“Una vita su misura” H. M. van den Brink Marsilio Editore

“Era un sogno ricorrente, notte dopo notte, e a prima vista non c’era niente di strano.

Piove.

Cammino su una strada lungo un canale buio, illuminato qua e là da lampioni disposti a distanza regolare.

Un uomo cammina davanti a me.”

Un incipit che sottolinea il rapporto tra tempo e spazio anticipando lo schema che accompagnerà tutta la narrazione.

La distanza scandita da passi nel silenzio della notte, come un presagio.

Un uomo che ritorna dal passato, da quando ancora c’era un lavoro da svolgere.

Oggi solo il silenzio della casa e della città che con i suoi canali smorza le ombre e i sussurri di un’altra epoca.

H. M. van den Brink è maestro nella realizzazione di scenari che nella schematica semplicità rivelano i lati bui dell’esistenza.

Per il protagonista il sogno ricorrente ha valore catartico nel bisogno frenetico di rintracciare frammenti di un prima che rischia di disperdersi nell’oblio.

L’uomo che gli appare è un collega sacrificato ad un ruolo marginale perchè capace di ragionare.

Figura che pur descritta alla perfezione resta in penombra, come una foschia ingombrante.

È un punto che segna la diversità dal pensiero dominante, piccolo frammento in un mondo di lupi.

Paga il prezzo di una colpa che non gli appartiene e nello sviluppo della trama l’attenzione si concentra sul passato che ritorna come una sfida e non perdona.

“Stanze del passato, stanze di oggi, che si muovono, si scambiano di posto, si fondono con il resto o separate da tutto, che mi girano intorno, perché io sono centro.”

Siamo certi di essere sempre al centro o qualcosa sfugge al nostro volere?

Tanti gli enigmi e gli interrogativi mentre “ciò che è molto lontano sembra vicino.”

Tra le nuvole un arcobaleno a ricordarci che anche la malinconia può essere carezza.