“Però l’estate non è tutto” Valerio Valentini La Nave di Teseo

 

Una scrittura levigata e purificata dai detriti della casualità.

Fonemi che si coniugano in una perfetta sincronia.

Raffinati voli della psiche costruiti con la versatilità dello studioso dell’animo.

“Però l’estate non è tutto”, pubblicato da La Nave di Teseo, sorprende per lo stile snello, per la trama fitta che si sviluppa su linee parallele.

L’amore di Vittorio e Silvia, compagni di scuola, è l’apice di una comunione di corpi che ci cercano, si scoprono, inventano linguaggi nuovi.

La purezza di una educazione sentimentale dove ognuno sperimenta il suo limite, prova ad infrangere le barriere del pudore.

Voce narrante maschile con tonalità insolite, che ci offre il paesaggio interiore prima del ragazzino, poi dell’adulto.

“Quello che mi sorprende, quando ripenso a quel periodo, è l’inspiegabile assenza d’inquietudine, dell’attesa del momento esatto in cui le cose avrebbero potuto prendere una piega diversa: un gesto, il sussulto che rendesse ormai insostenibile l’ostinazione nel pensarci amici.

Resisteva una serena noncuranza nel vivere quella complicità indefinita.”

I primi gesti timidi, le carezze, gli odori e le tante sfumature della passione.

“Provai il piacere indefinito di accanirmi contro i residui di un me stesso che ormai odiavo.”

Le lotte studentesche, il bisogno di essere protagonisti, il coraggio e i timori.

Sullo sfondo L’aquila e il tempo infinito prima delle scosse che distrussero la città.

Valerio Valentini ripercorre quei giorni, rivive il terrore, gli attimi in cui tutto si dissolve.

Il ritmo narrativo cambia registro, si fa insistente, invasivo.

È l’urlo di denuncia, la rabbia per l’assenza delle istituzioni.

È la fine di un tempo magico, la necessaria corsa verso la maturità.

Nel finale carico di tensione sembra che il terremoto non sia solo evento da narrare.

È metafora di macerie che restano a ricordare gli errori, le frasi non dette, gli ultimi tragici abbracci.

I tanti disegni simbolici tracciano quelle schegge che vorremmo annullare.

Dolorose, taglienti raccontano chi siamo senza infingimenti.

Una storia potente e bellissima che sa mettere in discussione le nostre ipocrisie, la voglia di oblio.

Da leggere ripensando ad una ricostruzione che tarda ad arrivare, alle vittime e ai tanti che ancora credono nella redenzione.