“La Fortuna” Valeria Parrella Feltrinelli Editore

 

 

“Io questo sapevo: che quando uno pensa che le cose finiscano, proprio in quel momento in cui devi bruciare tutto per abbandonare quello che è stato e far avanzare la memoria: trovi un ramoscello d’oro, e qualcosa si apre.”

“La Fortuna”, pubblicato da Feltrinelli Editore, è elegia senza tempo.

Storia che si intreccia al mito, poesia che si fa parola.

È il mare che attrae, si fa padre, insegna il linguaggio dei venti.

È il prodogio che irrompe inaspettato, mistero di una Natura che gioca a rimpiattino con la sorte degli uomini.

È la Terra che cambia forma, il monte che esplode e si fa vulcano.

È il viaggio a ritroso per ritrovare la casa, il turbamento di chi cerca e non trova.

La nostalgia dell’infanzia lontana quando i sogni sono tutti possibili.

La lotta estenuante con Polifemo, la responsabilità di dover scegliere.

La tenacia nel realizzare un progetto, il valore inestimabile della Cultura.

L’amore carnale che sperimenta attraverso l’altro il proprio limite.

La scoperta del dualismo tra “la parte sana e la parte malata.”

La certezza che si può sconfiggere la paura.

“Ognuna di queste paure dice sempre la stessa cosa: ci ricorda che non siamo dei e che possiamo morire.”

Valeria Parrella costruisce un romanzo meraviglioso attingendo agli studi classici.

Narra la bellezza di Pompei, l’opulenza delle ville, la quotidianità, i colori del mercato.

La devozione agli dei e le tradizioni, le strade e i suoi odori.

Ci restituisce immagini nitide, come scolpite sulla pietra.

Il suo protagonista, Lucio, ha solo diciassette anni ma ha già capito cosa vuole dalla vita.

Solcare le acque, sentire il mare in tempesta, governare le onde.

A Roma frequenta la scuola di Quintiliano, impara l’importanza della retorica.

“Dentro Roma ci sono infinite piccole città che la riproducevano, per ogni isolato c’era una casa patrizia intorno a cui ruotava la vita, a più livelli, fatta di uomini che presiedevano ciascuno uno spazio, con la stessa convinzione e la stessa superbia.”

Il tratteggio di un’epoca compone un quadro d’insieme stupefacente.

L’autrice riesce a darci la sensazione di essere nei luoghi che descrive e quando il vulcano mostrerà la sua potenza sentiremo sulla pelle i lapilli infuocati.

C’è un cambiamento del registro narrativo nel momento di maggiore pathos.

Lucio dalla nave assiste ad un mistero e solo quando sarà a riva comprenderá.

È il momento della consapevolezza e del dolore.

Pompei è stata inghiottita nel nulla.

Tutto sembra concluso ma è solo l’inizio di una nuova era.

Un inno alla speranza, un invito a far germogliare il futuro.

Dalle macerie nasce “il fiore del deserto.”

Una prova letteraria di una bellezza lancinante, una scrittura che sa percorrere la nostra identità culturale, evocando il mormorio mai spento di una civiltà.

“Quel tipo di donna” Valeria Parrella HarperCollins

“Stringiti alla comunità delle donne,

perché quando sarai vecchia

saranno loro che ti salveranno: non i maschi.”

 

Valeria Parrella sceglie per l’esergo di “Quel tipo di donna”, pubblicato da HarperCollins, le parole di Luisa Muraro.

Un passaggio di testimone che emoziona e unisce insieme voci che nella diversità dei toni mantiene l’unità di un obiettivo comune.

Raccontare il mistero, l’inquietudine, la continua ricerca di quelle figure femminili che vanno oltre lo stereotipo di genere.

Generazioni di nonne, madri, figlie in una danza della libertà.

Libertà che si conquista trovando i propri spazi, abbattendo confini.

Quattro amiche e un viaggio che per ognuna è un passaggio, un rito libertario.

Dolores e il bisogno di custodire il dolore per la perdita di Saciko, Carola, “che cercava continuamente donne per i suoi spettacoli attraverso cui vivere altre se stesse, altre identità”, Camilla, “capricorno, piu ordinata, puntuale” e la voce narrante, che con tenerezza e affetto sa cogliere diversità e armonie.

“Con noi c’erano moltissime altre donne: un’intera comunità che principiava dalle nostre madri e dalle madri delle nostre madri.

Donne che si sono battute per la nostra libertà anche quando ci avrebbero voluto prendere a pantofolate.

Che avevano aperto le nostre porte anche quando l’istinto materno aveva loro suggerito piuttosto di chiuderci a chiave in stanza e poi gettarla via, quella chiave.”

 

Commuove l’orgoglio di un’appartenenza che non è scandita solo da legami di sangue.

Istanbul  con i suoi colori netti, con la magia della moschea, offre la prospettiva caotica e spensierata.

Non sono importanti le tappe raggiunte ma la capacità di viverle, di conoscerne gli angoli segreti, di apprezzarne i silenzi e le parole.

La voglia di stare insieme, le risate, la leggerezza di un ragionamento condiviso, la notte foriera di sogni possibili, i ritagli del passato compongono una trama che ci fa sentire dentro una bolla.

Ci fa credere e sperare che l’amicizia è amore nella forma più pura e che esistono ancora compagne pronte a prenderci per mano, coccolarci, capirci e intrecciare con noi nuovi canti di resistenza.

“La forza non è essere forti, ma capire quando non puoi esserlo.

Proteggersi più che sfidarsi.”

La scrittura è nitida con infinite tonalità stilistiche.

Ci sono tutte le coordinate di un romanzo avventuroso, affascinante, malinconico e ricco di promesse.

“Il verdetto” Valeria Parrella La Nave di Teseo

 

Si respira poesia in ogni frase di “Il verdetto”, pubblicato da La Nave di Teseo nella Collana “Gli squali”.

Ci si abbandona ad una scrittura che fa vivere i personaggi, li libera da ogni impaccio letterario rigoroso.

È la creatività che penetra nella tragedia greca, la reinterpretazione che si fa presente.

Clitennestra e il suo amore assoluto, senza riserve.

“Ero ancora una ragazzetta borghese, ragionavo con la mente degli altri, della mia famiglia, di mia madre.

Poi piano piano cominciai a capire che tutto ‘sto teatro mi piaceva”.

Donna bambina che si affida e si fida, che impara a non farsi domande, ad accettare i segreti del suo Agamennone.

Boss nella città dai mille volti, dominatore e mai dominato, padrone del quartiere, figlio di una cultura che non fa sconti.

Valeria Parrella sceglie per la sua protagonista il monologo che non cerca assoluzione.

La sua è storia che non vuole consensi e comprensione.

Pretende l’ascolto perchè solo attraverso le parole si può capire la scelta che nasce da una profonda sofferenza.

Da femmina si trasforma in figura mitologica, acquisendo consapevolezza e nell’atto disperato non c’è solo rabbia.

Si raggrumano insieme i silenzi, le attese, il dolore per la perdita di Ifigenia, la sconfitta per non aver saputo ribellarsi.

“L’amore per un uomo è dipendenza, è quello che da sola non sei abbastanza, e chiunque abbia un pò di buon senso, un poco di carattere e un istinto di sopravvivenza, sa che questa cosa si sconfigge solo con la morte.”

L’omicidio si tinge di significati emblematici e nel sangue non si chiude il cerchio.

L’autrice conosce la sua Napoli, i vicoli, le discrepanze, i vizi e quella luce che continua ad illuminarla.

La luce dei tanti che non si arrenderanno mai e lotteranno per una legalità negata.

Agenda Letteraria del 20 aprile 2020

 

“Lo sapete, signori della corte, cos’è un letto vuoto?

Quale la sua forma e la sua temperatura?

Un letto vuoto ha la forma di un pugno chiuso, di denti stretti per non piangere, un letto che si stenta ad abbandonare, in cui ci si avvolge senza trovare pace, in cui ci si copre senza trovare calore.

Il letto vuoto è la tomba che la donna può trovare in vita.”

“Il verdetto”  Valeria Parrella La Nave di Teseo