“Esercizi di fiducia” Susan Choi SUR

“Che cos’è l’altro.

Che cosa sono io.

Che cosa siamo noi.”

“Esercizi di fiducia”, pubblicato da SUR e tradotto da Isabella Zani, finalista al Premio Pulitzer, ha vinto il National Book Award nel 2019.

È viaggio di conoscenza delle sfumature dell’Io.

Il percorso narrativo è volutamente discontinuo perché è necessario porre una distanza tra il lettore e la trama.

Bisogna osservare, ascoltare e cercare di cogliere anche i sussurri dei giovani protagonisti.

“Anche mentre percepite ogni cellula, mentre la abbracciate con la consapevolezza così acuita, la state lasciando andare.

Lasciatela andare.

Lasciatela andare.”

Una scuola dove sperimentare il talento, sconfiggere i tabù dei corpi, liberarsi dalla paura di essere inadeguati.

I riflettori sono puntati su Sarah e David ma non bisogna lasciarsi ingannare.

I due ragazzi enfatizzano la difficoltà nel riconoscere il sentimento e tracciano il filo conduttore che Susan Choi ha costruito con arguzia.

Obiettivo è scardinare l’idea di un’adolescenza che passivamente accetta la trasformazione.

Ogni personaggio vive in un suo labirinto  cercando l’uscita dove immagina di scorgere la luce.

L’originalità del testo sta nel far convergere i numerosi labirinti creando un effetto illusorio e visionario.

Nel gioco delle parti sembra di assistere ad una partita a scacchi che non avrà un finale.

Sulla scacchiera ogni pezzo è un sentimento.

Altra utile avvertezza: non c’è una sola Verità.

Succederanno eventi traumatici che serviranno a mettere in luce il modo di reagire sempre soggettivo.

Esplode la sensualità ed ha il gusto di innocente scoperta.

“Non potrebbe esistere una lingua silenziosa?”

È proprio questo linguaggio senza parole che viene esaltato, perché i fonemi non bastano a svelare il segreto che si incista nella mente.

Il libro non ha un andamento lineare, ha stacchi e illusori finali.

Inizia, si interrompe, riprende con ritmo differente.

Fa intravedere l’ego, lo sminuzza e improvvisamente lo nasconde.

Si impara molto mentre le pagine scorrono e si avverte la brezza leggera di una sperimentazione che non ha età.

È ancora tempo per inventare il gioco dell’essere e del non essere.

Complimenti all’autrice capace di ammaliare.