“Thérese e Isabelle” Violette Leduc Neri Pozza

“Il mio cuore batteva troppo forte mentre volevo ascoltare quel sigillo di dolcezza nuova.”

Thérese e Isabelle” e l’adolescenza che sboccia senza veli.

Un inabissarsi di corpi che si cercano.

“Ci eravamo spogliate della famiglia, del mondo, del tempo, della ragionevolezza.

Volevo che Isabelle, stretta nel mio cuore spalancato, ci entrasse dentro.”

La scrittura di Violette Leduc è una corsa sfrenata, passione e tormento, urlo e sospiro.

Carne che diventa carezza, esplosione di un piacere che sconfina nella trasgressione.

Frantumazione del pudore, conoscenza del sè attraverso l’altra.

Raggiungimento del “paese delle meteore, dei cataclismi, delle catastrofi, delle devastazioni.”

Bisogno di liberarsi dalle catene di un collegio che vuole trasformare in pura immagine la donna.

Rifiuto di una madre che ha tradito, spazio finalmente inedito di un affetto che trascina nell’abisso delle sensazioni.

Necessità di affollare le praterie di sogni sbiaditi.

Mani che penetrano, strappano, offrono.

Occhi che trfiggono la menzogna di una normalità che altri hanno sancito.

“Ci tenevamo in equilibrio sul petalo di una rosa selvatica.”

Poesia che entra nella pagina, addolcisce la vertigine.

Cerca riflessi di una nuova nascita.

Il romanzo, finalmente pubblicato nella sua interezza grazie a Neri Pozza, è testimonianza di un percorso personale e culturale di rottura.

È manifesto di un amore omosessuale che non si lascia ossessionare dal pregiudizio.

Mi piace ricordare le parole di Simone de Beauvoir:

“L’erotismo in Violette Leduc, non diventa mistero né si ingombra di complicazioni; tuttavia è la chiave privilegiata del mondo.”

Un libro che mostra armonie e disarmonie, si nutre di visioni, si illumina con i colori dell’alba.

Restituisce al lettore l’accecante bagliore di un’emozione, il superamento del proibito, la conquista di una dimensione intima, spericolata e a volte dolorosa.