“Un gelido inverno per Pike” Benjamin Whitmer Elliot Edizioni

“Ci sono cose con le quali uno impara a convivere, ma ce ne sono molte di più con le quali non si impara mai.”

“Un gelido inverno per Pike”, pubblicato da Elliot Edizioni e tradotto da Marco Piva, è  rappresentazione di Bene e Male.

La descrizione di una società dove uscire dal vortice del degrado è una scalata senza fine.

È la violenza di chi dovrebbe rappresentare la legge ma ha perso il senso del limite.

È la corruzione che dilaga incastrando giovani devastati dalle droghe.

“Cincinnati è centinaia, migliaia di città.”

Volto sfigurarato di una terra che non sa offrire ai suoi figli opportunità.

In questo deserto di valori Pike è metafora di riscatto, bisogno di espiare le colpe.

La morte della figlia, abbandonata da piccola, è causa scatenante di una nuova consapevolezza.

Chi le ha fatto del male?

Perché ha camminato nelle strade fangose della droga e della prostituzione?

Attraverso la nipote Wendy il protagonista trova il coraggio di capire e la sua corsa alla Verità è animata dalla voglia di espiazione.

Un romanzo teso, implacabile, che porta in scena i versi di Blind Lemon Jefferson:

“È una strada lunga che non finisce mai

È un sentiero lungo, che non finisce mai

È un vento cattivo, che non cambia mai”.

Non ci sono vinti e vincitori, domina la malinconia di una realtà che si sgretola assumendo la forma impalpabile della neve.

Bianca, macchiata di sangue, resta come monito per chi crede di essere speciale.

Le parole di Benjamin Whitmer sanno essere aspre e liriche.

Si percepisce la competenza linguistica e letteraria, la necessità di illuminare il buio con la fiaccola della speranza.

Il testo regala profonde riflessioni che luccicano e abbagliano il lettore.

“Ci si può allontanare così tanto dal luogo da cui si proviene che non si riesce più a tornare indietro, non del tutto.

Si possono bruciare tutti i ponti con il passato, basta essere disposti a perdere un pezzo di sè stessi che mancherà per tutta la vita.”

È concesso sognare di attraversare il confine ricordando che “tutti abbiamo, dentro, un senso di vuoto, che non sappiamo gestire, che l’unico trucco per vivere è non distruggersi cercando di liberarsene.”