“Tutto il cielo che serve” Franco Faggiani Fazi Editore

 

Si entra subito in sintonia con Francesca Capodiferro, protagonista di “Tutto il cielo che serve”, pubblicato da Fazi Editore.

Determinata nella scelta della professione non si lascia influenzare dal padre, figura difficile da amare.

Geologa e vigile del fuoco, si dedica al suo lavoro con grande passione, accompagnata dagli amati cani.

Un rapporto simbiotico, di intesa, costruito con pazienza e mentre la giovane si racconta osserviamo compiaciuti il suo approccio alla vita.

La narrazione scorrevole e lineare fa immaginare una trama che si evolve intorno alla personalità della ragazza.

L’elemento a sorpresa entra tra le pagine come un turbine inaspettato.

La terra trema devastando interi paesi.

Siamo nella zona di Amatrice e gli avvertimenti lanciati dalle montagne circostanti non sono serviti ad allertare.

“Ci hanno segnalato su, a 1.600 metri, delle spaccature nel terreno che si diramano da una vecchia faglia; per vecchia intendo dire di qualche migliaio di anni fa.

In pratica si sono formate delle crepe, distribuite lungo tutta la dorsale, e le più numerose e grosse, larghe all’incirca una spanna, si sono aperte sul versante reatino del Monte Gorzano.”

Una tragedia annunciata? Non c’è tempo per le domande, bisogna organizzare i soccorsi.

Collaborare con una squadra di soli maschi non è facile, emergono frizioni e dissapori.

Ma Francesca non si ferma, affronta da sola percorsi complicati, luoghi scoscesi alla ricerca dei dispersi.

“Attraversare quei luoghi mi stava piacendo infinitamente.

Non solo per i paesaggi solitari fino a diventare quasi esclusivi e comunque struggenti, ma perché…potevo decidere cosa fare, dove andare e quando fermarmi.”

Un viaggio di scoperta del sè mentre i pensieri vagano liberi.

Un ricongiungimento con la Natura e un dialogo silenzioso quasi a voler chiedere scusa per la prevaricazione dell’uomo.

Franco Faggiani ci regala una figura autentica, solida, con valori forti.

Ancora una volta ci fa sognare invitandoci a sentire la voce del vento, ad ammirare i colori degli alberi.

Ci fa assaporare la montagna, regina e madre e davanti a questo spettacolare affresco siamo piccoli e spaesati.

Ma finalmente sentiamo il palpito di tante vite, il sussurro della Terra che ci invita ad essere figli.

Un romanzo intenso, poetico con un forte impatto sociale.

Ricordare significa restituire un alito di vita ai tanti morti, dare sollievo a chi è rimasto, invitare le autorità competenti a ricostruire.

“Avevo tutto lo spazio immenso davanti e provai una piacevole vertigine.

I fondovalle erano ormai nell’oscurità ma intorno a me il sole riverberava ancora nei ghiacciai, l’aria era tersa e c’era tutto il cielo che serve per essere felici.”

Basta avere il coraggio di alzare gli occhi e il miracolo si ripete all’infinito.