“Storia di un figlio” Fabio Geda Enaiatollah Akbari Baldini+Castoldi

“Nonostante non ci parlassimo da otto anni, nonostante la mia voce fosse cambiata, mamma mi ha riconosciuto subito. Io la sua voce non la ricordavo.

I primi tempi mi era capitato di provare a rievocarla, ma senza successo e con grande dolore.

Le voci erano state le prime a sparire, prima dei volti e di altri dettagli.

Ma appena l’ho sentita – ed era la sua, non c’era dubbio – è stato come riprendere a respirare dopo una lunghissima apnea.

Dal fondo della schiena è partito un brivido, è corso lungo la spina dorsale e mi è esploso nel cervello.”

Dopo aver conosciuto Enaiatollah Akbari  in “Nel mare ci sono i coccodrilli” si è creato un legame affettivo.

È un fratello, un amico, un compagno di strada.

A permetterci di riascoltare la sua voce è Fabio Geda che sa modulare pause e silenzi dando alla narrazione di “Storia di un figlio” (pubblicato da Baldini + Castoldi) un tono lirico, penetrante, lieve.

L’Afghanistan, “posto in cui per un niente si rischia di essere uccisi o torturati” si materializza ai nostri occhi grazie ad una accurata ricostruzione storica.

Una necessaria mappa per comprendere cosa significhi abbandonare la propria terra, vivere da esule, imparare a preservare i ricordi dall’oblio.

“C’è una specie di cordone ombelicale che ci lega ai posti in cui ci siamo sbucciati le ginocchia, dove si aggirano le ombre di chi abbiamo amato.”

Si alternano due piani paralleli: la vita in Italia e le avventure dei familiari nel paese d’origine.

Il parallelismo sottolinea le diversità ma al contempo è doppia testimonianza.

Le bombe “più o meno intelligenti degli Stati Uniti”, la guerriglia che schiaccia la povera gente, la violenza dei talebani, le mine che assomigliano a giocattoli: nella trasposizione letteraria l’orrore si veste di poesia.

È denuncia e canto, pianto che cura le ferite, respiro che cancella la follia.

È il colloquio telefonico con la madre, profondo, discreto, fatto di quotidianità.

Il ritorno alla sorgente, il sapore dell’infanzia.

È la necessità di imparare, essere cittadino italiano.

“Studiare è sempre stato, e continua ad essere il mio rifugio più intimo e personale.

Studiare è sognare.

Di avere una vita piena e consapevole.”

Un libro carico di esperienze, di racconti, di amore.

Un invito a continuare a sperare nell’umanità, il sole che illumina dopo una tempesta, il sorriso dell’amore che fa credere nei sogni.

L’augurio è che queste parole così sincere, così autentiche riescano ad abbattere i troppi muri di indifferenza e di odio.

Che il testo sia preludio di una nuova era.