

 

“All we are saying” John Lennon Yoko Ono Einaudi Editore Stile Libero

 

“All we are saying”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, è un testamento spirituale, un cammino di luce.

L’intervista di David Sheff a John Lennon e a Yoko Ono è un atto d’amore che commuove profondamente.

“Lui e Yoko furono gentili, divertenti, appassionati, fieramente impenitenti, e del tutto aperti.”

Nessuna finzione, solo le voci sincere, spontanee e coraggiose.

Non vengono negati i momenti bui, le cadute, gli errori.

In ogni pagina troviamo un uomo e una donna con le loro passioni, i loro sogni.

Non più due icone ma figure in carne ed ossa, pronte a mettersi in gioco, a ricominciare.

Un amore infinito che sa ricomporsi dopo una lunga separazione.

La voglia di stare insieme, progettare, costruire nuovi moduli linguistici.

“Non riuscivo a superare la convinzione che non c’era… non c’era motivo di stare al mondo se non per esaudire i sogni degli altri, che fossero sogni legati ai contratti oppure i sogni del pubblico, o anche per esaudire i miei sogni e le mie illusioni riguardo a quello che credevo avrei dovuto essere e che, in retrospettiva, si è rivelato diverso da quello che io sono.”

La tematica dell’essere e dell’apparire è costantemente presente e può essere letta come critica alla società o come monito.

Riscoprirsi, riprendere possesso di se stessi, lasciare fuori le luci accecanti del palcoscenico.

Viene chiarito il rapporto con i Beatles e con la musica, la ricerca di una maturità personale.

La tenerezza con il figlio, la capacità di trasformare i pensieri negativi in qualcosa di positivo.

Colpisce molto la figura di Yoko per la sua determinazione a costruire una coppia che non sia sbilanciata ma paritaria.

Il libro è certamente anche l’impegno a voler rivoluzionare il mondo e questo viaggio deve essere una guida.

“Le cose si trasformano.”

Non cambia la passione per la musica, l’affetto per la band, il ricordo dell’infanzia.

Tanti aneddoti, scorci del quotidiano non sempre facile.

Suggerisco di scrivere in un quaderno le tante riflessioni per non disperdere ciò che di prezioso regala il testo: un autentico percorso e non un semplice susseguirsi di aforismi.

“Il loro appello è semplice e al contempo complesso: conosci te stesso e impara a pensare con la tua testa.

Fai per gli altri quello che sei in grado di fare.”