“Tutta colpa di Freud” Paolo Genovese Einaudi Stile Libero

 

In “Tutta colpa di Freud”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, ci sono tutti gli ingredienti della commedia brillante.

Il ritmo narrativo ha una cadenza lineare, senza inutili incidentali.

La trama subisce diverse metamorfosi e i numerosi intrecci paralleli creano un’atmosfera di attesa.

I dialoghi si susseguono veloci e trasformano il testo in una raffinata pellicola a colori.

I capitoli danno voce ai personaggi in un’alternanza che permette al lettore di conoscerne il pensiero.

È proprio la capacità di interrogarsi uno dei tanti punti di forza del romanzo.

Ci si immerge in un testo che sa essere introspettivo con leggerezza e questa caratteristica è dono per chi ama una letteratura che indaga con intelligenza il tempo presente.

Francesco Taramelli è uno psicoanalista competente e un padre meraviglioso.

Abbandonato dalla moglie ha saputo offrire alle figlie un porto sicuro dove rifugiarsi.

I problemi delle sue ragazze vengono affrontati e aggrediti da più punti di vista.

Se il primo approccio è professionale, vincente è la carta di un affetto che non soffoca ma invita alla riflessione.

Della diciottenne Emma apprezziamo il carattere solare, la spinta a voler crescere in fretta.

Marta insegue i suoi sogni e nella piccola libreria nel centro di Roma è quella libraia che tutti vorremmo conoscere.

Sara alla fine di una storia sentimentale lascia New York e torna a casa.

È una figura molto interessante, capace di mettere in discussione il proprio orientamento sessuale.

In questo contesto articolato non mancano gli uomini ed ognuno ha una personalità che ne delinea le fragilità.

Chi sono veramente i maschi e come si muovono nel territorio complesso delle affettività?

Paolo Genovese con una innata genialità ne traccia i confini, si muove con abilità nella psiche.

Mostra che non esistono principi azzurri e che l’amore ha una consistenza fluida.

Invita a confrontarsi con il sogno di perfezione che sta intaccando la nostra realtà.

Inventa colpi di scena deliziosi dove le parti si invertono trascinate da un sentimento non sempre stabile.

Un libro intelligente che offre diverse occasioni di introspezione e regala non poche risate.

 

“Oliva Denaro” Viola Ardone Einaudi Editore Stile Libero

 

“Oliva Denaro”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, è un romanzo perfetto nello stile, nella trama, nella caratterizzazione dei personaggi.

La parola affidata alla protagonista, che da il nome al titolo, rispecchia i pensieri, gli stati d’animo, i turbamenti, i batticuori di una ragazzina.

I luoghi, le credenze, il ritmo lento e arretrato del paesino siciliano sono narrati con una finezza di dettagli che lascia sbalorditi.

Ambientare il testo negli anni sessanta significa realizzare una saga familiare e comunitaria dopo averne studiato con attenzione il substrato culturale e antropogico.

La scrittura è frutto di ricerca e meditazione e riesce a regalare un affresco di una società asfissiata da da regole e imposizioni imposte dagli uomini.

Le donne subiscono il destino, devono mantenersi pure, non avere grilli per la testa, attendere che qualcuno le scelga come spose.

“La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia, così dice mia madre.”

Un incipit che sa anticipare e al contempo provocare.

Viola Ardone attraverso le riflessioni della sua Oliva ci regala un periodo storico impreziosendolo con sprazzi di una quotidianità che si muove lenta.

“La vita di Martorana è vita di sguardi, pensai: vedere ed essere visti.

E ognuno all’occhio altrui pretende sempre di essere meglio di quello che è.”

Frasi lapidarie, essenziali che fotografano il bianco e il nero.

A proteggere l’integrità della figlia è la madre, depositaria di una sovrastruttura dalle radici millenarie.

Custode e carceriera perché questo è il suo ruolo sociale.

Quando la giovane subisce un grave trauma la rigidità della figura materna si frantuma.

“Le sue mani mi premono il viso, scendono sul collo, sulle spalle, mi avvolgono la schiena e mi tengono forte.

Restiamo abbracciate per terra, le guance attaccate, vischiose di confettura alle arance.”

Torna ad essere grembo che accoglie e questa trasformazione dolorosa crea una frattura tra il prima e il dopo.

Mostra che esiste la famiglia nel senso più sacro del termine.

Il padre non spreca parole ma c’è ed è presenza luminosa, uomo senza pregiudizi.

In un crescendo di tensione arriva il momento della scelta.

La scrittrice modula con intelligenza il percorso mentale della sua creatura.

Ha stabilito con lei un patto segreto e il lettore percepisce questa intesa.

Comprende che il libro è una sfida, un esercizio di coraggio, un invito a volare in alto.

A credere in se stesse, a trovare l’entusiasmo di ribellarsi.

Una prova letteraria di altissimo valore educativo, un esempio per le nuove generazioni, un pungolo per chi ha già percorso parte dell’esistenza.

Non è finito il tempo di lottare per i propri diritti.

Leggetelo, è il dono di un’autrice che entra a pieno titolo nel paradiso della letteratura internazionale.

 

“Gelosia” Jo Nesbø Einaudi Stile Libero

 

Tutte le forme di “Gelosia” prendono corpo nella raccolta di racconti pubblicati da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, tradotti da Eva Kampmann.

Si squarcia il velo delle ipocrisie e l’essere umano appare illuminato dalla luce di verità molto scomode.

“Il mostro dagli occhi verdi” dell’Otello si materializza come una presenza disturbante che affiora mostrando volti sempre differenti.

“Ho fornito a noi lettori una nuova angolazione da cui osservare noi stessi, la nostra vita, i nostri cari e il nostro ambiente.”

Il lettore non può fare a meno di confrontarsi con la punta dolorante di un sentimento che prova a respingere.

Jo Nesbø ha la capacità di smascherarci e di mostrare con il suo solito atteggiamento dissacratorio come nasce e come si alimenta la gelosia.

Indugia sulle reazioni dei personaggi creando degli scenari differenti ma sempre molto provocatori.

Sorprendono le battute finali per la originalità di una trama che viene ribaltata.

Ci aspettavamo uno scioglimento narrativo e ne subiamo un altro.

La creatività prorompente dello scrittore ci investe e ci travolge ma l’aspetto più interessante è la molla mentale che scatta.

Ne sentiamo le vibrazioni e in questa costante alterazione del ritmo narrativo si sviluppa un percorso intellettivo.

Le ossessioni sembrano deformate, la verdetta assume contorni sfilacciati, la rabbia preme pronta ad esplodere.

In ogni storia poche le incidentali, la scrittura è lineare pur nascondendo un disegno tortuoso.

Viene da chiedersi quanto sappiamo fermarci in tempo prima di varcare la soglia del non ritorno.

Ci sono buoni e cattivi?

Quale parte del doppio che ci rappresenta vincerà nella costante guerra tra ragione e impulso?

 

 

“La geometria delle coppie” Diana Evans Einaudi Stile Libero

 

 

“Fino a quando continuerai a vivere come se camminassi in equilibrio su una corda tesa?”

È questa la sensazione che si prova leggendo “La geometria delle coppie”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Federica Oddera.

Assistiamo al lento e progressivo sfiorire della passione e se certamente il ritmo quotidiano, le responsabilità nell’educazione dei figli hanno un certo peso, i veri motivi emergono lentamente.

Melissa e Michael non sono più in sintonia, si è frantumata la solidità dell’essere due in uno.

Diana Evans è maestra nel tratteggiare il senso di frustazione della sua protagonista, ne evidenzia gli spigoli mostrandola prigioniera di sogni irrealizzati.

Scruta ogni impercettibile disagio, la voglia di ritrovarsi, di esserci per sè stessa.

Già questo sviluppo narrativo basterebbe a costruire un romanzo perfetto ma l’autrice va oltre.

Introduce un’altra coppia che sarà determinante nello sviluppo narrativo.

Mentre Damian si crogiola in un passato che continua ad incombere, Stephanie è la madre perfetta, esempio di un modello culturale certamente superato.

È interessante questa deviazione dal flusso iniziale perché nel contrasto e nelle diversita dei personaggi viviamo uno spaccato della società contemporanea.

Bellissima la descrizione di Londra che non funge solo da sfondo.

Colora il testo di contraddizioni, offre una visione reale delle grandi metropoli.

Fa percepire il fuoco che infiamma molti giovani emarginati pronti a cedere alla violenza.

Si apprezza molto la capacità di scrivere un testo che affronta la diversità senza cedere alle lusinghe di stereotipi.

Il colore della pelle è qualcosa di interiore, è sintesi di una identità che non si può annullare.

La trama è fitta, vorticosa, a volte sensuale, altre cruda.

Sono queste tonalità diverse a far sentire quanto sia viva la scrittura.

Frasi profonde si intersecano ad una routine mediocre, attimi di pura poesia fanno esplorare quegli angoli nascosti dell’animo.

La musica è compagna di viaggio e segna un tempo storico, come un orologio che ci ricorda dove siamo.

Non un canovaccio sul matrimonio ma un’analisi sulla difficoltà di lasciarsi amare.

Un invito a “non diventare nebbia, vapore, etere l’uno per l’altro.”

A ritrovarsi anche a costo di rinunciare a tutto.

A vincere la paura di guardarsi dentro.

 

 

“I cani del nulla” Emanuele Trevi Einaudi Stile Libero

 

Lasciarsi trasportare dal flusso di pensieri di Emanuele Trevi significa liberarsi da ogni categoria mentale, da rigori stilistici, da pregiudizi letterari.

“I cani del nulla”, pubblicato da Einaudi Stile Libero ,colma le nostre lacune culturali, apre orizzonti dove la poesia è materia viva.

È azione, travaglio, interpretazione, contestazione.

È osservazione critica, tagliente autocritica, commovente ricerca di un percorso non inquinato dalla normalità.

La traccia può essere un verso di D’Annunzio:

“Ogni uomo nella culla

Succia e sbava il suo dito

Ogni uomo seppellito

È il cane del suo nulla.”

Appropriarsi di quel nulla ha un valore simbolico e filosofico.

Vivere la propria inadeguatezza, sentirne le spire che avvolgono.

“Come al termine di ogni giornata, nuova confusione si era sommata alla confusione di sempre.

Lo spessore dell’inconsapevolezza che si indurisce di giorno in giorno.”

In questo limbo Gina con le sue movenze e il suo codice canino ha qualcosa da insegnare.

L’animale e l’uomo in un gioco di affettività differenti possono essere guida verso una strategia del sentimento.

Tutto diventa lineare, palpabile, misurato.

Scompaiono le inutili cianfrusaglie che affollano il quotidiano, si torna all’Origine.

“Il Pensiero sta entrando in migliaia di stanze simili alla nostra.

È un contagio, un implacabile e benefico virus del dopocena.

Entra, il Pensiero, e si accovaccia sul bordo dei divani, sui tappeti, sui tavolini da salotto ingombri di periodici illustrati…

Deposita sul suolo grumi di concetti, palline di opinioni.”

È il Pensiero libero o la schiavitù di un modo di pensare collettivo?

Non mancano le allitterazioni e le digressioni linguistiche, i dialoghi divertenti e i monologhi intriganti.

C’è la melodia del fonema e la stonatura di canzoni tutte uguali.

C’è l’esistenza che si fa presenza.

Splendida la prefazione di Sandro Veronesi che suggerisco di leggere come ultima tappa di questa meravigliosa avventura.

Un testo che dimostra che la vera narrativa è malleabile, fluida, viva.

 

 

“Panico” James Ellroy Einaudi Stile Libero

 

Chi conosce James Ellroy sa che la sua scrittura è esplosiva, volutamente disarmonica.

Il noir è pretesto per raccontare la sua America con una voce imparziale.

Domina il colore nero simbolo di una terra inquinata dalla colpa.

In “Panico”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Alfredo Colitto, si assiste ad una evoluzione tematica.

A Freddy, ex poliziotto, investigatore privato, tocca il compito di trasformare il testo in una lunga confessione.

“Ho trascorso ventotto anni in questo buco infernale.

Ora mi dicono che scrivendo le memorie delle mie disavventure potrei uscirne.”

Il ruolo catartico della parola diventa filo conduttore di un testo che si confronta con il Male attraverso una dimensione spirituale.

Nel caos di una città perversa che senso ha “uscire dal purgatorio”?

Quali prezzi da pagare rielaborando il passato?

La trama è fitta di personaggi e di colpi di scena, il ritmo è accelerato come se il tempo a disposizione stesse per scadere.

Sentiamo l’ansia del narratore, il desiderio di uscire dal vortice di un’esistenza bruciata.

“Confidential è stato un precursore dell’infantile Internet.

I nostri pettegolezzi erano reali e ripugnanti.

I blogger attuali e le loro maldicenze?

Pagliacci pidocchiosi, tutti quanti.

Noi stupravamo gli studios, rovinavamo i pezzi grossi.

Ferivamo con ardore, all’ingrosso.

Stimolavamo il lato voyeuristico dell’America, rendendola dipendente da quella merce di merda”.

L’attacco non solo ad un certo tipo di giornalismo scandalistico è evidente.

Viene messo in luce il tragico bisogno di entrare di soppiatto nelle vite altrui.

Carpirne i segreti e le falle, stare a guardare e forse sentirsi migliori.

“Sono consumato dalla sincerità e distrutto dai ricordi.”

Giochi linguistici,  trovate divertenti, ricatti e intercettazioni, uomini e donne dello spettacolo: non manca niente in questo monumentale affresco che può essere tranquillamente coniugato anche al presente.

Mentre le pagine si divorano con la bramosia di chi vuole arrivare alla rivelazione finale ci si accorge che forse è nel titolo il vero senso del testo.

E ci siamo tutti, coinvolti e impauriti, pronti a cercare un’assoluzione che ci restituirà ai nostri giorni sempre uguali.

Opera geniale incastonata in una rappresentazione teatrale, epocale, lucida e peccaminosa.

Attenzione: “C’è il Peccato e il Perdono”

Ci sarà una terza via?

Certamente, la troverete dispersa tra le pagine di un genio della letteratura internazionale.

 

 

 

“Filosofia della casa” Emanuele Coccia Einaudi Stile Libero

 

 

“Abitare non significa essere circondato da qualcosa né occupare una certa porzione dello spazio terrestre.

Significa intrecciare una relazione talmente intensa con certe cose e con certe persone da rendere la felicità e il nostro respiro inseparabili.

Una casa è un’intensità che cambia il nostro modo d’essere e quello di tutto ciò che fa parte del suo cerchio magico.”

Leggendo l’introduzione di “Filosofia della casa Lo spazio domestico e la felicità”, pubblicato da Einaudi nella Collana Stile Libero, si resta folgorati dall’ideazione di una “immaginaria biografia cartografica”.

Una correlazione tra filosofia e città che vede Crotone scelta da Pitagora per realizzare la sua scuola, Atene dove “Platone fondò la sua Accademia e Aristotele fondò il suo Liceo.”

Luoghi che non abitiamo veramente, scrigni dei desideri insoddisfatti, palcoscenici a cielo aperto.

L’affermazione è forte e ci disorienta.

Incuriositi seguiamo il percorso mentale di Emanuele Coccia e ne restiamo affascinati.

Iniziamo a chiederci cosa rappresenti per noi lo spazio abitativo, come lo viviamo, che relazione intratteniamo.

Non è casuale il fatto che la filosofia non si sia occupata dello spazio domestico relegandolo ad angolo privato dove si sviluppano e maturano “torti, oppressioni, ingiustizie e ineguaglianze”.

Partendo dal trasloco l’autore mostra il nostro bisogno di manipolare ciò che ci circonda per trovare la via di un’ipotetica felicità.

Le esperienze personali sono tasselli importanti di un puzzle affettivo dove anche gli oggetti hanno un ruolo importante.

Trasformiamo le stanze come vorremmo trasformare noi stessi.

“Da sempre parliamo della casa come lo spazio del privato, di quello che ci separa e ci individualizza, eppure ogni casa è in realtà anche questo: una tecnica materiale e psichica che usiamo per intrecciare la nostra vita e il nostro destino con quello altrui.”

Geniale il paragone tra casa e scrittura: entrambe rappresentano l’aggiunta di uno spazio tempo diverso.

E in questa alteritá, in questa aggiunta siamo solo dei “migranti planetari, turisti della psichedelia altrui.”

Le accelerazioni tecnologiche, biologiche, climatiche ci trasformano in esploratori di un nuovo pianeta.

È tempo di metterci in viaggio, imparare a pensare come riscrivere la geografia del mondo.

Ne saremo capaci?

Lo scrittore è un prezioso compagno di avventura, seguiamolo.

“Il tempo di un lento” Giuliano Sangiorgi Einaudi Stile Libero

 

“Era come mangiare una nuvola piena di pioggia e non vedere l’ora che scoppiasse un temporale, per dissetarsi di lei.

Era l’inizio di una vita nuova.

Prima di quel bacio, Luca non era mai nato.”

Nascere con l’amore mentre si disperde nel vento l’innocenza dell’infanzia.

I giochi, le risate tra amici, le paure del buio sono lontane sembianze di un Io irriconoscibile.

“Il tempo di un lento”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, è il rito di passaggio, l’iniziazione, il viaggio verso l’adolescenza.

È  conquista di una nuova identità, gli occhi di una ragazzina, il profumo del desiderio, l’ebbrezza di baci rubati.

Abbraccio di un lento che avvolge due corpi.

Fuga in un giorno d’inverno di due anime che non sanno ancora modulare i sentimenti.

Un treno che corre veloce verso un futuro pieno di luce.

Il boato e lo schianto, il buio e la fine di un sogno.

È l’America e la musica che è compagna di vita.

Redenzione e tormento dell’uomo che deve cancellare il passato.

Giuliano Sangiorgi trasforma la prosa nella magia delle note, inventa una lingua che penetra ogni fibra.

Scompone la narrazione in un prima e in un dopo e in questo gioco prospettico scrive più storie ed ognuna contiene la bozza di un nuovo inizio.

Cambia la scenografia, il tempo accelera ed un padre ed un figlio ritrovano trame interrotte.

Le parole si annodano in tele lucenti, fluiscono come fossero canti che arrivano da luoghi incantati.

L’emozione non è un vezzo artistico, è tangibile segno che la scrittura può essere libertà di espressione.

Incanto di un verso che si incunea tra le pagine.

Presente che diventa speranza.

Fuoco mai spento di un ricordo lontano.

Lacrima che libera la pena e purifica il cuore.

Amore nelle sue forme più estreme e più pure.

Messaggio lanciato a coloro che leggeranno.

E nel silenzio di una notte infinita basta chiudere gli occhi, risentire le voci e provare a custodire i frammenti di luce che l’autore regala.

“Cercami negli occhi

Di chi per strada incontrerai.

Sono nei riflessi,

Fatto in mille pezzi.

Prendine abbastanza

Per rifarne uno per te

Senza i miei difetti

Senza tutti i miei vizi.”

Sentire la sincerità di un racconto che è cresciuto lentamente, è diventato arbusto ed è pronto ad accoglierci.

 

 

“Campo di battaglia” Jérôme Colin Einaudi Stile Libero

 

Il bambino che hai carezzato, abbracciato, coccolato è stato sostituito da un adolescente ribelle.

Vorresti trovare le parole per spezzare la sua ribellione, ricordargli che vuoi proteggerlo, aiutarlo a non precipitare.

Fermare la sua corsa verso il futuro, rassicurarlo e stringerlo forte.

Entrare nei suoi pensieri confusi, raccontargli di te ragazzino.

Alla donna che ami da vent’anni vorresti dare le certezze di una storia solida e felice.

Il protagonista di “Campo di battaglia”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Simona Mambrini è la perfetta rappresentazione della famiglia contemporanea.

Una commedia divertente che smonta l’idea utopica di perfezione.

Il nucleo familiare come fucina di cambiamento, come spazio dinamico di confronto e scontro.

Ogni personaggio sente il disagio di un tempo che offre poco spazio alla creatività, offrendo modelli educativi statici, ritmi quotidiani scanditi da obblighi.

Mentre il paese è scosso da attentati terroristici il privato prova a rannicchiarsi  chiudendosi in sè stesso.

Non ci sono maestri o educatori, il silenzio penetra nelle mura e fa dilagare il senso profondo della solitudine.

Jérôme Colin scrive una storia bellissima, briosa, ironica e mai cinica.

Nei dialoghi veloci, nei monologhi introspettivi, nella ricerca di soluzioni c’è la passione di chi non si ferma solo ad osservare.

Vuole capire se esiste un dialogo alternativo tra padri e figli, se si può recuperare la fiducia e la stima.

Alla coppia che sta per disintegrarsi offre una possibilità di rinascita, indicando strade che tornano a convergere.

Uno sguardo sociale acuto, la ricostruzione di tragici episodi che insanguinano le strade: film dalle mille sfumature che convergono nel momento in cui si cresce insieme.

Imparare a “saper scegliere le battaglie giuste. Non sbagliare mai nemico” e ricordare che “il domani non è una certezza, al massimo un’eventualità.”

 

 

“L’uomo del porto” Cristina Cassar Scalia Einaudi Stile Libero

“La mattinata prometteva bene.

Il sole s’era appena affacciato all’orizzonte e la pietra lavica dei palazzi e delle strade di Catania iniziava ad assorbire il calore dei primi raggi.

Il profilo del Duomo si slanciava su un cielo limpido che più azzurro non poteva essere, e che contrastava con il grigio e bianco della cupola.”

Ogni romanzo di Cristina Cassar Scalia ci fa conoscere nuovi e poco noti angoli e scorci della città catanese.

Riesce a cogliere la luce di un crocevia, il mistero di una grotta sotterranea.

Passeggiamo rapiti da tanta bellezza e i noir si trasformano in viaggi nell’anima della metropoli.

“L’uomo del porto”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, ha un intreccio molto articolato e convincente.

Per scoprire l’omicida di Vincenzo La Barbera, stimato professore di filosofia, il vicequestore Vanina Guarrasi segue diverse piste.

Ogni ipotesi sembra portare alla conclusione del caso ma niente è mai come appare.

Troppi specchi che deviano la prospettiva e rendono ancora più intrigante la struttura narrativa.

Vanina è un personaggio che si ama subito non solo per le sue qualità di detective.

È una donna che sa tenere la bada i fantasmi del passato anche se fanno male.

Sa interrogarsi sull’amore e accetta la sfida del presente con piglio fiero.

Mi piace definirla una combattente che dal dolore ha saputo trarre energia e tenacia.

La scrittrice svela un aspetto della vita di molti magistrati e poliziotti costretti ad essere sotto scorta.

Il senso di impotenza, la costante tensione, la mancanza di autonomia nei movimenti.

Credo che abbia reso giustizia a tanti uomini dello Stato che purtroppo hanno pagato un prezzo troppo alto.

Bellissimo il riferimento agli anni 70 quando l’eroina ha lastricato di morti il nostro Paese.

Si potrebbe scrivere per ore sui pregi del romanzo perchè infinite sono le osservazione su una società egoista e narcisista.

Che dire dei personaggi? Splendidi esempi di un’umanità che conosce ombre e luci.

La leggerezza nell’uso del dialetto è un ulteriore pregio e un regalo alla migliore tradizione letteraria siciliana.

Da leggere per imparare che ci si può spendere per gli altri in nome della gratuità.