“Tutti i giorni” Terézia Mora Keller Editore

 

“Definiamo il tempo adesso, e il luogo qui.”

L’incipit di “Tutti i giorni”, pubblicato da Keller Editore, traccia una collocazione spazio temporale che vuole fermare l’immagine, stabilire un contatto con la realtà.

La descrizione minuziosa della città si contrappone ad un impercettebile senso di spaesamento.

È questa rete magmatica che domina il romanzo trasformandolo in un testo teatrale dove gli attori si muovono in preda ad una frenesia esistenziale.

Sono loro con storie che a volte sembrano inverosimili a dar corpo al protagonista.

“Abel Nema, giovane, promettente, la prima generazione libera! Il mondo ai suoi piedi.

Goditelo per il breve istante in cui dura, perchè può passare in fretta.

Quasi non hai tempo di guardarti attorno che qualcosa scoppia ed esplode.”

Un uomo senza contorni, come un folletto girovago.

Incapace di trovare radici o semplicemente esploratore silenzioso di misteri che solo lui comprende?

Non ci sono domande, nè pause.

Il ritmo narrativo corre sui binari delle percezioni e di piccole rivelazioni.

Il prima è codificato da un rifiuto, il dopo da assenze.

Il rombo di una guerra civile, una patria spazzata via, un’umanità stravagante e sola.

Dove finisce la normalità?

Come si può scegliere di vivere dentro una nuvola affollata di pensieri?

Può il desiderio struggente spegnersi e lasciare solo fogli inceneriti?

Il potente l’esordio narrativo di Terézia Mora sa coniugare sacro e profano.

Il suo è un viaggio senza meta, l’arsura della ricerca, la sperimentazione del silenzio.

È parola di una comunità che si rifiuta di essere standardizzata.

È il sogno di una generazione di poeti, visionari, mistici.

È il tentativo di sfuggire ai lacci del quotidiano.

È la libertà di ideare metamorfosi, di svestire il panico e renderlo non più nemico ma compagno.

È “una strada di speranza” accettando di percorrere i labirinti della mente.