“Una strada senza nome” James Baldwin Fandango Libri

 

“Come si fa a dire che la libertà si prende, non si dà, e che nessuno è libero finchè tutti non sono liberi?

E che il prezzo è alto?”

Essere neri in America, comprendere e vivere non solo il razzismo.

Sentire quelle differenze sociali e culturali che hanno creato barriere.

“Una strada senza nome”, pubblicato da Fandango Libri e tradotto da Michele Zurlo, è una autobiografia che si incastra perfettamente nella storia del paese d’origine.

Terra dal quale si prendono le distanze per evitare di lasciarsi dirottare da affettività.

Un testo obiettivo costruito su piani storici molto delineati.

Gli anni sessanta vengono spogliati da false ideologie, si presentano nella rappresentazione degli eventi.

La morte di Malcom X come una stilettata che uccide un periodo storica.

Il viaggio in Francia e la percezione che esistono neri di serie A e di serie B.

La relazione con i compagni di giochi e quella distanza legata ad una consapevolezza diversa.

Tra le pagine si percepisce l’amarezza di chi ha lottato per l’uguaglianza e si scontra con un mondo che continua a chiudersi in sè stesso.

Polemico lo sguardo rivolto ad un’Europa che continua a volere schiavi e non uomini liberi.

Il saggio è attraversato da riferimenti letterari che servono a mostrare la discrasia tra due culture.

Da Camus a Faulkner la struttura narrativa disegna mappe geografiche e sociali legate a stereotipi difficili da estirpare.

James Baldwin parla al suo popolo, lo fa con passione come un padre amorevole.

Le sue parole arrivano a noi come un messaggio di un’attualità travolgente.

È tempo di interrogarsi sulle dinamiche comunicative tra comunità con la libertà di trovare e sperimentare linguaggi che possano unire e non dividere.

“La verità che libera i neri libererà anche i bianchi, ma questa è una verità che i bianchi trovano molto difficile da accettare.”

Un libro che dobbiamo continuare a scrivere insieme, imparando a scendere da piedistalli inesistenti.