“Tre anelli” Daniel Mendelsohn Einaudi Editore

 

“Uno straniero arriva in una città sconosciuta dopo un lungo viaggio.

Da qualche tempo è stato separato dalla sua famiglia; da qualche parte c’è una moglie, forse un figlio.

Il percorso è stato travagliato, e lo straniero è stanco.”

Un incipit che si ripete come un mantra introducendo con poche, stringate parole un importante topos.

Chi è lo straniero? Un viaggiatore, un ricercatore, un fuggitivo, un nemico?

È la rappresentazione di uno status simbolico che nel tempo ha assunto valenze distorte.

È fondamentale leggere “Tre anelli”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Norman Gobetti, perché finalmente definisce una posizione giuridica, storiografica, scientifica, letteraria e filosofica.

Può un testo contenere tante e così dissimili branche del sapere?

Vi invito a viverlo come fosse una mappa della conoscenza, un viaggio per riappropriarsi della filologia dialettica, per riannodare i fili di una Storia universale.

Il testo si espande su più piani.

Indaghiamo sul primo che rientra nella sfera personale.

Riguarda l’incontro con i sopravvissuti allo sterminio avvenuto durante la Seconda Guerra mondiale, un atto di pietà nei confronti non solo di parenti ma anche di tutti coloro che pagarono un prezzo altissimo.

Pagine di forte impatto emotivo, cariche di un dolore che diventa collettivo.

“Mi ritrovai incapace di muovermi.”

Quelle testimonianze raccolte in cinque anni diventano ferite aperte ed elaborare il lutto non è facile.

Il secondo modulo narrativo è oggettivo ed attraversa con sapienza la letteratura classica.

Partendo da Odisseo, viaggiatore per eccellenza, uomo “polytropos”,ovvero dalle mille svolte, si indaga sulla natura del viaggio e sulla modalità espressiva.

Una scrittura ad anello che viene analizzata sintatticamente e stilisticamente con esempi visivi ben congegnati.

Viene da pensare che Daniel Mendelsohn attraverso questa lezione voglia lanciare un messaggio, invitarci a pensare alla Storia come a una concatenazione di eventi che non si susseguono in linea retta.

Questo spiegherebbe il ripetersi di fasi alterne che lasciano al soggetto poco spazio per interagire.

Il riferimento ad Erich Auerbach non è casuale.

Costretto a rifugiarsi in Turchia continua gli studi di letterature romanze riuscendo a tracciare un primo quadro di quella che verrà definita “letteratura comparata.”

A mio avviso “Tre anelli” ne è esempio perfetto proprio perché sa intrecciare più angolazioni del pensiero.

Da Sebald a Fénelon a Proust: geografie distinte che convergono nella sperimentazione del “destino.”

Troverete altre assonanze e la gioia di scoprire quanto le figure geometriche facciano parte di un sottile gioco d’incastro.

Tante le disgressioni che incuriosiscono e invitano alla riscoperta di autori e testi, l’accurata e scrupolosa testimonianza di un uomo che sa esprimere la straziante e dimenticata esistenza dei tanti esuli.

Un libro prezioso che, mi auguro, diventerà partenza di un dibattito sul ruolo dello scrittore, sulle tecniche espressive e, cosa più importante, sul senso del fonema “umanità”.

Esperienza indimenticabile, il mio grazie all’editore per questo grande gioiello.