“Penelope alla peste” Veronica Passeri Castelvecchi Editore

“Penelope alla peste”, pubblicato da Castelvecchi Editore, raccoglie le storie di 14 donne durante la pandemia.

Ognuna ricama il suo racconto, lo rende prezioso offrendo una narrazione molto onesta.

“Le persone sono abituate a vedere la guerra, i terremoti, lo tsunami in televisione, sono abituate alla spettacolarizzazione dei disastri.

Ma poi basta spegnere la tv e non esiste più niente.”

Nelle riflessioni di Barbara si sottolinea la dicotomia tra realtà e finzione, l’incapacità di comprendere che il virus era entrato nelle nostre città.

La difficoltà della didattica a distanza, la paura di non rivedere i nonni, la concitazione nei reparti covid, il bisogno di “raccontare per alleggerire il carico” sono segni di uno stravolgimento totale.

Le certezze sono state sostituite dallo spaesamento, il tempo si è allungato mostrando le conflittualità familiari.

“La guerra aveva la sua galleria di figure e i suoi colori.

Questo virus, invece, non si vede.

Si sa che aleggia nell’aria e che ci ha strappato alle nostre vite.

È un nemico subdolo.”

È la distanza, l’isolamento, l’assenza di abbracci a rendere surreale l’atmosfera mentre le sirene spaccano il cuore.

Veronica Passeri scrive un testo empatico ed ha la capacità di trasformare un’analisi sociologica in una rappresentazione teatrale.

Siamo noi i protagonisti, ci muoviamo tra le parole cercando il segno di una speranza.

La testimonianza dell’ostetrica Cinzia, i sogni della giovane Andrea, la competenza di Sara nel dedicarsi agli ultimi: tracce di un’umanità che non si lascia piegare dalla paura del contagio.

Un collage da leggere per attraversare il buio e provare a trovare la forza per andare avanti.