“Contro un mondo senza amore” Susan Abulhawa Feltrinelli Editore

“Vivo nel Cubo.

Scrivo come posso sulle sue pareti di blocchi di cemento grigio lucido: prima con le unghie e adesso con le matite, da quando le guardie mi procurano un po’ di materiale.”

Una prigione dove restano solo i ricordi, un pungente gomitoli di eventi che non hanno piegato la protagonista di “Contro un mondo senza amore”, pubblicato da Feltrinelli.

“Abbandonare i dettami del calendario mi ha aiutato a capire che il tempo non è reale.”

È la condizione di chi non ha più spazi vitali e si muove nel limbo di un sistema carcerario devastante.

Le parole diventano testimonianza delle violenze subite dal popolo palestinese.

Susan Abulhawa attraverso una saga familiare ricostruisce un lungo periodo storico tracciando una mappa geopolitica.

“Eravamo una famiglia piena di segreti, di cose nascoste nei meandri delle nostre esistenze, invisibili, inespresse ma percepite tra le pieghe di un discorso, nell’esagerata lunghezza di una pausa o nell’intensità di uno sguardo.”

Il romanzo registra i suoni penetranti dello stupro, le dolcezze della danza che nei movimenti armoniosi libera il bisogno di libertà, le lacerazioni di un esodo continuo.

Il Kuwait, la Giordania sono metafore di tutti i luoghi del mondo che non sanno aprire le braccia.

“Spostarsi da un luogo all’altro è il destino di tutti gli esiliati. Qualunque sia il motivo, la terra sotto ai nostri piedi non è mai sicura.”

La tensione narrativa è altissima in una trama ricca, costruita sulla roccia delle emozioni.

Conosceremo il tradimento e la rivolta, il profano e il sacro.

Sentiremo sulla pelle il dolore e fino all’ultima pagina non riusciremo ad abbandonare la nostra eroina.

Una donna forte, indomita, battagliera, incapace di piegarsi.

Una figura che ha conosciuto la perdizione ma ha saputo trovare la sua redenzione.

Il testo va letto cercando di cogliere e registrare la grande lezione che affiora prima piano come un sussurro.

Poi riempie l’aria ed è il canto della speranza di pace.

Agenda Letteraria del 26 giugno 2020

 

 

“Ricordo le emozioni solo a parole. La mia vita mi ritorna in mente attraverso le immagini, gli odori, i suoni, ma mai attraverso i sentimenti. Io non provo niente.”

 

“Ballare è la cosa più vicina alla fede che abbia mai provato. La danza orientale, chi non la conosce la chiama danza del ventre, può sembrare una successione di movimenti controllati, orchestrati, ma è esattamente l’opposto. La nostra danza è caos, è anarchia. È l’antitesi del controllo. È rinunciare a controllare il corpo, lasciando autonomia a ogni osso, legamento, nervo e fibra muscolare. A ogni cellula di pelle e di grasso. A ogni organo.”

 

Contro un mondo senza amore  Susan Abulhawa  Feltrinelli Editore