“Costruire il nemico” Umberto Eco La Nave di Teseo

“Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro.

Pertanto, quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo.”

Leggendo “Costruire il nemico”, pubblicato da La Nave di Teseo, si sente la mancanza di Umberto Eco.

Quella sua voce intensa, a volte provocatoria, mai scontata.

Le parole sempre attuali e la capacità di connettere insieme l’universo culturale.

Andare alla radice del ragionamento confrontando il proprio pensiero con quello di filosofi, storici, sociologi.

Da Cicerone a Tacito a Marziale si tratteggia la fisionomia del diverso, si analizza il processo di produzione e demonizzazione del nemico.

“Nuova forma di nemico sarà poi, con lo svilupparsi dei contatti tra i popoli, non solo quello che sta fuori e che esibisce la sua stranezza da lontano, ma quello che sta dentro.”

Per prendere le distanze da colui che è altro da noi si deve obbligatoriamente definire l’inferiorità.

“Dal gigante monocolo Polifemo al nano Mime abbiamo immediatamente il modello di identificazione del nemico.”

I difetti si amplificano, i costumi vengono definiti immorali, il carattere scostante.

Le streghe, gli untori, gli ebrei e gli extracomunitari sono maschere del nostro io deformato?

Perchè amche nei processi di civilizzazione permane questa immagine da allontanare e da schernire?

Un testo breve che insegna a ritrovare l’istanza etica che permette di conoscere gli altri senza pregiudizi.

“Mettersi nei loro panni”, “distruggere i cliché, senza negarne o cancellarne l’alterità.”