Incipit “Storia di un figlio” Fabio Geda Enaiatollah Akbari Baldini + Castoldi

 

 

“La storia è questa, ma forse la conoscete già: mi chiamo Enaiatollah Akbari, anche se tutti mi chiamano Enaiat.

Sono nato in Afghanistan, nell’Hazarajat, una regione montuosa a ovest di Kabul, selvaggia di terra e rocce, tappezzata di pascoli e con il cielo più limpido che possiate immaginare. D’inverno la neve, di notte le stelle, ovunque – tante da ritrovartele persino nelle tasche. L’Hazarajat è la terra degli hazara, la mia etnia.

È grande come mezza Italia e ci abitano meno di dieci milioni di persone. Da Torino, dove abito adesso, quando mi capita di sollevare lo sguardo in direzione delle Alpi, soprattutto sul finire dell’inverno, quando l’ultima neve le copre fin dove partono i boschi bruciati dal freddo, allora, di tanto in tanto, sento emergere una specie di nostalgia che solletica la nuca e mi riporta al calore della brace nella casa di Nava, alle grida degli amici riuniti per strada a giocare a buzul-bazi, agli odori della cucina di mia madre e soprattutto alla sua voce, che dice: Enaiat, Enaiat jan, mi serve il tuo aiuto, c’è da prender l’acqua. Enaiat, dove accidenti sei finito?”