“Tessiture di sogno” W.G. Sebald Adelphi Editore

 

“Ma che cosa ne sappiamo noi – a priori – del corso della Storia, che procede secondo una legge la cui logica rimane indecifrabile e viene messo in moto da eventi minuti e imponderabili, tali da cambiarne spesso la direzione proprio nel momento decisivo: una corrente d’aria appena percepibile, una foglia che cade a terra, uno sguardo che corre da un occhio all’altro in mezzo ad un gruppo di persone?

E nemmeno a posteriori riusciamo a scoprire come davvero stessero le cose prima, e come si sia effettivamente giunti a questo o a quell’ evento di portata mondiale.”

In tutte le sue opere W.G. Sebald è riuscito a farci attraversare la barriera che ci separava dall’imponderabile.

Ci ha insegnato le infinite sfumature di ciò che immaginiamo come il reale.

Ha aperto i nostri sensi a nuove percezioni che ci hanno carezzato per un attimo e poi sono scomparse lasciandoci in balia del desiderio.

Desiderio di andare oltre le parole dello scrittore, comprenderne le premonizioni, i guizzi arguti, i disegni di una cosmogonia universale dove la letteratura sa essere protagonista.

È stato interprete di quella ricerca che ci accomuna tutti: scavare nella memoria, ritrovare i segni di un’epoca, collocare il prima in una sfera tanto pura da apparire surreale.

“Tessiture di sogno”, pubblicato postumo da Adelphi Editore grazie alla cura attenta di Sven Meyer e alla meticolosa traduzione di Ada Vigliani, già nel titolo contiene una promessa.

Dovremo essere sognatori pronti a sperimentare l’Altrove.

Un Altrove che si compone pagina dopo pagina, attraverso linee che procedono per traiettorie geometriche.

Dovremo essere viandanti e percorrere strade che ci faranno credere di essere in un altro pianeta.

Dove l’andare è un continuo interrogativo dei perchè della Storia.

Dove avremo l’occasione di entrare nel Regno delle Ombre, luogo dove il trapasso è metamorfosi, dove non esiste la parola fine.

È questo che attrae e sollecita lo spirito: trovare il passaggio segreto tra ciò che è stato e ciò che è.

Che sia un cimelio, un dipinto, un luogo, poco importa.

È quello che contiene e che non sempre si mostra.

In questo meraviglioso testo, difficile da collocare in un genere, si trova tutto quello che ci aspettiamo dalla letteratura.

Gli interrogativi, le pause di riflessione, i riferimenti culturali, l’imparzialità nei giudizi, la connessione tra autori vissuti in periodi differenti, le amnesie della società, l’oblio rispetto alle grandi tragedie.

“Nel nostro paese l’abisso tra letteratura e politica permane.”

L’attualità della frase ci sgomenta perché sappiamo che l’autore ha centrato il problema che non si riferisce solo agli intellettuali.

Non avere il coraggio di affrontare le zone buie del passato significa arenarsi nel pantano che mai ci assolverà dalle colpe nostre e degli avi.

Critico, saggista, narratore e raffinato giocoliere della Parola: mancano altre qualità che il lettore riuscirà a trovare.

Ed ogni capitolo sarà un’oasi dove rifugiarsi quando la lingua che ci circonda stride, quando il canto della rimembranza si sta spegnendo, quando la solitudine esistenziale diventa lacerante.