“Summer” Monica Sabolo La Nave di Teseo

 

 

“E il poeta dice che ai raggi delle stelle

Vieni a cercare, di notte, i fiori che cogliesti;

E di aver visto sull’acqua, distesa fra i lunghi veli,

La bianca Ofelia galleggiare, come un gran giglio.”

Le parole di Rimbaud, scelte per l’esergo di “Summer”, pubblicato da La Nave di Teseo, ci accompagnano e ci sussurrano piccoli indizi.

Un lago che si increspa nascondendo il mistero di una scomparsa.

Una giovane svanita nel nulla, inghiottita da un tempo che si smaglia, si disintegra cercando la verità.

Immagini che entrano ed escono nella mente della voce narrante, creando un’atmosfera sospesa.

Si disegna un mondo parallelo che non contiene la realtà, troppo dolorosa, infida e bugiarda.

Acque scure, “pioggia di cenere in un mondo immenso”, il sorriso sfuggente della madre, una ragnatela invisibile che imprigiona il nucleo familiare.

Salite e discese in un’altalena di sensazioni che avvincono il lettore.

Monica Sabolo ci trascina nelle trame oscure della mente, ci fa toccare la perdizione e lo strazio, il panico e la sofferenza pura.

Ci travolge con una scrittura visiva, così nitida da abbagliare.

Inverte il concetto di temporalità e alterna passato e presente smorzando la pressione ossessiva del ricordo.

Regala frammenti, incastrando più direzioni da seguire.

I segreti tornano a galla con ferocia, lentamente compongono un quadro inimmaginabile.

Inafferrabili presenze, vuoti da colmare come se la mente si rifiutasse di capire.

“Furono anni lividi, sono sepolti sotto la neve, un bianco denso a perdita d’occhio.”

Domina la rimozione con gli abiti sdruciti e le sembianze di ombre.

Saranno proprio le ombre a dipanarsi con un processo psicologico che sa recuperare anche “i sogni invisibili”.

“Abbiamo cercato di abbandonare il passato ma non si è mosso niente, tutto è esattamente dove l’abbiamo lasciato ventiquattro anni fa, nitido e brillante come pezzi di vetro.”

Il finale è liberatorio, una pozza di luce che si dilata e finalmente mostra la coraggiosa risalita, l’appagamento e forse anche la speranza.

Un libro bellissimo dove ogni frase è un canto poetico, una ricerca di perfezione stilistica.

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Agenda Letteraria del 25 aprile 2020

 

“È da ventiquattro anni e tredici giorni, che è successo.

È da ventiquattro anni e tredici giorni, che non ricordo niente, solo qualche lampo, un’esplosione di bianco e luce, poi più niente.

Pesci, neri, viscidi. Felci, fosforescenti, appiattite.

I capelli delle amiche di mia sorella, che ondeggiano su spalle nude nel muoversi delle teste, mentre cercano Summer, mentre gridano il suo nome.”

“Summer”  Monica Sabolo  La Nave di Teseo