“Will del mulino” Robert Louis Stevenson Adelphi Edizioni

“Will del mulino, pubblicato da Adelphi Edizioni nella Collana “Microgrammi” è la metafora dei cambiamenti che subisce l’animo.

Mutazioni alle quali spesso non diamo peso, convinti che sia il destino a governare i nostri destini.

Robert Louis Stevenson ci mostra quanto dietro ad ogni bivio, prima di arrivare alla scelta definitiva, ci sia una ritrosia, un trauma subito, un ricordo che ci condizionano.

Conosciamo Will bambino e con lui siamo incantati dalla solennità del paesaggio.

“Lo sguardo spaziava sull’ampia pianura, dove il fiume, scintillante come il sole, formava un’ansa e muoveva di città nel suo viaggio verso il mare.”

La pianura è rappresentazione del desiderio di esplorazione non solo geografico.

La mente immagina un Altrove che da sempre è stato attrazione.

“La divina inquietudine, l’antica pungente trepidazione dell’umanità che porta alle conquiste più alte e ai fallimenti più miserandi, la stessa che ha dispiegato le ali con Icaro, la stessa che ha mandato Colombo nella desolazione dell’Atlantico.”

Quali eventi porteranno il nostro protagonista a raggiungere un sopore, lo spegnimento della curiosità?

L’incontro con la giovane che risveglia in lui la passione sviluppa un raffinatissimo percorso psicologico.

È come se l’amore fosse un limite alla conoscenza, alla relazione.

O forse è semplicemente inciampo, porta che sbarrata impedisce di vivere in in tempo irreale.

La scrittura è un inno alla bellezza del Creato, è lo stupore di fronte al mare, “innocente come un bambino”, è la voce del vento che trascina con sè verso valle il rumore sgradevole di “una guerra rovinosa”.

L’alba ha le sfumature dell’infanzia mentre “una calma artificiale” si espande come olio bollente trasformando il mormorio del cuore in un deserto immobile.

L’ultima scena raggiunge il climax più coinvolgente.

È il dialogo antico che da sempre accompagna l’umanità, è il risveglio e la speranza di un viaggio che non avrà mai fine.