“Una passeggiata d’inverno” Henry David Thoreau La Nuova Frontiera

“Alberi e arbusti tendono al cielo le loro braccia imbiancate; e al posto di muri e steccati, vediamo forme fantastiche distendersi con capriole giocose  in un paesaggio fosco, come se la Natura avesse sparso nottetempo per i campi i suoi disegni affinchè servano da modelli per l’arte di noi umani.”

“Una passeggiata d’inverno”, pubblicato da La Nuova Frontiera, è apice della purezza letteraria, sfolgorio di percezioni, suadente incontro di fonemi.

La traduzione di Tommaso Pincio è equilibrio perfetto di assonanze linguistiche.

Poetica che nell’aggettivo o nel verbo apre spazi infiniti.

Il bianco è dimensione spirituale, raggiungimento di una comunione assoluta con l’universo e con sè stessi.

Le immagini grazie al suono delle parole sono tridimensionali e offrono lo spettacolo grandioso del mistero della Natura.

“E mentre la terra poltriva, l’aria si è ravvivata di fiocchi leggeri piovuti sui campi come una semenza d’argento per ordine di una Cerere calata dal Nord.”

Spettacolo primordiale, immacolato che invita alla purificazione e alla meditazione.

Il sole, “come accompagnato da un vago e vibrante sbattere di cembali”, spande un calore interiore che scioglie ogni pensiero negativo.

Si respira benessere e speranza, si sente la bellezza nella sua forma essenziale.

“Da molto tempo ormai la natura ignora l’opera invasiva e profanatrice dell’uomo.”

La preveggenza di uno scempio futuro riporta alla realtà.

Ad attrarci è il percorso compiuto dallo scrittore e nel secondo racconto intitolato “Camminare” è espressa una filosofia di vita.

Un pellegrinaggio “per comprendere la Storia, studiare l’arte e la letteratura, ripercorrere i passi della specie umana.”

Essere viandanti che nel fascino dei paesaggi riscoprono la propria interiorità.

Essere corso d’acqua, roccia, terra.

Sentire le vibrazioni e i sussurri ed ogni passo è scoperta.

“Risalire all’origine delle parole ogni volta che le si usa, trapiantarle nella pagina insieme alla terra ancora attaccata alle loro radici; disporre di parole così vere, vive e naturali che sembrano espandersi come gemme.”

E questa è Letteratura.