“La piuma cadendo impara a volare” Usama Al Shahmani Marcos y Marcos Editore

 

“Il passato urla nella mia testa come un lupo ferito, avvicinarmi è pericoloso”

Aida e quelle parole che non riescono a farsi voce.

Difficile entrare nella landa desolata del dolore, evocare quel prima che rischia di inghiottire il presente.

In Svizzera sta provando a ricostruire un’identità, ad essere se stessa, svincolata dalla pesante catena di una cultura che non ha mai sentito sua.

La relazione con Daniel viene offuscata dal tormento di questa sua anima spezzata.

“Io ho paura di ciò che succederebbe al nostro amore se io tirassi fuori le ombre del passato.

Di questo ho paura.”

“La piuma cadendo impara a volare”, pubblicato da Marcos y Marcos Editore e tradotto da Sandro Bianconi, è il cammino verso la ricomposizione dell’Io.

Ricerca di frammenti dell’infanzia e dell’adolescenza, elaborazione del lutto, riappropriazione delle radici.

Percorso complesso affidato alla scrittura che attraverso salti temporali riesce a ricucire i ricordi.

Nata in Iran da genitori fuggiti dall’Iraq, sente che entrambi i paesi che dovrebbero circoscrivere il suo modo di stare al mondo non le appartengono.

Quando raggiunge il padre in Svizzera ha percezione di essere arrivata.

Non comprende le difficoltà dei genitori ad ambientarsi, vede che stanno creando un muro invalicabile.

Non accettano di imparare la lingua, non riescono a vivere le diversità.

Si sentono profughi nel cuore.

Da questa gabbia la nostra protagonista evade e torna in Svizzera.

Impara ad integrarsi ma deve superare un ultimo scoglio.

Deve riconciliare la sua esperienza presente con quel prima tanto straziante.

Usama Al Shahmani scrive un romanzo poetico e molto intenso.

Affronta con il suo stile fluido un tema poco dibattuto.

Entra nella mente dei migranti di prima e seconda generazione.

Racconta la violenza dell’Iraq, la guerra, i riti ancestrali, la mentalità arretrata con parole che arrivano al cuore.

Il suo è il viaggio di un esploratore onesto, che non vuole edulcorare la realtà.

Regala un personaggio che sa volare verso la libertà interiore, che sa respirare il nuovo, che è eroina di sè stessa.

E non è poco.

Un invito per tutti noi.

“Guardo indietro e mi accorgo che qualcosa si rinsalda tra una me stessa e l’altra.

Scrivendo, i miei sentimenti cadono nelle parole, cadono come carboni ardenti in un ruscello che scorre, sfrigolano, mandano un leggero vapore verso il cielo e la corrente li trascina via in silenzio.”

 

 

 

“In terra straniera gli alberi parlano arabo” Usama Al Shahmani Marcos Y Marcos Editore

 

“In terra straniera gli alberi parlano arabo”, pubblicato da Marcos Y Marcos e tradotto da Sandro Bianconi, travolge ed emoziona.

È verità narrata con l’umiltà di chi vuole trasmettere un messaggio forte.

È dolore dell’esule, coraggio e voglia di ricominciare nella terra che accoglie.

Umiliazione per una patria che non sa essere madre.

Ricerca di pace nella comunione con la natura.

Ogni capitolo è dedicato ad un albero, simbolica trasposizione del bisogno di appartenenza.

Tanti i ricordi dell’infanzia in Iraq accompagnati da una nostalgia lancinante.

“Chi nasce in Iraq ha due possibilità: fuggire o morire.”

Si può ancora scomparire nel nulla, avvolti dalla nebbia di un regime che calpesta ogni diritto.

Usama Al Shahmani ha il coraggio di fare un’analisi politica impietosa pur mantenendo un linguaggio poetico.

“A Bagdad viviamo uno dei momenti peggiori dagli anni Novanta.

A Bagdad i criminali si possono muovere liberaramente.

Chi comanda sono ladri, uomini dalla lunga barba, milizie, soldati, jiahadisti e altri assassini…

Per strada i soldati americani si muovono con estrema cautela e uccidono chiunque appaia come un nemico.”

Accanto a frammenti di storia contemporanea le usanze, le leggende, la mitologia del popolo.

Le parole sono un balsamo e una carezza.

L’autore riesce a regalare la sua esperienza di catarsi, un percorso fatto di piccoli passi.

Vedere non solo i muri e le barriere, scegliere i varchi che portano all’ inclusione.

Straziante la ricerca del fratello disperso, il ricordo della madre, la necessità di non dimenticare.

“Se scrivo della patria, preferisco farlo in arabo.

Le cose di ogni giorno accadono soprattutto in tedesco, mentre l’arabo si ritira sullo sfondo, con il vantaggio di creare una sorta di distanza da questo argomento, una sorta di pellicola sottile.”

Interessante riflessione sulla dicotomia mentale e psicologica.

Una testimonianza grandiosa, libera, arguta, sentita.

Da leggere per imparare ad ascoltare il canto sommesso del Creato.