“Black Tulips” Vitaliano Trevisan Einaudi Stile Libero

 

“E vivere o scrivere, che poi, per chi scrive, è lo stesso, è nella trasparenza che mi sono sempre tenuto in equilibrio.

No, non sempre; comunque.”

Cosa significa essere trasparenti?

Leggendo “Black Tulips”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, forte è la tentazione di interpretare ogni frase.

Il libro fu consegnato alla Casa Editrice come ultimo omaggio prima di uscire di scena.

Non credo di esagerare affermando che l’opera sia il tentativo di una riappropriazione del Sè frantumato.

Un donarsi senza veli per regalare a noi tutti un altro modo di percepisce il reale.

Di raccontare lo spaesamento di chi osserva il suo tempo da quella distanza che gli permette di cogliere falsità, perbenismo, vuoti luoghi comuni.

Cosa siamo diventati e perchè, quali substrati borghesi ci hanno plasmato, cosa è rimasto delle purezza dell’Uomo.

Questa è solo una delle vie da percorrere per entrare in sintonia con Vitaliano Trevisan.

La lucidità delle osservazioni ci spiazza e ci costringe a vedere la nostra imperfezione morale, culturale, sociale.

Quell’informe cumulo di pregiudizi che impedisce la conoscenza.

Non è casuale il fatto che l’autore scelga di narrare il suo viaggio in Nigeria.

Lui, l’oyibo, l’uomo bianco, visibile agli occhi di tutti perchè diverso.

Diversità che vive anche in patria e che gli permette di essere “trasparente”.

Le trazzere di Lagos, le baraccopoli, le notti, i piatti tipici: un bisogno di penetrare una Cultura, di comprendere l’universo delle tante giovani che popolano le strade delle nostre metropoli offrendo il loro corpo.

La necessità di gridare con forza che da donne dobbiamo trattarle.

Non ci sono giudizi morali perché servirebbero solo ad innalzare muri, non ci sono storie patetiche perché non aiutano a edificare il rispetto.

Storie fluide che si uniscono insieme ad una filosofia esistenziale che disorienta e commuove.

“In definitiva, che io guardi in avanti o indietro, sono stato, resto, sarò e sarò stato un uomo privo di qualsiasi prospettiva.”

Il passato, il presente e quel futuro che sfugge, come una chimera lontana.

E il tempo che non procede in linea retta ma si spezza per poi ricomporsi in un ricordo d’infanzia.

E la solitudine quando le luci della città si spengono.

E la farsa dei premi letterari, la negazione di tutto ciò che è apparire.

I lavori precari, la difficoltà a “sentire con gli occhi”.

“Come è vero che il nostro corpo parla per noi, allo stesso modo esso ascolta per noi.

E prima o poi, che lo vogliamo o no, di tutto ciò che ha colto in nostra vece, esso ci presenta il conto.”

Colpisce il cambiamento brusco di stile, la velocità di alcune riflessioni, la necessità di offrire delle “avvertenze”, come se volesse indurci a seguirlo più spediti.

Scorci che sono fluorescenti, luminosi come stelle che riappaiono ogni sera.

Credo che questo sia il grande regalo: dimostrarci che la morte non spegne gli astri, che il cielo continua a brillare perché la letteratura è immortale.

Una lezione che non dimenticheremo, grazie di cuore!

“Works” Vitaliano Trevisan Einaudi Stile Libero

 

“Un uomo è responsabile di ciò che dice, non di quello che gli altri capiscono.

Ammesso che sappia quello che dice, cosa niente affatto scontata.

Vale anche per la scrittura.”

La scomparsa di Vitaliano Trevisan ha aperto una crepa nel cuore di coloro che lo avevano amato e apprezzato.

Fulminea è arrivata una domanda.

Quanto avevano compreso di questo artista eclettico, a quale solitudine lo avevamo relegato?

Leggere Works, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, a distanza di anni dalla prima edizione, significa provare a farsi perdonare.

Per non aver voluto cogliere la sua forza espressiva, prorompente, disubbidiente a canoni previsti, lucida e tagliente.

Tragica nella capacità di narrare il presente e il suo dissolversi.

Autentica nell’analisi di una società che sta cambiando pelle.

Rivivere gli anni Settanta senza filtri attraverso una parola che sa farsi interpretare di un disagio nascente è esperienza che bisogna fare.

Si sente la frattura tra lavoro ed etica, tra politica e cultura.

L’uomo nella fragilità di sogni negati diventa schiavo di un sistema che lo vuole operativo e obnubilato.

Lo scrittore è stato vate inascoltato, e le sue parole oggi sono di una attualità travolgente.

Il Veneto tratteggiato con pennellate lunghe ritrae “i consumatori/figuranti”, i nuovi ricchi, il sottobosco di traffichini, imprenditori, politicanti.

La fabbrica nella sua disumanità, la follia di un’edilizia che non rispetta nessuna regola urbanistica, il miracolo italiano che segue “l’insorgere degli appetiti del momento, accompagnato dal consueto rumore di fondo di mandibole che masticano e rimasticano il territorio senza fermarsi mai”.

Si ha la sensazione di assistere al teatro dell’assurdo ma scavando attentamente ci si accorge che ogni frase ha una sua collocazione temporale.

Lo sguardo di antropologo in alcuni tratti lascia il posto all’urlo di un’anima in bilico.

E quel vuoto lo viviamo, lo sentiamo, lo sperimentiamo, lo conosciamo.

“Le mie pause sono i miei crolli e/o viceversa.”

Un saggio, una rivisitazione introspettiva, un viaggio nell’universo giovanile, una confessione: le pagine scorrono veloci ed è difficile interrompere la lettura.

Si è ammaliati dal ritmo incostante, dalle pause, dalle forme narrative differenti.

Dal diario alla psicologia delle relazioni, dalla famiglia disfunzionale alle pause della mente.

Niente viene taciuto in un flusso di coscienza senza perdere mai di vista il sociale.

“Cosa non si farebbe pur di togliersi da una pagina bianca!”

L’ansia dovuta ad un perfezionismo che nasce dal rispetto del linguaggio.

Ricorre spesso questa urgenza di scegliere il fonema esatto, di differenziare maschile e femminile.

“Dove tutto ebbe inizio” dovrebbe essere un finale, lo immagino come uno spazio aperto, a dimensione d’uomo dove si è liberi di scegliere.

Sono certa che l’autore sia finalmente a casa, luogo agognato e mai raggiunto.

Veglia e sorride osservando questo pazzo mondo e le sue rovine.

Ha fatto la sua parte e finalmente è in pace.