“Sull’acqua” H.M. van den Brink Marsilio Editore

“L’acqua del fiume era impetrabile come sempre”.

Anton e David vogano sulk’Amstel cercando una sincronia affettiva.

Differenti nel comunicare emozioni riescono ad essere unico corpo, spinto dalla tensione dei muscoli, dalla sperimentazione del proprio limite.

“Le mie membra conoscevano una forma di coscienza”.

Il superamento della paura è la prova estrema, il battesimo con l’acqua.

Resta il timore per la perdita di equilibrio, una stabilità precaria che nasconde un animo confuso.

“Ogni giorno che passa è insostituibile”.

La malinconia si confonde con le luci che invadono il mattino mentre si cerca di sincronizzare la memoria.

“Ho scoperto che devi poter osare di farti del male per poterti avvicinare all’istante in cui gli opposti si riuniscono.”

La gara durante le regate è il consolidamento di un’amicizia che non ha bisogno di parole e nel finale, quando i riflettori si spengono, restano i segni di un tempo che si è sgretolato.

H. M. van den Brink crea un artificio letterario che permette al lettore di sentirsi parte del paesaggio.

Ed è il vento, l’increspatura di un’onda, il ritmo della vogata, le nubi che si rincorrono a insegnarci che dall’effimero bisogna cogliere “la felicità”, una parola che rischia di svanire se non esercitiamo la mente a preservare i ricordi.